Finché Mosca continuerà la guerra contro l’Ucraina, non devono essere emessi visti turistici per i cittadini russi. È questa la richiesta che Finlandia ed Estonia hanno rivolto lunedì (12 ottobre) alla Commissione europea e agli Stati membri dell’Unione e a cui si aspettano di ricevere il consenso unanime dei governi.
L’iniziativa, lanciata dal ministero degli Esteri finlandese e sostenuta immediatamente dall’Estonia, punta a una stretta coordinata sulla politica dei visti dell’Unione europea. “La guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina è ormai entrata nel suo quinto anno. Non è giusto che i cittadini russi possano recarsi in Europa per godere del nostro stile di vita e delle nostre libertà mentre il loro Paese bombarda le case degli ucraini”, ha dichiarato la ministra degli Esteri finlandese Elina Valtonen.
Valtonen ha ricordato che la Finlandia ha già vietato, con una decisione governativa adottata nel 2022, il rilascio di visti per viaggi non essenziali ai cittadini russi. “Lo stesso deve finalmente avvenire a livello europeo”, ha aggiunto.
La ministra finlandese ha quindi invitato gli altri Stati membri ad aderire a una lettera congiunta indirizzata alla Commissione europea. Helsinki chiede all’esecutivo comunitario di adottare linee guida più severe per l’esame delle domande di visto presentate dai cittadini russi e di proporre le modifiche legislative necessarie per rendere effettivo un divieto sui visti turistici. Secondo i dati citati dai due governi, nel 2025 i Paesi dell’area Schengen hanno rilasciato ai cittadini russi quasi 500.000 visti.
L’Estonia ha adottato una posizione ancora più ampia. Il ministro degli Esteri Margus Tsahkna ha sostenuto che la politica dei visti debba essere utilizzata come uno degli strumenti per aumentare il costo della guerra per Mosca. “È inaccettabile che, mentre Mosca bombarda ogni giorno le città ucraine, i turisti russi possano viaggiare liberamente nell’area Schengen, visitare i nostri caffè e ristoranti e godere delle libertà europee”, ha affermato.
Secondo il ministro, “dobbiamo utilizzare ogni mezzo a nostra disposizione per aumentare il costo dell’aggressione finché la Russia non porrà fine alla sua aggressione e non si assumerà la responsabilità per i crimini che ha commesso”.
Tallinn chiede inoltre di estendere le restrizioni alla cerchia ristretta del presidente russo Vladimir Putin, ai sostenitori di persone già sottoposte a sanzioni europee e agli atleti e alle squadre sportive russe che sostengono le attività del regime.
Particolare attenzione viene riservata agli ex combattenti russi. L’iniziativa chiede di accelerare l’introduzione di un divieto di ingresso nell’Area Schengen per le persone che hanno combattuto nelle forze armate russe. “Gli ex combattenti russi rappresentano una seria minaccia alla sicurezza dell’Europa nel suo complesso”, ha affermato Tsahkna. “Si tratta di criminali che il Cremlino potrebbe impiegare sempre più frequentemente per compiere atti di sabotaggio e fomentare l’instabilità nei Paesi europei”.
Secondo il ministro estone, Tallinn è stata “in prima linea” negli sforzi per introdurre un divieto di ingresso generalizzato nei loro confronti e auspica che il relativo atto di attuazione venga presentato “presto”.
La richiesta di Finlandia ed Estonia potrebbe trovare spazio nel vertice del Consiglio europeo che si svolge tra oggi (15 ottobre) e domani (16 ottobre) a Bruxelles. Pur essendo particolarmente incentrato sul prossimo Quadro finanziario pluriennale, il tema della guerra in Ucraina è nell’ordine del giorno della riunione.
L’introduzione di misure europee capaci di incidere direttamente sulla mobilità dei singoli cittadini, nell’ottica di Helsinki e Tallinn, contribuirebbe ad aumentare la pressione sul governo russo, proprio mentre la guerra entra in una fase particolarmente delicata con l’avvicinarsi dell’inverno, periodo in cui la spesa in energia e difesa del Paese tende ad aumentare e a pesare dunque sulla popolazione.

