Lo scontro sul Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 dell’Unione europea entra nel dibattito tedesco e mostra una Germania divisa in merito alla linea del rigore mantenuta finora dal cancelliere tedesco Friedrich Merz. Una parte importante del mondo industriale tedesco ha preso le distanze dalle posizioni “frugali” del leader cristiano democratico nel negoziato sul prossimo bilancio dell’UE.

In una lettera congiunta, pubblicata il 14 ottobre e indirizzata al governo federale, 22 organizzazioni imprenditoriali, sindacali, ambientaliste e della società civile hanno chiesto alla Germania di sostenere un QFP “significativamente più ambizioso”, capace di garantire all’Unione le risorse necessarie per affrontare le sfide economiche, geopolitiche e sociali dei prossimi anni.

L’iniziativa, promossa dalla Europäische Bewegung Deutschland (EBD), il Movimento europeo tedesco, assume particolare rilevanza per la partecipazione del Bundesverband der Deutschen Industrie (BDI), la federazione dell’industria tedesca, equivalente della Confindustria italiana. Si tratta di una delle organizzazioni imprenditoriali più influenti della Germania, che riunisce 38 associazioni industriali di categoria e rappresenta gli interessi di oltre 100 mila imprese, con circa otto milioni di lavoratori. Tra i settori rappresentati figurano comparti strategici dell’economia tedesca, dall’automotive alla chimica, dalla meccanica all’elettrotecnica.

Accanto alla BDI compaiono, tra gli altri, la confederazione sindacale Deutscher Gewerkschaftsbund (DGB), la federazione dei funzionari pubblici dbb, il Consiglio federale della gioventù, la federazione ambientalista Deutscher Naturschutzring, Germanwatch, la fondazione Heinrich Böll e l’associazione dei consumatori Verbraucherzentrale Bundesverband. Una convergenza tra organizzazioni portatrici di interessi spesso differenti che, almeno sul futuro bilancio europeo, condividono la necessità di rafforzare la capacità finanziaria dell’Unione.

L’appello: superare la logica dei contributori netti

“L’Europa si trova di fronte a sfide comuni sempre più rilevanti. La sicurezza, la competitività, la transizione ecologica e digitale e la coesione sociale sono obiettivi che possono essere garantiti sempre meno attraverso la sola azione nazionale”, sottolineano le organizzazioni firmatarie, secondo cui chi attribuisce nuovi compiti all’Unione europea deve anche metterla nelle condizioni finanziarie di svolgerli.

La lettera contiene anche una critica alla logica dei saldi netti che continua a orientare la posizione negoziale della Germania e degli altri Paesi favorevoli al contenimento della spesa europea. I firmatari ricordano che Berlino beneficia in maniera significativa del funzionamento del mercato unico, degli investimenti comuni, delle infrastrutture europee e degli altri beni pubblici finanziati dall’Unione.

“Questi benefici – si legge nella lettera – non possono essere misurati in base a quante risorse ritornano direttamente nel bilancio nazionale”. Una discussione concentrata sulla distinzione tra contributori netti e beneficiari netti finisce infatti per ridurre il bilancio europeo a una questione di saldi nazionali, trascurando il valore aggiunto che gli investimenti comunitari producono in termini di crescita, sicurezza e coesione anche per la stessa Germania.

Secondo i firmatari, il prossimo QFP dovrebbe quindi riflettere le principali priorità europee: competitività, innovazione, ricerca, clima, ambiente, sicurezza e difesa, ma anche coesione territoriale, occupazione di qualità e resilienza democratica. Obiettivi che, sottolinea la lettera, non devono essere contrapposti tra loro.

Il documento chiede inoltre un maggiore coinvolgimento del Parlamento europeo – che in aprile ha presentato una proposta di QFP fortemente espansiva – del Bundestag, delle autorità locali e delle parti sociali nel negoziato e nell’attuazione del bilancio, ribadendo che l’accesso ai finanziamenti europei deve rimanere subordinato al rispetto dello Stato di diritto. Particolare attenzione viene riservata anche ai nuovi piani di partenariato nazionali e regionali, che secondo le organizzazioni non devono provocare un’ulteriore frammentazione del mercato unico.

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Merz conferma la linea dei tagli

La richiesta delle organizzazioni tedesche contrasta con la posizione sostenuta dal cancelliere Friedrich Merz, capofila insieme a Paesi Bassi, Svezia, Danimarca, Finlandia e Austria del gruppo di Stati membri che chiedono una consistente riduzione della proposta di bilancio presentata dalla Commissione europea.

La proposta dell’esecutivo comunitario prevede un Quadro finanziario pluriennale di circa 2.000 miliardi di euro a prezzi correnti, mentre la presidenza irlandese del Consiglio dell’UE ha presentato un compromesso con riduzioni rispetto all’impostazione iniziale di Bruxelles. Una revisione che Berlino continua a considerare insufficiente.  Il 16 ottobre, al termine del Consiglio europeo di Bruxelles, Merz ha confermato la propria posizione, nonostante l’appello delle organizzazioni industriali e sindacali pubblicato due giorni prima.

“Le cifre devono diminuire ulteriormente rispetto alle proposte della Commissione”, ha dichiarato il cancelliere, ricordando che gli Stati membri sono impegnati in importanti operazioni di consolidamento dei rispettivi bilanci nazionali. “Non è possibile che nello stesso periodo il bilancio europeo aumenti del 50 per cento. Non è finanziariamente sostenibile”, ha aggiunto.

Merz ha inoltre precisato che la proposta irlandese, inferiore di 165 miliardi di euro a quella della Commissione, rappresenta un passo nella direzione giusta, ma non raggiunge ancora l’obiettivo tedesco di una riduzione di “diverse centinaia di miliardi di euro”. Il cancelliere ha tuttavia riconosciuto che il negoziato non riguarda soltanto l’ammontare complessivo del bilancio, ma anche la distribuzione delle risorse tra le differenti politiche europee.

La fragilità dell’economia tedesca e il ruolo degli investimenti europei

La posizione assunta dalla BDI si inserisce in un quadro economico particolarmente delicato per la Germania, alle prese con una ripresa ancora debole e problemi strutturali che mettono in discussione le prospettive di crescita di lungo periodo.

Come osserva Antonio Pollio Salimbeni, in un’analisi per il Mattinale, la Germania attraversa una fase di fragilità determinata dalla perdita contemporanea di alcuni dei principali fattori che ne hanno sostenuto la competitività industriale per decenni: la disponibilità di gas russo a basso costo, l’espansione sul mercato cinese e la leadership in settori manifatturieri strategici, dalla chimica alla metallurgia e alla meccanica.

Secondo Pollio Salimbeni, proprio questa situazione contribuisce a spiegare le crescenti divergenze tra una parte del sistema produttivo tedesco e la politica di contenimento delle risorse europee sostenuta dal cancelliere. L’analisi sottolinea inoltre l’importanza degli effetti economici degli investimenti europei oltre i confini nazionali: anche quando un finanziamento è destinato a uno Stato beneficiario netto del bilancio dell’Unione, una parte dei vantaggi può ricadere sulle imprese tedesche attraverso esportazioni, forniture e catene produttive integrate nel mercato unico.

Una lettura che trova elementi di riscontro nell’ultimo rapporto congiunto dei principali istituti tedeschi di ricerca economica, pubblicato il 24 settembre. Secondo la Gemeinschaftsdiagnose Herbst 2026, elaborata da DIW, Ifo, Kiel Institute, IWH e RWI, l’economia tedesca dovrebbe crescere dell’1,3 per cento nel 2026, dell’1,1 per cento nel 2027 e di appena lo 0,4 per cento nel 2028. Sebbene la ripresa iniziata alla fine del 2025 si sia rivelata più sostenuta delle precedenti aspettative, gli economisti evidenziano come il recupero rimanga fragile, frenato dai costi energetici elevati, dalla debolezza degli investimenti privati e dai cambiamenti demografici.

“L’economia si è sviluppata in modo più robusto del previsto. Tuttavia, la ripresa poggia su basi fragili, perché i prezzi elevati dell’energia e i problemi strutturali continuano a pesare”, ha osservato Oliver Holtemöller, responsabile delle analisi congiunturali dell’Istituto di ricerca economica di Halle.

Gli istituti prevedono inoltre che la contrazione della popolazione attiva continuerà a limitare il potenziale di crescita dell’economia tedesca, mentre l’occupazione rimarrà sotto pressione nel breve periodo. Parallelamente, il deficit pubblico dovrebbe salire dal 4,1 per cento del PIL nel 2026 al 4,7 per cento nel 2028, aumentando la necessità di consolidamento delle finanze pubbliche.

Didascalia: il cancelliere tedesco Friedrich Merz [Steffen Prößdorf, via Wikimedia Commons]

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