Altre due navi mercantili sono state colpite da droni vicino alla costa bulgara del Mar Nero, spingendo il primo ministro Rumen Radev a convocare l’ambasciatrice russa Eleonora Mitrofanova e a chiedere un colloquio con il segretario generale della NATO Mark Rutte.

Una delle imbarcazioni è rimasta gravemente danneggiata ma ancora a galla dopo essere stata colpita da tre droni aerei al largo della località turistica di Byala, mentre un’altra è affondata più a nord, al largo di Capo Shabla.

Tutti i quindici membri dell’equipaggio della prima nave sono stati evacuati e cinque di loro hanno ricevuto cure mediche per ferite lievi. Finora, invece, è stato riferito che solo un membro dell’equipaggio della seconda nave, affondata in seguito all’attacco, è stato tratto in salvo.

Gli ultimi incidenti portano a quattro il numero delle navi mercantili gravemente coinvolte nella zona economica esclusiva della Bulgaria nel Mar Nero nell’arco di una settimana.

Le autorità bulgare hanno chiesto un’assistenza tecnica internazionale urgente per indagare sugli attacchi, rafforzare la sorveglianza dello spazio aereo e delle aree marittime del Paese e migliorare le capacità nazionali di risposta a incidenti analoghi. La richiesta arriva in un contesto di significativa carenza nelle capacità dell’esercito bulgaro di contrastare i droni, dovuta anche alla mancanza di nuovi radar militari 3D e di sistemi specifici anti-drone.

Due navi colpite, una affondata

La nave mercantile Chelsea 3, è stata attaccata per prima da tre droni aerei a circa 18 miglia nautiche a est di Byala. Una richiesta di soccorso è stata ricevuta alle 01:30 ora locale. Secondo le informazioni fornite dall’equipaggio, i droni hanno colpito il ponte e la fiancata della nave.

Il Centro di coordinamento per il soccorso marittimo di Varna ha avviato un’operazione d’emergenza, mentre il personale della Polizia di frontiera bulgara ha evacuato tutte le persone a bordo: sette cittadini ucraini e otto cittadini azeri. L’equipaggio è stato trasportato al porto di Varna, dove cinque marinai hanno ricevuto assistenza medica per ferite lievi, secondo le prime informazioni.

La Chelsea 3 batte bandiera maltese, è registrata a Odessa e, secondo quanto riferito, è di proprietà ucraina. La nave era diretta dal porto turco di Giresun, sul Mar Nero, verso Giurgiulesti, in Moldavia.

Una seconda nave, la Azov Concord, è affondata a circa 17 miglia nautiche a est di Capo Shabla, al largo della costa settentrionale bulgara sul Mar Nero. Secondo la testata specializzata bulgara Maritime.bg, la nave batte bandiera di Saint Kitts e Nevis ed è gestita da una società turca.

La nave era diretta a Smirne dal porto rumeno di Galați quando è affondata. Un’operazione di soccorso si è svolta a nord-est di Capo Shabla, con il coinvolgimento della nave danese per attività offshore Skandi Asserter. Secondo le prime informazioni, un membro dell’equipaggio è stato tratto in salvo.

Radev punta il dito contro la Russia

Il primo ministro Rumen Radev ha definito inaccettabili gli ultimi incidenti e ha dichiarato che la Bulgaria chiederà spiegazioni all’ambasciatrice russa Eleonora Mitrofanova.

“Un altro attacco contro navi mercantili nelle immediate vicinanze delle acque territoriali bulgare è assolutamente inaccettabile”, ha dichiarato il primo ministro.

Ha aggiunto che i rappresentanti permanenti della Bulgaria presso la NATO e l’Unione europea erano stati informati degli incidenti e che intendeva parlare con il segretario generale della NATO Mark Rutte.

“La logica di quanto sta accadendo suggerisce che l’esito degli attacchi vada a beneficio della Russia”, ha affermato Radev, spiegando così la sua intenzione di sollevare la questione con l’ambasciatrice russa.

Tuttavia, il primo ministro ha riconosciuto che non vi sono ancora prove conclusive sufficienti per stabilire l’origine dei droni utilizzati negli attacchi.

Le autorità bulgare hanno finora evitato di accusare direttamente la Russia degli attacchi, nonostante le rassicurazioni dei funzionari ucraini secondo cui l’Ucraina non è coinvolta negli attacchi contro le navi che trasportavano merci destinate al Paese.

L’annuncio di Radev sulla convocazione di Mitrofanova rappresenta una risposta diplomatica più diretta, mentre l’indagine sull’origine dei droni rimane ancora irrisolta.

La Bulgaria chiede assistenza urgente a Unione europea e NATO

Poco prima degli ultimi attacchi, il governo bulgaro aveva annunciato che avrebbe chiesto il sostegno internazionale per indagare sugli attacchi contro le navi mercantili nelle vicinanze delle acque territoriali del Paese e per stabilire l’origine dei droni.

Sofia ha chiesto all’Unione europea e alla NATO un’assistenza tecnica urgente per proseguire le indagini sugli attacchi con droni contro i due mercantili colpiti la scorsa settimana nella zona economica esclusiva della Bulgaria nel Mar Nero.

Le autorità hanno inoltre richiesto assistenza all’Agenzia europea per la sicurezza marittima (EMSA). Nonostante gli sforzi della Bulgaria, gli investigatori non sono ancora riusciti a recuperare i resti dei droni che potrebbero contribuire a determinarne l’origine.

Il governo ha individuato come priorità il rafforzamento della sorveglianza dello spazio aereo e delle aree marittime, insieme al miglioramento delle capacità nazionali di risposta della Bulgaria.

Gli attacchi hanno inoltre messo in luce una significativa lacuna nelle capacità della Bulgaria di individuare e contrastare le minacce provenienti da sistemi aerei senza equipaggio. Il Paese non dispone di nuovi radar militari 3D né di sistemi specifici anti-drone, lasciando le forze armate con capacità limitate nel rispondere a incidenti di questo tipo.

Le autorità non hanno stabilito chi abbia condotto gli ultimi attacchi, mentre l’assenza di resti dei droni recuperati ha finora impedito agli investigatori di determinarne l’origine.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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