I resti carbonizzati dello storico municipio di Limoges resteranno come simbolo duraturo della giornata di proteste nazionali in Francia di sabato 17 ottobre. Il primo ministro francese Sébastien Lecornu ha reagito con una dura condanna, accusando gruppi organizzati dell’estrema sinistra di aver trasformato manifestazioni pacifiche in violenze organizzate.

A Limoges, alcuni individui mascherati infiltrati nel corteo hanno dato fuoco a veicoli della polizia davanti al municipio costruito nel 1883, ispirato all’Hôtel de Ville di Parigi e classificato come monumento storico, hanno infranto le finestre, fatto irruzione nell’edificio e appiccato il fuoco. L’incendio si è propagato rapidamente.

Il prefetto Maurice Barate ha successivamente descritto la struttura come “in gran parte perduta”: il tetto è crollato sui piani inferiori, fatta eccezione per l’ala occidentale, due terzi della facciata sono andati distrutti e il campanile è crollato. Ha parlato di una “catastrofe patrimoniale” e di un “atto deliberato compiuto dai casseurs, non dai manifestanti”.

All’interno si trovavano persone – amministratori eletti, agenti della polizia municipale e dipendenti comunali – ma nessuno è rimasto ferito, anche se alcune testimonianze hanno riferito di minacce contro gli agenti che avevano trovato rifugio nell’edificio.

Il sindaco Guillaume Guérin, appartenente a Les Républicains (LR | PPE), ha reagito con evidente emozione. “Non ci sono parole per condannare ciò che è accaduto, è qualcosa di talmente abietto”, ha dichiarato. “È una situazione di caos per il Paese… hanno distrutto un edificio che gli abitanti di Limoges amano, ma non hanno distrutto il servizio pubblico. È un monumento che brucia, ma non la Repubblica”.

Guérin ha promesso l’avvio di procedimenti penali e la continuità dei servizi comunali da sedi temporanee. Secondo i media locali, circa 5.000 persone hanno partecipato alla manifestazione di Limoges. Il prefetto ha affermato che diverse centinaia di partecipanti erano “radicalizzati ed estremamente violenti”. Sono stati saccheggiati alcuni negozi e l’autostrada A20 è stata brevemente bloccata; inoltre, altri veicoli della polizia sono stati incendiati.

L’attacco di Limoges è stato l’episodio più spettacolare dal punto di vista visivo di una giornata che, secondo il ministro dell’Interno Laurent Nuñez, ha portato in piazza circa 550.000 persone in tutta la Francia – gli organizzatori ne hanno rivendicate circa 800.000 – tra cui circa 110.000 a Parigi. Sono state arrestate circa 400 persone, nella stragrande maggioranza adulti e non studenti. Sessanta agenti sono rimasti feriti.

Altri punti critici hanno riguardato l’occupazione e il danneggiamento del municipio di Marsiglia, un incendio presso un ufficio governativo del turismo a Lione, danni alla residenza ufficiale del prefetto a Bordeaux, saccheggi di negozi in diverse città e ripetuti scontri con l’uso di fuochi d’artificio, oggetti lanciati contro le forze dell’ordine e tattiche da black bloc.

Nuñez ha attribuito le violenze organizzate a gruppi dell’ultrasinistra che, all’interno o ai margini dei cortei, formavano gruppi incappucciati di centinaia di persone – talvolta anche più numerosi – ai quali si univano delinquenti opportunisti intenzionati a compiere furti e distruzioni.

Il consigliere comunale di Marsiglia Romain Simmarano ha condiviso l’immagine di un busto rovesciato di Marianne all’interno del municipio, sostenendo che i rivoltosi si fossero rivelati nemici della Repubblica.

Centinaia di negozi saccheggiati

Le autorità e i media locali hanno riferito di saccheggi su vasta scala, con circa 600 negozi devastati in tutta la Francia mentre delinquenti opportunisti e casseurs dell’ultrasinistra approfittavano delle manifestazioni.

In città come Parigi, Marsiglia, Lione, Lille, Bordeaux, Nantes e altre, gruppi di persone hanno infranto le vetrine e svuotato negozi che andavano dai supermercati ai punti vendita di telefonia e abbigliamento sportivo, fino alle boutique di lusso.

Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez e il primo ministro hanno condannato i saccheggi, descrivendoli come opera di “delinquenti opportunisti” che si sono uniti alle violenze organizzate dell’ultrasinistra.

Lecornu ha dichiarato che il costo economico “sarà pesante, in tutto il Paese” e ha ordinato ai ministri di rimanere al fianco dei commercianti colpiti, assicurando al contempo che i responsabili vengano identificati e perseguiti.

La dichiarazione di Lecornu su X è stata inequivocabile: “Le manifestazioni pacifiche hanno il loro legittimo posto nella nostra Repubblica. Gli incendi dolosi, i saccheggi e gli attacchi non hanno invece alcun posto. Oggi, gruppi dell’estrema sinistra hanno organizzato atti di violenza in diverse città francesi; alcuni criminali si sono uniti a loro per saccheggiare e distruggere”.

“A coloro che chiaramente vogliono trasformare questa violenza in una prova generale in vista delle elezioni presidenziali, lo dico chiaramente: non ci faremo intimidire”, ha proseguito il premier. “Nessuno imporrà la propria agenda politica attraverso la violenza. Le istruzioni impartite sono chiare: prevenire gli atti di violenza, proteggere beni e persone, arrestare i responsabili e portarli davanti alla giustizia. Porteremo avanti la legge casseurs-payeurs”.

Il presidente Emmanuel Macron ha fatto propria la stessa linea: “Non c’è posto per la violenza nella nostra Repubblica. Coloro che hanno distrutto, attaccato prefetture e negozi, saccheggiato persino i nostri municipi, saranno perseguiti e puniti… Saremo tutti uniti contro i seminatori di caos che cercano soltanto di abbattere le nostre istituzioni”.

La mobilitazione del 17 ottobre ha riunito la rabbia degli studenti delle scuole superiori e universitari per la scarsità di risorse nelle scuole, la carenza di insegnanti e le condizioni delle strutture – un movimento in corso da settimane, caratterizzato in precedenza da blocchi e scontri – insieme alle proteste sindacali e contro il caro vita e a una residua energia dei Gilet gialli, in occasione dell’anniversario del movimento del 2019.

La maggior parte dei cortei è rimasta pacifica, ma le autorità e Lecornu avevano avvertito nei giorni precedenti che la dinamica si era trasformata da movimento studentesco in “violenza urbana”, con un’infiltrazione sistematica dell’ultrasinistra che avrebbe alimentato l’escalation nelle fasi finali dei cortei.

Lecornu ha accusato più volte il partito di sinistra La France Insoumise (LFI | Left) di strumentalizzare la rabbia per “seminare il caos” in vista del 2027. Jean-Luc Mélenchon ha partecipato alla manifestazione di Parigi, criticando le tattiche della polizia e scambiando pubblicamente dure accuse con il primo ministro, con i due che si sono reciprocamente attribuiti la responsabilità dei disordini.

Le rovine di Limoges si aggiungono ora a una lista sempre più lunga di edifici pubblici danneggiati durante le settimane di disordini. L’eventuale approvazione della legge “casseurs-payeurs” e il modo in cui le conseguenze politiche della vicenda influenzeranno il clima pre-elettorale determineranno la prossima fase.

Per il momento, l’immagine dello storico municipio in fiamme – osservato da centinaia di residenti sconvolti – è diventata la fotografia simbolo di una giornata iniziata con rivendicazioni legittime e conclusasi con distruzione organizzata.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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