Polonia e Repubblica Ceca vogliono opporsi insieme al sistema ETS2 e, più in generale, alla politica climatica dell’Unione europea. Lo hanno annunciato i rispettivi premier – Donald Tusk e Andrej Babiš – durante un incontro a Varsavia, in cui hanno anche detto che cercheranno di convincere altri Paesi della regione a unirsi alla loro posizione.

L’ETS2 è il nuovo sistema europeo di scambio delle quote di emissione di CO2 che riguarderà, tra l’altro, i combustibili utilizzati nel trasporto stradale e per il riscaldamento degli edifici, con possibili conseguenze sull’aumento dei costi del riscaldamento e del carburante per i cittadini. Il sistema avrebbe dovuto entrare in vigore nel 2027, ma la sua introduzione è stata rinviata al 2028. Polonia e Repubblica Ceca chiedono ora un ulteriore rinvio.

“Penso che riusciremo a convincere altri Paesi della regione sulla questione dell’ETS e dell’ETS2. Le nostre economie non possono essere condannate a soffrire e a subire perdite”, ha dichiarato il primo ministro polacco. “Nessuno di noi mette in discussione la necessità di proteggere il clima, ma ciò non può avvenire a spese di coloro che sono partiti dalle condizioni più difficili”.

Tusk ha osservato che Polonia e Repubblica Ceca hanno avuto una storia di sviluppo economico diversa e una struttura energetica differente rispetto ai Paesi dell’Europa occidentale. A suo giudizio, le soluzioni europee dovrebbero tenere conto di queste differenze.

“Ognuno ha una struttura energetica diversa, ma tutti noi siamo partiti da condizioni molto più difficili rispetto ai Paesi dell’Europa occidentale. Di certo Repubblica Ceca e Polonia non saranno i Paesi che pagheranno il prezzo più alto per i costi legati alla protezione del clima”, ha dichiarato.

Tusk: non è il momento per certe invenzioni

Secondo Tusk, oggi l’Europa dovrebbe concentrarsi innanzitutto sulla sicurezza e sulla competitività, anziché introdurre misure che graverebbero ulteriormente sulle economie degli Stati membri.

“Non è il momento di fare economie, non è il momento per certe invenzioni. Mi scuso per questa formulazione così dura sull’ETS2, ma questo è il momento per una politica realistica”, ha dichiarato il primo ministro polacco.

Secondo Tusk, la politica europea deve tenere conto della situazione internazionale, compresa la minaccia rappresentata dalla Russia, l’aumento delle spese per la difesa e la necessità di mettere in sicurezza le frontiere.

“Abbiamo a che fare con una politica molto brutale e realistica a Mosca, a Pechino e a Washington. L’Europa non può continuare a fingere di essere ingenua. È una partita molto dura e dobbiamo essere in grado di spendere grandi somme per la nostra sicurezza e in molti altri ambiti”, ha affermato.

Babiš: l’ETS2 peggiorerà la vita dei nostri cittadini

Babiš ha annunciato che il suo governo difenderà gli interessi dell’economia ceca in sede europea e si opporrà alle soluzioni che potrebbero aumentare ulteriormente i costi dell’energia.

“Spiegheremo ai nostri colleghi nell’Unione europea che rifiutiamo sostanzialmente le quote di emissione ETS2, che non faranno altro che peggiorare la vita dei nostri cittadini”, ha dichiarato Babiš.

Ha sottolineato che le nuove misure potrebbero avere conseguenze negative, tra l’altro, per le raffinerie e le famiglie. “Non è una cosa positiva”, ha concluso.

Il primo ministro ceco ha sostenuto inoltre che il problema non riguarda soltanto il futuro ETS2, ma anche l’attuale sistema ETS. A suo giudizio, i costi delle quote di emissione di CO2 rappresentano già oggi un peso significativo per le imprese dell’Europa centrale.

Babiš ha ricordato che, secondo precedenti previsioni della Commissione europea, il prezzo delle quote avrebbe dovuto raggiungere 26,50 euro nel 2030, mentre – ha affermato – oggi arriva a circa 89 euro. “Tutto questo lo pagano le nostre imprese. E naturalmente ha un impatto negativo su di loro”, ha sostenuto.

Il premier ceco ha inoltre sottolineato le differenze tra i diversi Paesi europei. Ha citato l’esempio della Spagna, facendo riferimento alle sue condizioni naturali più favorevoli per la produzione di energia rinnovabile. “Non siamo in Spagna: non splende il sole, non c’è vento, loro hanno il mare; il nostro collega Pedro Sánchez ha l’elettricità a 26,50, noi no”, ha dichiarato, riferendosi al primo ministro spagnolo.

Secondo Babiš, la Commissione europea dovrebbe tenere maggiormente conto delle differenze tra le varie regioni dell’Unione. “È necessario che la Commissione europea capisca che siamo una regione diversa, che abbiamo imprese con un elevato fabbisogno energetico”, ha sottolineato.

A suo giudizio, una soluzione che potrebbe offrire rapidamente sollievo alle imprese sarebbe modificare le regole dell’ETS e rinviare l’entrata in vigore dell’ETS2. “Su questo siamo pienamente d’accordo [con Tusk]”, ha affermato.

Un fronte polacco-ceco nell’Unione?

I due premier hanno annunciato anche un coordinamento delle loro posizioni nei negoziati sul futuro bilancio dell’Unione europea. L’obiettivo comprende il mantenimento di un livello adeguato di finanziamento della politica di coesione e la difesa degli interessi dei Paesi dell’Europa centrale.

Babiš ha criticato le proposte relative alla nuova distribuzione dei fondi europei. Secondo lui, potrebbero ridurre la capacità di finanziare investimenti nei Paesi membri più piccoli. “Non ci piace, perché ci propongono quote inferiori nei diversi fondi per i Paesi più piccoli e quote maggiori per quelli più grandi”, ha dichiarato.

Il premier ceco ha inoltre richiamato l’attenzione sui privilegi di bilancio ancora esistenti per alcuni Paesi dell’Europa occidentale. “Loro hanno come argomento il fatto che pagano. Sì, ma voi avete sconti, riduzioni. Questa è ancora un’eredità di Margaret Thatcher. Ci sono ancora ingenti somme, ma noi diciamo loro: non è corretto, non è giusto”, ha sostenuto.

Tusk ha sottolineato, dal canto suo, che la politica di coesione non dovrebbe essere presentata come una forma di aiuto ai Paesi meno sviluppati. “Non è un aiuto per i nostri Paesi. Non abbiamo bisogno della benevolenza di nessuno. Noi, Repubblica Ceca e Polonia, stiamo crescendo molto bene”, ha dichiarato.

A suo giudizio, i fondi europei hanno permesso ai due Paesi di aumentare la propria competitività, sviluppare le infrastrutture e attirare investimenti. “La politica di coesione è, in realtà, una politica per aumentare la competitività delle nostre economie”, ha sottolineato.

Il primo ministro polacco ha inoltre messo in guardia dalle proposte di riduzione dell’intero bilancio dell’Unione. Ha osservato che, nell’attuale situazione geopolitica, l’Europa ha bisogno di maggiori risorse per la sicurezza, non di risparmi. “Non è il momento di ridurre il bilancio europeo”, ha sostenuto.

Elezioni negli USA: Tusk dà un consiglio a Trump

Ai premier di Repubblica Ceca e Polonia è stato inoltre chiesto di commentare il risultato delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. Il capo del governo ceco, noto per i suoi buoni rapporti con Donald Trump, ha commentato la questione in maniera piuttosto equilibrata.

“I risultati sono quelli che ci si poteva aspettare. I Democratici hanno ottenuto una grande vittoria e i Repubblicani hanno perso roccaforti come il Texas”, ha osservato Andrej Babiš.

Ha tuttavia aggiunto che, nonostante la perdita del controllo del Congresso da parte dei Repubblicani, “il presidente Trump dispone ancora di poteri molto ampi2 e ha espresso la speranza che ora si concentri sulla fine della guerra in Ucraina e sulla soluzione della situazione nello Stretto di Hormuz.

“Non mi aspetto un grande cambiamento, ma abbiamo bisogno che queste guerre finiscano, perché stanno avendo un forte impatto sulla nostra economia”, ha dichiarato.

Donald Tusk ha commentato la questione in maniera più pungente, parodiando lo stile del suo omologo americano. “Today democracy won in America. Democracy is amazing, really. I love democracy. It’s a really beautiful thing”, ha dichiarato rispondendo a una domanda posta in inglese.

Ha espresso la speranza che questo risultato “stabilizzi la situazione anche nella nostra regione”. Ha tuttavia consigliato al presidente americano di “non abusare del veto come metodo di esercizio del potere”.

Facendo riferimento alla propria esperienza con i presidenti polacchi Andrzej Duda e il suo successore Karol Nawrocki, ha affermato: “Dall’esperienza polacca posso dire che il veto è l’ultima cosa che può aiutare a condurre una buona politica”.

I legami di Babiš con la Polonia

Durante la conferenza stampa congiunta, Babiš, rivolgendosi a Donald Tusk, ha ricordato i suoi vecchi legami con la Polonia e le attività commerciali che aveva svolto nel Paese.

Il premier ceco ha menzionato, tra gli altri luoghi, Danzica, Świnoujście e Tarnobrzeg. Come ha raccontato, in passato si recava in Polonia per motivi di lavoro e i suoi rapporti con il Paese risalgono alla fine degli anni Settanta.

“Parlavo della tua città natale, Danzica, dove tra il 1979 e il 1981, credo, caricavo urea; a Świnoujście facevamo affari e andavo a Tarnobrzeg a comprare zolfo”, ha raccontato Babiš. Ha aggiunto che i suoi rapporti con il primo ministro polacco sono eccellenti e hanno una lunga storia.

“Sì, naturalmente ho ottimi rapporti con il primo ministro. Penso che siamo completamente d’accordo per quanto riguarda le nostre opinioni su ciò che sta accadendo nell’Unione europea”, ha concluso.

Foto di: La presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola e il premier polacco Donald Tusk [Daina Le Lardic – European Union 2024 – Source : EP]

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su Focus Europe Poland disponibile qui.

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