I giovani e il loro futuro devono essere al centro delle scelte politiche con le leggi che devono promuovere l’equità tra generazioni. È quanto sostiene il direttore scientifico dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), Enrico Giovannini, che oggi ha presentato a Roma il Rapporto 2026 di ASviS da cui emerge un arretramento dell’Italia su sei Obiettivi di sviluppo sostenibile, con il 58% dei traguardi al 2030 che appare irraggiungibile.

In un riferimento implicito alle mobilitazioni di migliaia di studenti avvenuta in queste settimane in tutta Italia, Giovannini ha dedicato particolare attenzione alla necessità di valutare le conseguenze delle decisioni politiche sulle giovani generazioni, richiamando la modifica degli articoli 9 e 41 della Costituzione, approvata nel 2022, e la successiva introduzione della Valutazione d’impatto generazionale (VIG), prevista dalla legge n. 167 del 2025 e promossa da ASvis.

L’ex ministro del governo Draghi ha sottolineato che l’obiettivo non deve limitarsi a impedire che le nuove norme danneggino i giovani, ma deve consistere nel miglioramento concreto delle loro condizioni future. “Si supera l’idea che bisogna fare una valutazione difensiva, cioè per non peggiorare”, ha spiegato, ricordando che la nuova normativa stabilisce che le leggi della Repubblica promuovano l’equità intergenerazionale, anche nell’interesse delle generazioni future.

Secondo Giovannini, questo principio potrebbe avere conseguenze anche sul piano giuridico. Qualora una norma non rispettasse il principio dell’equità intergenerazionale, ha osservato, potrebbe teoricamente essere contestata davanti a un giudice e arrivare eventualmente al vaglio della Corte costituzionale. Si tratta di una possibilità prospettata dal direttore scientifico dell’ASviS, non di un automatismo giuridico.

L’Alleanza propone inoltre di estendere questo approccio ai programmi dei partiti, che dovrebbero essere sottoposti a una valutazione preventiva del loro impatto sulle generazioni future. “Per questo diciamo a tutti i partiti che i loro programmi elettorali forse avrebbero bisogno di una VIG, cioè una valutazione ex ante, non solo le leggi, per essere sicuri che le loro proposte abbiano effetti in questa direzione”, ha affermato.

A sostegno di questa impostazione, Giovannini ha richiamato un’elaborazione realizzata dall’ASviS sui dati dell’Istat, secondo cui l’inflazione degli ultimi anni ha colpito maggiormente i giovani rispetto agli anziani. La valutazione d’impatto generazionale, ha concluso su questo tema, può diventare uno strumento per cambiare le politiche pubbliche, a condizione che non venga ridotta a un semplice adempimento tecnico.

Il futuro oltre il 2030 e le scelte della prossima legislatura

Il Rapporto di 280 pagine intitolato “Agenda per la prossima legislatura. E non solo”, guarda esplicitamente alle decisioni che l’Italia dovrà assumere nei prossimi anni. Nel suo intervento Giovannini ha ricordato che, a quattro anni dalla scadenza dell’Agenda 2030, è necessario cominciare a discutere anche degli impegni successivi. “C’è il futuro oltre il 2030”, ha sottolineato, precisando che questa prospettiva non deve diventare un pretesto per rinviare gli obiettivi già concordati. “Crediamo profondamente che la partita, per quanto veda una serie di obiettivi peggiorati o peggiorare, altri migliorare, non solo non è finita ma va ulteriormente combattuta”.

Le Nazioni Unite dovranno avviare nel 2027 la discussione sul quadro internazionale che seguirà l’Agenda 2030. Anche l’Unione europea sarà chiamata ad affrontare scelte strategiche, mentre l’Italia assumerà la presidenza semestrale del Consiglio dell’UE nella prima metà del 2028.

Per Giovannini, questo rende ancora più urgente l’elaborazione di programmi politici fondati su obiettivi misurabili e verificabili. “Cosa mi aspetterei dalla politica?”, ha domandato durante la presentazione. La risposta è stata un invito a utilizzare gli indicatori dell’Agenda 2030 per valutare concretamente le proposte dei partiti, verificando se siano in grado di avvicinare il Paese ai traguardi concordati.

Italia, progressi quasi fermi: il 58% degli obiettivi non sarà raggiunto

L’analisi presentata da Giovannini mostra un’Italia in forte ritardo nell’attuazione dell’Agenda 2030.

Tra il 2010 e il 2025, l’indice sintetico che misura complessivamente l’avanzamento rispetto ai 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile è passato da 100 a poco meno di 103, segnando un miglioramento molto contenuto nell’arco di quindici anni.

Il direttore scientifico dell’ASviS ha richiamato in particolare il rallentamento registrato negli ultimi due anni, nonostante gli effetti positivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza su alcuni investimenti, tra cui gli asili nido e le energie rinnovabili.

Nell’ultimo anno, sei dei 17 Obiettivi hanno registrato un peggioramento, mentre il 58% dei 38 traguardi quantitativi previsti dai documenti programmatici italiani ed europei appare non raggiungibile entro il 2030.

La situazione è particolarmente critica sul fronte della povertà, della gestione delle risorse idriche e della tutela degli ecosistemi terrestri.

Rispetto al 2010, il Paese registra un peggioramento complessivo in cinque ambiti: lotta alla povertà, acqua pulita e servizi igienico-sanitari, riduzione delle disuguaglianze, tutela degli ecosistemi terrestri e qualità delle istituzioni.

Il Rapporto evidenzia inoltre che, per la prima volta, sono stati esaminati 45 traguardi qualitativi, distinguendo la presenza delle norme dalla loro effettiva attuazione.

“Nei goal sociali bisognerebbe intervenire sia sul rafforzamento del quadro normativo, penso alla povertà, sia sulla policy. Nei goal economici e ambientali soprattutto è un problema di attuazione, non tanto di norme. Nei goal istituzionali abbiamo invece bisogno sia di rafforzare gli aspetti normativi che l’attuazione”, ha spiegato Giovannini.

Il problema, dunque, non riguarda soltanto l’approvazione di nuove leggi, ma anche l’effettiva capacità delle amministrazioni di trasformarle in risultati.

I dati nazionali approfonditi nel Rapporto mostrano come i ritardi dell’Italia si riflettano direttamente sulle condizioni di vita delle famiglie e dei giovani.

Secondo il focus dedicato ai 17 Obiettivi, nel 2024 la povertà assoluta ha interessato oltre 5,7 milioni di persone, pari al 9,8% della popolazione, tra cui quasi 1,3 milioni di minori. Il fenomeno continua a presentare una maggiore concentrazione nel Mezzogiorno e forti differenze tra le diverse fasce d’età.

L’ASviS evidenzia anche le criticità del sistema di sostegno al reddito, segnalando che nel 2024 l’Assegno di inclusione ha raggiunto soltanto il 18,5% delle persone a rischio di povertà, secondo l’analisi europea richiamata nel documento.

Sul fronte sanitario, la spesa si attesta al 6,2% del Pil e persistono problemi legati alle liste d’attesa, alla carenza di personale e ai ritardi nell’attuazione degli interventi previsti dal PNRR.

Particolarmente preoccupante è il disagio psicologico giovanile: circa il 16% degli adolescenti e quasi un giovane su cinque tra i 18 e i 34 anni presenta difficoltà di natura psicologica, mentre oltre 600mila minori risultano seguiti dai Dipartimenti di salute mentale.

Nell’istruzione si registrano alcuni progressi, soprattutto nella riduzione dell’abbandono scolastico precoce, sceso all’8,2% nel 2025. Tuttavia, soltanto il 31,1% dei giovani tra i 25 e i 34 anni possiede un titolo di istruzione terziaria, rispetto all’obiettivo del 45% entro il 2030.

Anche il mercato del lavoro presenta risultati contrastanti. Gli occupati hanno superato i 23,7 milioni, ma il tasso di occupazione, pari al 62,5%, resta distante dalla media europea. La povertà lavorativa riguarda il 10,2% degli occupati e i salari reali, nonostante l’aumento dell’1% registrato nel 2025, rimangono inferiori del 3% rispetto al 2019.

Ambiente ed energia: peggiora la disponibilità di acqua, ritardi nelle rinnovabili

La situazione ambientale rappresenta un altro elemento centrale dell’analisi. Nel 2025 la disponibilità di risorse idriche è diminuita del 19% rispetto all’anno precedente, mentre le perdite nelle reti di distribuzione raggiungono mediamente il 42,2%, con valori ancora più elevati nelle isole e nel Mezzogiorno.

Il 94,5% dei Comuni italiani è esposto al rischio idrogeologico e nel 2024 sono state registrate oltre 19mila morti premature associate alle ondate di calore.

Il Rapporto segnala progressi moderati nella riduzione delle emissioni di gas serra, ma giudica insufficienti le politiche di adattamento climatico, per le quali viene stimato un fabbisogno di investimenti pari a 10,08 miliardi di euro annui.

Anche la transizione energetica presenta criticità. Nel 2025 le nuove installazioni di capacità rinnovabile hanno raggiunto 7,2 gigawatt, ma il 70% dei progetti considerati risulta fermo in attesa delle procedure di valutazione di impatto ambientale. L’Italia continua inoltre a dipendere dalle importazioni per circa tre quarti dei consumi energetici.

Sul fronte industriale, gli investimenti in ricerca e sviluppo si attestano all’1,38% del Pil, ancora lontani dall’obiettivo del 3%.

I risultati sono invece più favorevoli nell’economia circolare, con la raccolta differenziata arrivata al 68%, e nella tutela degli ecosistemi marini, grazie alla riduzione della quota degli stock ittici in sovrasfruttamento.

Persistono tuttavia gravi ritardi nella protezione della biodiversità terrestre e nel contenimento del consumo di suolo.

Europa, sette Obiettivi peggiorano. Giovannini critica il bilancio UE 2028-2034

La situazione italiana si inserisce in un contesto europeo caratterizzato da un rallentamento nel percorso verso l’Agenda 2030. Secondo Giovannini, l’Unione europea rimane l’area del mondo con i risultati complessivi più favorevoli in termini di sostenibilità, ma i progressi registrati negli ultimi quindici anni sono modesti.

L’indice sintetico europeo è passato da 100 a circa 104 tra il 2010 e il 2025, mentre nell’ultimo anno sette dei 17 Obiettivi hanno registrato un peggioramento.

Tra i settori più problematici figurano la povertà, la salute, l’istruzione, le disuguaglianze, la tutela degli ecosistemi marini, la giustizia e la qualità delle istituzioni, oltre ai partenariati internazionali.

La quota dei traguardi quantitativi europei considerati raggiungibili entro il 2030 è scesa dal 53% al 47%.

Giovannini ha collegato questa situazione anche alle decisioni politiche assunte a livello europeo. Pur riconoscendo alcuni progressi, tra cui le iniziative sull’equità intergenerazionale e il contrasto alla povertà, ha criticato quelli che considera arretramenti in materia ambientale e sociale, motivati dalla ricerca di una semplificazione normativa.

Particolarmente severa è stata la sua valutazione sul prossimo Quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea.

“Il prossimo bilancio 2028-2034, lo diciamo subito, è totalmente insufficiente. L’Europa sta perdendo un’occasione straordinaria”, ha affermato. Secondo il direttore scientifico dell’ASviS, gli Stati membri non hanno mostrato la disponibilità a compiere il salto di qualità necessario per affrontare le sfide future dell’Unione.

Giovannini ha inoltre criticato la crescente attenzione riservata alla spesa militare, sostenendo che i governi europei dovrebbero spiegare ai cittadini come gli aumenti dei bilanci della difesa possano essere conciliati con gli impegni assunti in materia di sviluppo sostenibile.

Guerre, spese militari e aiuti allo sviluppo: le contraddizioni globali

A livello mondiale, soltanto il 15% dei traguardi dell’Agenda 2030 risulta sulla buona strada per essere raggiunto, mentre un ulteriore 15% registra un arretramento.

Giovannini ha sottolineato come il progresso tecnologico permetterebbe già oggi di affrontare molte delle principali sfide globali, dalla povertà estrema all’accesso all’energia, ma le decisioni politiche e le tensioni geopolitiche continuano a ostacolare l’attuazione degli impegni internazionali.

Il direttore scientifico dell’ASviS ha richiamato in particolare i tagli statunitensi agli aiuti allo sviluppo, sostenendo che rischiano di esporre milioni di persone, soprattutto bambini, a maggiori condizioni di povertà, malattia e insicurezza alimentare.

Ha inoltre osservato che diversi governi europei hanno adottato decisioni analoghe, senza compensare la riduzione degli interventi statunitensi.

Nel 2025, secondo il Rapporto, gli aiuti allo sviluppo a livello mondiale sono diminuiti del 23,1%, mentre la spesa militare ha raggiunto il livello record di 2.900 miliardi di dollari, pari al 2,5% del Pil globale.

Giovannini ha richiamato anche i dati del Global Peace Index, evidenziando la sproporzione tra le risorse destinate agli apparati militari e quelle esplicitamente orientate alla costruzione della pace.

Le conseguenze dei conflitti si intrecciano inoltre con quelle della crisi climatica e delle migrazioni. In particolare, ha osservato che il degrado ambientale sta diventando un fattore sempre più importante negli spostamenti delle popolazioni, nonostante la difficoltà di riconoscere e classificare le migrazioni legate al cambiamento climatico.

Oltre il Pil, nuovi strumenti per misurare il benessere

Un altro tema sviluppato da Giovannini riguarda la necessità di superare il Pil come unico riferimento nella valutazione delle condizioni economiche e sociali dei Paesi.

Il direttore scientifico dell’ASviS ha ricordato di aver partecipato a un gruppo di lavoro delle Nazioni Unite incaricato di elaborare nuove misure del progresso, nell’ambito degli impegni assunti con il Patto sul Futuro del 2024.

Il documento prodotto dal gruppo, pubblicato a maggio, è attualmente oggetto di discussione presso l’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Giovannini ha illustrato come il confronto tra Stati Uniti e Unione europea possa cambiare sensibilmente a seconda degli indicatori utilizzati.

Se si considera soltanto il Pil pro capite, gli Stati Uniti mostrano risultati superiori. Il quadro cambia quando vengono presi in esame il benessere attuale, la sostenibilità e la resilienza, ambiti nei quali il modello europeo presenta risultati relativamente più favorevoli.

Il direttore scientifico dell’ASviS ha tuttavia riconosciuto che la maggiore crescita economica statunitense consente di mobilitare risorse aggiuntive da destinare agli investimenti futuri.

“Crescere è importante, ma non è la fine della storia”, ha osservato, sottolineando la necessità di considerare la crescita economica come uno strumento per conseguire obiettivi più ampi.

Giovannini ha richiamato anche il rapporto elaborato dagli esperti indipendenti delle Nazioni Unite sull’intelligenza artificiale, osservando che i rischi connessi a questa tecnologia richiedono una risposta collettiva tempestiva.

Tre interventi immediati: strategia nazionale, governance anticipante e valutazione generazionale

Nella parte conclusiva del suo intervento, Giovannini ha presentato tre misure che, secondo l’ASviS, potrebbero essere adottate entro la fine del 2026 senza nuovi costi per la finanza pubblica.

La prima riguarda la revisione della Strategia nazionale di sviluppo sostenibile, approvata dal governo Meloni nel 2023 e attualmente oggetto di aggiornamento presso il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.

Secondo Giovannini, la strategia dovrebbe diventare il riferimento per l’insieme delle politiche pubbliche, anziché rimanere un documento programmatico privo di effettiva capacità di indirizzo.

“Il vero problema è che questa strategia va resa operativa e va resa la guida di tutte le singole politiche, non un documento bello messo da parte”, ha affermato.

L’ASviS propone anche di attribuire la responsabilità politica dell’Agenda 2030 a una figura specifica presso la Presidenza del Consiglio, eventualmente un sottosegretario o un vicepresidente del Consiglio.

La seconda proposta riguarda la creazione di una governance anticipante, capace di individuare i rischi futuri, preparare il Paese agli shock economici, sociali e ambientali e cogliere nuove opportunità.

In questo contesto, Giovannini ha ricordato il progetto Ecosistema Futuro, attraverso il quale l’ASviS sta sperimentando nuove forme di partecipazione dei cittadini, tra cui l’ipotesi di un’assemblea nazionale sul futuro composta da persone selezionate attraverso un sorteggio rappresentativo.

La terza proposta riguarda l’attuazione immediata della Valutazione d’impatto generazionale e della Valutazione d’impatto di genere previste dalla legislazione italiana.

Questi strumenti dovrebbero consentire di analizzare sistematicamente gli effetti delle nuove politiche sulle diverse generazioni e sulle disuguaglianze tra uomini e donne.

Giovannini ha infine collegato la revisione della Strategia nazionale alla possibilità, prevista nel 2027, di aggiornare il Piano strutturale di bilancio a medio termine dell’Italia secondo le regole europee.

Per il direttore scientifico dell’ASviS, si tratterebbe di un’occasione per definire le priorità economiche del Paese sulla base di una strategia di lungo periodo, anziché limitarsi a proiettare nel futuro le tendenze attuali.

Didascalia: nella foto il direttore scientifico dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), Enrico Giovannini, presenta il Rapporto ASviS, intitolato “Agenda per la prossima legislatura. E non solo”. Roma, 28 ottobre 2026. @ASviSItalia/X

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