La Commissione europea invita gli Stati membri a muoversi subito e in modo coordinato per preparare il prossimo inverno, nel timore che la volatilità dei mercati energetici innescata dal conflitto in Medio Oriente possa complicare il riempimento degli stoccaggi di gas in vista della stagione di riscaldamento.

In una nota, Bruxelles pur sottolineando che la sicurezza dell’approvvigionamento dell’Unione resta protetta, chiede alle capitali di non aspettare e di avviare quanto prima la stagione delle iniezioni, così da distribuire gli acquisti su un periodo più lungo e ridurre il rischio di nuove tensioni sui prezzi.

Il conflitto iniziato lo scorso 28 febbraio con raid aerei contro l’Iran condotti da Stati Uniti e Israele ha aperto una escalation senza precedenti nella regione, spingendo Teheran a lanciare attacchi contro le infrastrutture energetiche dei Paesi del Golfo e a bloccare di fatto lo Stretto di Hormuz da cui passa circa il 20% delle forniture globali di petrolio e circa il 21% del gas naturale liquefatto (GNL). La chiusura ha fatto schizzare il prezzo del petrolio quotato sul benchmark Brent da circa 60 euro a oltre 100 euro al barile in pochi giorni. I prezzi del gas naturale in Europa sono aumentati del 60% dall’inizio del conflitto. L’aumento dei prezzi della benzina e del diesel presso le stazioni di servizio europee è stato notevole, con prezzi che in Germania hanno superato i 2 euro al litro. Gli aumenti più consistenti si sono registrati per il gasolio. Diversi Paesi, come l’Italia, hanno superato i 2 euro al litro, con incrementi percentuali che vanno da quasi il 17,5% in Portogallo al 34,3% in Spagna.

In una comunicazione indirizzata ai ministri dell’Energia dei Ventisette, il commissario europeo all’Energia e all’Housing, Dan Jørgensen, evidenzia che l’UE si trova oggi in una posizione più solida rispetto al 2022, grazie alle scelte politiche comuni adottate negli ultimi anni, agli sforzi coordinati di diversificazione delle forniture e all’accelerazione delle fonti energetiche prodotte in Europa.

“Siamo molto meglio preparati rispetto al 2022 grazie a scelte politiche collettive, agli sforzi coordinati di diversificazione e alla più rapida diffusione dell’energia prodotta in casa”, afferma il commissario, avvertendo però che “la nostra esposizione alla volatilità dei mercati globali è evidente” e che per questo occorre agire già ora sulla preparazione al prossimo inverno “in modo coordinato”.

Secondo Bruxelles, la situazione rimane per il momento sotto controllo anche perché la dipendenza europea dalle importazioni provenienti dalla regione coinvolta nel conflitto è limitata e perché diversi carichi di GNL hanno attraversato lo Stretto di Hormuz prima dello scoppio della crisi.

Tuttavia, la Commissione ritiene che questo margine di sicurezza non debba tradursi in inerzia. Al contrario, l’esecutivo europeo insiste sulla necessità di pianificare per tempo il riempimento degli stoccaggi, adattandosi alle condizioni di mercato e utilizzando le flessibilità già previste dal quadro normativo europeo.

Jørgensen sottolinea inoltre che anticipare il più possibile l’avvio delle iniezioni consentirebbe di beneficiare di una finestra temporale più lunga e di modulare gli acquisti in funzione dell’andamento del mercato. “Avviare le iniezioni negli stoccaggi il prima possibile consentirebbe di beneficiare di un periodo di riempimento più lungo e di adattarsi alle condizioni di mercato, attenuando la pressione sui prezzi ed evitando una corsa di fine estate”, osserva il commissario, aggiungendo che “in questi tempi difficili è fondamentale fare tutto il possibile per proteggere i nostri cittadini e le nostre imprese”.

Nel messaggio inviato ai ministri, il responsabile europeo per l’Energia ricorda anche che il regolamento UE sugli stoccaggi gas offre agli Stati membri un margine di manovra più ampio nel raggiungimento dei target di riempimento.

Questa flessibilità, osserva la Commissione, permette di reagire più rapidamente a condizioni di mercato mutevoli e include, in determinate circostanze, la possibilità di ridurre l’obiettivo di riempimento o di raggiungerlo in un arco di tempo più lungo. Uno strumento che, nelle intenzioni di Bruxelles, dovrebbe aiutare a contenere la domanda nei momenti di maggiore tensione dell’offerta e ad alleggerire le pressioni sui prezzi del gas in Europa.

I consigli dell’Agenzia internazionale dell’energia

Il comunicato dell’UE giunge pochi giorni dopo il nuovo rapporto presentato dall’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) dove ha indicato una serie di consigli per i governi per risparmiare energia. Dopo aver già deciso il rilascio record di 400 milioni di barili dalle riserve di emergenza, l’Agenzia chiede anche interventi immediati sulla domanda per contenere l’impatto su consumatori ed economie.

Nel rapporto, l’IEA indica dieci misure rapide che coinvolgono governi, imprese e famiglie: più smart working, limiti di velocità ridotti, maggiore uso del trasporto pubblico e del car sharing, meno voli dove esistono alternative, uso più selettivo del GPL e maggiore flessibilità industriale nelle materie prime. Il focus è soprattutto sul trasporto su strada, che rappresenta circa il 45% della domanda mondiale di petrolio, ma le indicazioni riguardano anche aviazione, cottura dei cibi e industria.

Secondo il direttore esecutivo Fatih Birol, la guerra ha provocato “la più grande interruzione delle forniture nella storia del mercato petrolifero globale” e, senza una rapida soluzione, le conseguenze economiche ed energetiche rischiano di aggravarsi. L’Agenzia precisa che queste misure non possono sostituire il ripristino dei normali flussi energetici, ma possono ridurre i costi per i consumatori, allentare la tensione sui mercati e preservare i carburanti per gli usi essenziali.

Lunedi mattina, il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia (IEA), Fatih Birol, ha lanciato un severo avvertimento, osservano che “l’economia globale si trova oggi ad affrontare una minaccia gravissima e spero vivamente che questo problema venga risolto al più presto”.

Pronunciando un discorso al National Press Club australiano, Birol ha affermato che “nessun Paese sarà immune agli effetti di questa crisi se continuerà ad andare in questa direzione. Pertanto, è necessario uno sforzo globale”. Nella sua analisi, Birol ha avvertito come il mondo si trovi ad affrontare “due crisi petrolifere e un crollo del gas messi insieme”, osservando come siano persistenti le conseguenze dell’invasione russa dell’Ucraina. “La soluzione più importante a questo problema è l’apertura dello Stretto di Hormuz”, ha aggiunto.

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