Durante il vertice del Consiglio europeo di Bruxelles, non solo si è cercato un accordo sul bilancio pluriennale dell’Unione, si è discusso di un ulteriore tema che negli scorsi mesi ha scatenato grandi divergenze: le norme sul sistema di scambio delle emissioni (ETS).

La Polonia, insieme a Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, chiede di rinviare l’introduzione dell’ETS2 al 2030. La posizione di questi Paesi è sostenuta anche da Grecia e Italia. Il nuovo sistema di scambio delle emissioni riguarderà, tra l’altro, il riscaldamento degli edifici e il trasporto stradale.

L’ETS2 è controverso a causa dei timori per un aumento dei prezzi dell’energia a carico delle famiglie. Inizialmente il sistema avrebbe dovuto entrare in vigore nel 2027, ma è stato infine deciso di rinviarne l’introduzione al 2028. Ora un gruppo di Paesi vuole posticiparne ulteriormente l’attuazione di altri due anni.

I Paesi favorevoli al rinvio sostengono che la guerra in Medio Oriente abbia modificato il quadro economico ed energetico europeo, provocando una crisi sui mercati.

Di posizione opposta sono i Paesi nordici, che chiedono alla Commissione europea di attuare il sistema il prima possibile. Anche Spagna, Francia, Portogallo e Paesi Bassi sono scettici nei confronti del rinvio.

Secondo le indiscrezioni provenienti dai corridoi di Bruxelles, lo scontro è così serio che il vertice potrebbe concludersi senza conclusioni comuni dei 27 Stati membri su questo punto. Il mancato accordo nella fase attuale non significa tuttavia che i leader abbiano definitivamente respinto il documento: i negoziati sono ancora in corso.

Bilancio senza accordo

Sul bilancio europeo per il periodo 2028-2034, intanto, non c’è accordo. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz sostiene con fermezza una riduzione della spesa complessiva dell’Unione, così da limitare i contributi versati dai contribuenti tedeschi. Berlino chiede tagli soprattutto ai fondi di coesione, destinati allo sviluppo delle regioni più povere, e non all’agricoltura.

Una posizione ancora più dura è quella del primo ministro svedese Ulf Kristersson. Prima del vertice ha definito “inaccettabile” la proposta di compromesso sul bilancio elaborata dall’Irlanda, Paese che detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea.

Germania, Svezia e gli altri Paesi del gruppo dei “frugali” – Danimarca, Austria, Paesi Bassi e ora anche Belgio – vogliono un bilancio in cui i pagamenti siano maggiormente legati ai risultati e al raggiungimento di obiettivi concreti. Allo stesso tempo, insistono su nuove priorità dell’Unione, come sicurezza, competitività e protezione delle frontiere.

Il presidente francese Emmanuel Macron avrebbe detto ai leader che Parigi non accetterà un accordo sul bilancio raggiunto oltre la fine dell’anno. Il motivo sono le elezioni presidenziali francesi, previste per la primavera del 2027.

Macron vuole evitare che i negoziati sul bilancio dell’UE diventino un tema della campagna elettorale. Non può più ricandidarsi, poiché sta concludendo il suo secondo mandato consecutivo. Nel frattempo, i sondaggi vedono nettamente in testa Marine Le Pen, esponente del partito di estrema destra Rassemblement National.

Molto più deboli sono invece i risultati dei politici legati al campo macroniano: l’ex primo ministro Gabriel Attal e Édouard Philippe, anch’egli ex capo del governo. Dopo le elezioni, inoltre, Macron, in quanto presidente uscente, non dovrebbe approvare atti legislativi di tale importanza per il Paese.

Secondo il presidente Costa, l’accordo arriverà entro la fine dell’anno

Il presidente del Consiglio europeo, António Costa, è certo raggiungere un accordo entro la fine dell’anno. Il portoghese, che ora assumerà dalla presidenza irlandese del Consiglio la gestione dei negoziati sul bilancio, parte dal presupposto che, se non si riuscirà a raggiungere un’intesa entro la fine dell’anno, i negoziati potrebbero protrarsi di un altro anno. Nel frattempo, infatti, sono previste elezioni in Francia, Polonia e Italia.

E la strada legislativa non finisce qui. Gli Stati membri dovranno negoziare con i rappresentanti del Parlamento europeo la forma definitiva del bilancio, che dovrà poi essere formalmente approvato dal Parlamento europeo. Se per completare tutto il processo resteranno due mesi o meno, aumenta notevolmente il rischio che il bilancio non possa entrare in vigore il 1° gennaio 2028.

Per questo motivo, il 26 e 27 novembre dovrebbe tenersi un vertice straordinario del Consiglio europeo, dedicato esclusivamente ai negoziati sul bilancio.

Costa ha inoltre annunciato che il Consiglio europeo esaminerà le proposte del Parlamento europeo sulle nuove risorse proprie, cioè sulle entrate destinate al bilancio europeo. Oltre alle cinque imposte già proposte dalla Commissione europea nel luglio dello scorso anno, il Parlamento europeo vuole introdurre anche un’imposta sulle criptoattività, sul gioco d’azzardo online e sui giganti del digitale.

Il presidente del Consiglio europeo dovrà quindi elaborare, insieme alla Commissione europea, un nuovo pacchetto di risorse proprie. Come ha sottolineato, a suo giudizio un accordo su questo punto sarà fondamentale per superare l’impasse sul bilancio pluriennale.

Per il momento, tuttavia, gli Stati membri sono divisi anche su questo tema. Alcuni si oppongono fermamente a nuove imposte europee, mentre altri, come la Francia, sostengono con forza la proposta.

Allargamento dell’Unione: Montenegro, Ucraina e riforme

Dopo aver discusso dei prezzi dell’energia e del futuro bilancio europeo, i leader sono passati al tema dell’allargamento dell’Unione e delle riforme delle sue istituzioni.

Uno dei principali argomenti è il Montenegro, che punta a concludere i negoziati di adesione già nel 2026. I leader dovranno inoltre discutere dei preparativi dell’Unione per accogliere nuovi Stati membri, compresi i progressi dell’Ucraina nel percorso verso l’adesione.

Alla base delle discussioni c’è un documento pubblicato dalla Commissione europea il 6 ottobre, dedicato alla preparazione dell’Unione europea all’allargamento. Il documento indica le modifiche necessarie per garantire il funzionamento dell’Unione con un numero maggiore di Stati membri, comprese riforme del processo decisionale e del finanziamento delle politiche comuni.

Tra i temi della discussione sull’allargamento vi è anche una nuova proposta che prevede un periodo di fino a 15 anni di garanzie speciali dopo l’adesione di nuovi Stati membri. Nel caso in cui un nuovo membro violasse gravemente i principi dello Stato di diritto, Bruxelles potrebbe limitarne l’accesso ai fondi e, nei casi più estremi, sospenderne il diritto di voto.

Il progetto suscita lo scetticismo di alcuni Paesi candidati, che temono di essere trattati come membri di seconda categoria dopo l’ingresso nell’Unione. Per il momento si tratta tuttavia soltanto di una proposta della Commissione e non di una regola concordata per l’ammissione di nuovi Stati membri.

I prossimi appuntamenti

Oltre al vertice straordinario dedicato al bilancio, sono stati annunciati altri due vertici. Il 12 novembre l’Irlanda, che detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea, organizzerà a Dublino un vertice informale dei leader, il cui tema principale sarà lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e la relativa regolamentazione.

A febbraio del prossimo anno si terrà invece un altro vertice dedicato alla competitività. La sede sarà la stessa di quest’anno: il castello di Alden Biesen, in Belgio.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da Focus Europe Poland disponibile qui.

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