Un gruppo di federaliste e federalisti europei si è radunato nella mattinata di oggi in piazza Montecitorio, a Roma, per un presidio volto a esercitare pressione sul Parlamento e, soprattutto, sul governo italiano, con la premier Giorgia Meloni che da domani, 18 dicembre, parteciperà al Consiglio europeo a Bruxelles.
La riunione che attende i leader dei Paesi membri dell’Unione europea sarà di particolare importanza sia per il futuro dell’Ucraina sia per una serie di dossier di politica commerciale internazionale, come quelli relativi agli accordi con il Mercosur e con l’India.
Il vertice potrà però rappresentare anche un’occasione per definire il ruolo dell’Europa nel mondo. Proprio su questo aspetto si sono fatti sentire i federalisti, preoccupati dalle prospettive di divisione del continente evocate dalla National Security Strategy (NSS) statunitense.
“Non possiamo permetterci una disgregazione dell’Europa”, ha dichiarato Amanda Ribichini, segretaria generale della Gioventù Federalista Europea (GFE), a Euractiv Italia. “Il governo deve assumere una posizione chiara a favore di un rafforzamento dell’Unione europea, che può avvenire solo attraverso riforme in senso federale”.
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Il presidio, animato dalle bandiere dell’Unione europea e da quelle verdi dell’Europa federale, ha esposto cartelli con gli slogan “L’Italia scelga l’Europa unita”, “Unirsi o soccombere” e “Una voce, un ruolo, una difesa”. Proprio sul tema della difesa europea i federalisti hanno avviato un confronto con diversi esponenti politici che si sono avvicinati alla manifestazione.
Tra questi, la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, il senatore dem Filippo Sensi, il presidente di +Europa Matteo Hallissey e il segretario Riccardo Magi, il senatore di Azione Marco Lombardo e il rappresentante di Italia Viva Luca Di Egidio.
Tutti hanno sottolineato l’urgenza di superare il diritto di veto affinché l’Europa possa dirsi realmente protagonista nello scenario politico internazionale, prendendo le distanze dalla posizione espressa dalla premier Meloni nel suo intervento in Senato precedente al Consiglio europeo di ottobre.
La premier aveva allora escluso la possibilità di negoziare su questo punto in nome dell’interesse nazionale. Tale posizione è giudicata ambigua dai federalisti, che hanno ribadito come, per dotarsi di una reale capacità di azione, anche in nome degli Stati membri, l’Unione debba rafforzarsi “sul piano politico, democratico e istituzionale”.
“Il presidio è riuscito bene”, ha aggiunto Ribichini, esprimendo una valutazione positiva sull’ascolto dimostrato dai rappresentanti politici. “Saremmo chiaramente delusi se una maggiore integrazione europea non venisse messa sul tavolo in questo Consiglio europeo e si continuasse a mantenere lo status quo”.
In qualunque modo si concluderà il vertice di Bruxelles, i federalisti “continueranno a spingere sull’integrazione”, promette in conclusione la segretaria della GFE. “Ogni nostra azione guarda al futuro, e senza un’unione politica dell’Europa il futuro sarà un continente alla mercé delle grandi potenze mondiali”.

