Il premier spagnolo, Pedro Sanchez, ha chiesto ai colleghi dei Paesi europei di prendere una posizione chiara contro la guerra in Iran al Consiglio europeo che si tiene oggi a Bruxelles. Sanchez è stato uno dei pochi leader europei a opporsi fin dall’inizio alla guerra contro l’Iran lanciata da Stati Uniti e Israele con l’operazione di bombardamenti iniziata lo scorso 28 febbraio e che sta vedendo come “campo di battaglia” anzitutto i Paesi del Golfo, colpiti dai raid di rappresaglia iraniana.
Secondo quanto riferito dalle agenzie di stampa che citano fonti del Palazzo della Moncloa, il premier spagnolo terrà un discorso molto incisivo a porte chiuse con i leader europei e delle istituzioni UE. In base a quanto riporta l’agenzia di stampa Asca, Sanchez avrebbe pianificato di mettere in evidenza tre principali motivi per fermare la guerra: il numero di vittime, il pericolo della violazione del diritto internazionale e l’aumento esorbitante dei costi dell’energia.
“L’Europa si basa su multilateralismo, diritto internazionale, pace. Dal primo minuto abbiamo condannato la guerra in Iran, abbiamo detto che la guerra è illegale”, ha affermato Sanchez parlando al suo arrivo al Consiglio europeo. Il premier spagnolo ha sottolineato che l’UE deve “essere impegnata in una soluzione diplomatica, in una de-escalation di questa guerra in Iran e in tutto il Medio Oriente.
“Credo fermamente che questa guerra sia interconnessa con il resto delle guerre a cui abbiamo assistito negli ultimi anni per quanto riguarda Gaza, anche la Cisgiordania, e naturalmente ciò che sta accadendo in Libano. Ed è per questo che penso sia molto importante sostenere questi principi, essere impegnati ed essere uniti”, ha aggiunto.
Il Consiglio europeo si presenta come uno dei vertici più complessi degli ultimi tempi, con una bozza di conclusioni molto ampia e un’agenda ancora aperta, nonostante l’obiettivo di António Costa resti quello di chiudere i lavori in un solo giorno. In sostanza, il summit ruota attorno a tre dossier principali: energia e competitività, Ucraina con il pacchetto di prestiti, e Medio Oriente.
Il nodo più delicato è però quello energetico, ormai strettamente legato all’escalation nel Golfo Persico. Si tratta del primo vertice dopo l’aggravarsi della crisi e cresce la pressione sui leader perché trovino strumenti per contenere i prezzi dell’energia. Secondo diplomatici e funzionari europei, è il dossier più difficile sul tavolo e quello con le implicazioni potenzialmente più durature per la politica dell’Unione.
Il clima ricorda per certi versi la crisi energetica del 2022, anche se a Bruxelles si sottolinea che l’Europa oggi è più preparata grazie alla diversificazione delle forniture. Resta però un problema politico di fondo: esiste una preoccupazione condivisa, ma non ancora una risposta comune.
Uno dei temi che sta fortemente dividendo i Paesi europei è relativo alla riforma del Sistema di scambio di quote di emissione (ETS). Dieci governi, tra cui l’Italia e la Polonia (ma non Germania e Francia), hanno esortato la Commissione a rivedere il sistema ETS per allentare la pressione sui prezzi dell’energia elettrica, con la premier Giorgia Meloni tra le più agguerrite contro il meccanismo, tanto da chiederne la sospensione totale.
Sull’altro fronte vi è invece una coalizione di otto Paesi, tra cui la Spagna, secondo cui la riapertura del sistema ETS rischia di far deragliare la transizione energetica e di indebolire gli sforzi per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, soprattutto in momento in cui i rivolgimenti geopolitici stanno mostrando tutti i limiti di politiche energetiche ancora basate sul gas e il petrolio.
“Ci sono governi in UE che stanno utilizzando questa crisi energetica per cercare di indebolire la politica climatica”, ha affermato Sanchez, sottolineando che su questo aspetto “la Spagna può dimostrare che le rinnovabili stanno permettendo si soffrire un minor impatto della guerra”.
Sempre più Paesi favorevoli alla posizione spagnola
Contestata in un primo tempo la posizione di Sanchez contro il conflitto in Iran e le politiche portate avanti dall’amministrazione statunitense sta prendendo piede anche tra gli altri leader UE, compresi i vertici a Bruxelles. Come sottolineato in un’intervista rilasciata a Politico, dal ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares, “finalmente l’Europa si sta ribellando, come ha fatto la Spagna fin dall’inizio”.
La posizione ferma mantenuta da Madrid sull’illegalità dell’operazione condotta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran si è dovuta confrontare con le posizioni più caute e ambigue da parte di altre capitali europee, tra cui Italia e Germania, che timorose della reazione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, hanno preso solamente negli ultimi giorni una posizione contraria o quantomeno critica dell’azione.
Anche la presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, ha espresso inizialmente una posizione favorevole al cambio di regime e di non opposizione alla guerra scatenata da Stati Uniti e Iran. Tuttavia, sia l’Alta rappresentante per gli Affari esteri, Kaja Kallas, che il presidente del Consiglio europeo, hanno più volte affermato l’illegalità dell’azione statunitense e israeliana, ribadendo anche giovedì al suo arrivo al Consiglio europeo che “non c’è una base di diritto internazionale per la guerra in Iran”, ricordando che l’uso della forza è previsto nel caso dell’autodifesa e di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.
Nell’intervista a Politico, il ministro degli Esteri spagnolo ha tracciato un collegamento tra l’attacco non autorizzato all’Iran e l’invasione russa dell’Ucraina, nonché tra l’intervento di Washington in Venezuela e il desiderio di Trump di annettere la Groenlandia. “Gli obiettivi di politica estera non possono mai essere imposti con la guerra”, ha affermato, e ignorare l’ordine globale basato sulle regole “porterà solo al caos”.
Ha affermato che il cambiamento di posizione pubblico da parte dei Paesi e dei vertici UE ha dimostrato che Madrid non era mai stata “sola” nel condannare la guerra, ma era semplicemente stata “la prima, aprendo la strada affinché gli altri potessero seguirla”.
[a cura di Simone Cantarini]

