Le nuove restrizioni imposte dall’Azerbaigian sull’abbigliamento nelle scuole statali hanno provocato uno scontro diplomatico con la Turchia. Baku difende la propria politica di istruzione laica e accusa Ankara di interferire negli affari interni del Paese.

La disputa è esplosa martedì (13 ottobre), dopo che il Partito del Nuovo Azerbaigian (YAP), la formazione al governo, ha attaccato pubblicamente Oktay Saral, consigliere del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, e alcuni parlamentari dell’AKP, il partito di governo turco. I politici turchi avevano criticato le nuove norme scolastiche, in particolare per le loro conseguenze sugli studenti che indossano il velo islamico.

Il mese scorso l’Azerbaigian ha introdotto nuove regole sull’uniforme scolastica, vietando agli studenti di indossare capi diversi da quelli previsti dall’uniforme ufficiale o ritenuti incompatibili con il carattere laico dell’istruzione pubblica.

Le norme non menzionano esplicitamente l’hijab. Tuttavia, questa settimana sono scoppiate proteste dopo le notizie secondo cui ad alcuni studenti e insegnanti che indossavano il velo islamico sarebbe stato impedito di entrare nelle scuole.

Lunedì (12 ottobre) il ministero dell’Interno azero ha comunicato di aver fermato 37 persone per aver turbato l’ordine pubblico durante le proteste contro l’applicazione delle nuove regole. Sempre lunedì, Saral ha scritto su X che impedire agli studenti azeri che indossano l’hijab di frequentare la scuola è “inaccettabile”.

“Il velo non è un ostacolo: è un requisito della fede religiosa”, ha affermato il politico turco, chiedendo all’Azerbaigian di revocare quella che ha definito una decisione sbagliata.

Le sue dichiarazioni hanno provocato una dura reazione da parte dello YAP, che le ha definite “populiste e irresponsabili”. Secondo il partito, interventi di questo tipo rischiano di danneggiare i rapporti tra due Paesi tradizionalmente molto vicini.

Lo YAP ha inoltre ricordato che anche la Costituzione turca, come quella azera, sancisce il principio della laicità dello Stato. Ankara, ha avvertito il partito, non dovrebbe quindi cercare di trasformare la politica scolastica azera in una questione di politica interna turca.

Il partito ha richiamato anche la formula “una nazione, due Stati”, utilizzata frequentemente per descrivere i profondi legami tra Azerbaigian e Turchia. Secondo lo YAP, però, questo rapporto speciale non autorizza nessuno dei due Paesi a interferire negli affari interni dell’altro o a imporre le proprie posizioni politiche e ideologiche.

Baku ha inoltre respinto le critiche turche alle sue strette relazioni con Israele, sostenendo che tali rapporti sono fondati sul diritto internazionale e su interessi reciproci.

Ankara invita alla moderazione

Nel pieno della disputa è intervenuto anche Devlet Bahçeli, leader del Partito del Movimento Nazionalista (MHP), alleato di Erdoğan. Bahçeli ha invitato Ankara e Baku a preservare i loro rapporti e a evitare iniziative che possano alimentare tensioni tra i due Paesi.

“Non si deve permettere che vengano seminati i semi della discordia che potrebbero danneggiare i rapporti fraterni e l’unità spirituale tra la Turchia e il mondo turco, in particolare l’Azerbaigian”, ha dichiarato, secondo quanto riportato da Haber Global e ripreso da Report.az.

Bahçeli ha sottolineato che le relazioni tra Ankara e Baku devono rimanere solide nonostante le divergenze. Ha descritto Turchia e Azerbaigian come due Stati legati da radici storiche comuni e da una visione condivisa del futuro, estesa idealmente dal Mar Egeo al Mar Caspio.

“Di fronte a qualsiasi tentativo di danneggiare i rapporti fraterni tra i due Paesi, è essenziale agire con buon senso, comprensione reciproca e saggezza collettiva”, ha affermato.

Il leader del MHP ha inoltre ricordato che la Turchia assumerà prossimamente la presidenza dell’Organizzazione degli Stati Turchi (OTS), presentando l’incarico come un’opportunità per rafforzare la cooperazione tra i Paesi turcofoni.

In questo quadro, ha aggiunto, le relazioni tra Ankara e Baku rappresentano uno dei principali pilastri dell’organizzazione. Un incontro tra il presidente azero Ilham Aliyev e Erdoğan a margine del vertice dell’OTS dovrebbe, secondo Bahçeli, confermare la solidità della loro partnership.

“La nostra direzione è chiara. Il nostro obiettivo è approfondire la cooperazione sulla base del rispetto reciproco della sovranità e dell’indipendenza delle repubbliche turche”, ha dichiarato, mettendo in guardia da qualsiasi divisione che possa compromettere i «rapporti fraterni e i legami spirituali» tra i due Paesi.

La laicità al centro della disputa

Lo scontro ha riportato in primo piano una questione più ampia: il difficile equilibrio tra laicità dello Stato e libertà religiosa in Azerbaigian.

L’Azerbaigian è una Repubblica ex sovietica a maggioranza musulmana, ma la sua Costituzione sancisce la separazione tra religione e Stato e garantisce la libertà religiosa.

Le autorità di Baku presentano quindi le nuove restrizioni come una misura necessaria a preservare il carattere laico dell’istruzione pubblica. I critici turchi, al contrario, le considerano una limitazione della libertà religiosa e del diritto degli studenti musulmani a indossare il velo.

Anche il commentatore azero Farhad Huseyn ha reagito alle critiche provenienti dalla Turchia, sostenendo che chi vuole imporre modelli religiosi o politici ad altri Paesi dovrebbe rivolgere altrove i propri sforzi.

“L’Azerbaigian è stato, è e resterà uno Stato sovrano e laico”, ha scritto, sottolineando che questa scelta politica deve essere rispettata anche dai suoi più stretti alleati.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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