Un esponente di primo piano del partito al potere in Serbia ha avvertito che una presunta alleanza militare tra Croazia, Kosovo e Albania sarebbe “direttamente rivolta” contro la Serbia e potrebbe in futuro includere anche la Bulgaria, alimentando una narrativa utilizzata a Belgrado per giustificare il continuo rafforzamento militare.

Vladimir Đukanović, membro della dirigenza del Partito Progressista Serbo (SNS), ha affermato che la cooperazione tra Zagabria, Pristina e Tirana rappresenta una minaccia diretta per la Serbia e ha suggerito che Sofia potrebbe aderire all’iniziativa, a seconda degli sviluppi politici futuri in Bulgaria, “con le sue ambizioni verso la Macedonia del Nord e la Serbia sud-orientale”.

Secondo il politico serbo, gli sviluppi nella regione indicano un aumento delle tensioni che potrebbe alla fine sfociare in un’escalation. “Da tutto ciò che si prevede, e da quanto si può già chiaramente vedere nel comportamento dei nostri vicini, a un certo punto scoppierà un conflitto nei Balcani”, ha detto.

Đukanović ha rilasciato queste dichiarazioni in un editoriale pubblicato sul quotidiano serbo Politika, generalmente considerato vicino al governo. All’interno del Partito Progressista Serbo, è spesso visto come un portavoce informale della corrente più intransigente, e i suoi scritti vengono talvolta interpretati dagli osservatori come segnali della direzione che la narrativa ufficiale di Belgrado potrebbe assumere nei prossimi mesi.

Nell’articolo, ha sostenuto che la natura della presunta alleanza fosse “chiara come la luce del giorno” e ha collegato la questione alle più ampie tensioni geopolitiche tra Russia e Unione europea.

“Quando si verificherà uno scontro militare aperto tra Russia e Unione europea – ed è del tutto chiaro che tale scontro avverrà inevitabilmente – la Serbia sarà attaccata da questa alleanza e la guerra diventerà inevitabile”, ha scritto Đukanović.

Ha inoltre difeso la politica del presidente serbo Aleksandar Vučić di rafforzare le forze armate del Paese, sostenendo che i consistenti investimenti nella modernizzazione militare siano essenziali per la sicurezza nazionale.

“Ecco perché il principio di Vučić di armarci fino ai denti e di investire risorse significative nella modernizzazione dell’esercito è una necessità vitale per noi”, ha affermato, aggiungendo di “non voler spaventare nessuno”, ma semplicemente affrontare la realtà.

“I guanti sono tolti e la nostra possibilità di preservare la pace si misura da quanto siamo preparati a un conflitto serio”, ha proseguito Đukanović. “Più siamo preparati, maggiore è la possibilità di dissuadere qualsiasi potenziale aggressore dall’attaccarci”.

Belgrado ha sempre più spesso interpretato le iniziative di cooperazione nella difesa a livello regionale come potenziali minacce per la Serbia, in particolare quando coinvolgono Paesi con cui esistono dispute politiche irrisolte, come il Kosovo.

Tuttavia, la cooperazione citata dalle autorità serbe deriva da una dichiarazione firmata da Croazia, Albania e Kosovo a Tirana il 18 marzo 2025. Il documento ha istituito un quadro di cooperazione trilaterale in materia di difesa e sicurezza, ma non costituisce un’alleanza militare formale.

La dichiarazione, firmata dai ministri della Difesa dei tre Paesi, mira a rafforzare le capacità difensive attraverso cooperazione e coordinamento, migliorare la risposta alle minacce alla sicurezza regionale e sostenere lo sviluppo delle industrie della difesa e di tecnologie congiunte.

Include inoltre disposizioni per esercitazioni militari congiunte, scambi di esperienze, formazione ed educazione del personale, nonché iniziative per migliorare l’interoperabilità tra le forze armate.

I partner si sono anche impegnati a cooperare nell’affrontare minacce ibride, tra cui lo scambio di informazioni su attacchi informatici, disinformazione e altri rischi per la sicurezza, oltre al coordinamento nella risposta a crisi non militari che potrebbero influire sulla stabilità regionale.

La dichiarazione esprime inoltre sostegno a una più stretta integrazione con le istituzioni euro-atlantiche, inclusa la NATO, e appoggia la partecipazione del Kosovo a programmi come il Partenariato per la Pace, al fine di rafforzare i suoi legami con l’Alleanza.

Le autorità bulgare hanno più volte dichiarato che il Paese non intende partecipare ad alleanze militari al di fuori della NATO.

Gli analisti osservano che Belgrado ha ripetutamente presentato la cooperazione regionale tra Stati vicini come una possibile coalizione anti-serba. Il presidente serbo Aleksandar Vučić ha in precedenza accusato Croazia, Albania, Kosovo e Bulgaria di tentare di creare una simile alleanza e, in alcune dichiarazioni, ha menzionato anche la Slovenia.

Per i critici, questa narrativa contribuisce a giustificare i piani della Serbia di costruire quello che Vučić ha definito “l’esercito più forte e tecnologicamente avanzato della sua storia”. Negli ultimi anni il Paese ha aumentato significativamente la spesa per la difesa e investito in nuovi sistemi d’arma.

Allo stesso tempo, le accuse secondo cui gli Stati vicini starebbero formando un blocco militare ostile sono state ampiamente respinte da osservatori regionali, secondo i quali le iniziative citate da Belgrado sono principalmente quadri di cooperazione diplomatica, economica e di sicurezza legati alle strutture dell’Unione europea e della NATO, piuttosto che progetti militari anti-serbi.

Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.

The using Party credits the source Party prominently (EUAlive)

, , , , , , , ,
Per approfondire
Latest Posts from Focus Europe

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *