La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, rilancia la lotta alla burocrazia e chiama direttamente in causa i governi nazionali e propone un nuovo patto per impedire che le normative europee vengano appesantite da ulteriori obblighi amministrativi durante il loro recepimento negli ordinamenti degli Stati membri, il cosiddetto “gold-plating”. L’iniziativa, illustrata in una lettera inviata lunedì 12 ottobre ai leader dei Ventisette una pratica attraverso la quale i Paesi introducono requisiti aggiuntivi rispetto a quelli previsti dal diritto dell’Unione, appesantendo ulteriormente la burocrazia.
“Una norma concordata a livello europeo non può diventare più complessa una volta recepita o attuata a livello nazionale”, ha scritto von der Leyen, invitando i governi a impegnarsi nella riduzione degli oneri amministrativi che ostacolano le imprese e contribuiscono alla frammentazione del mercato unico.
La proposta sarà discussa in occasione del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, con l’obiettivo di arrivare alla sottoscrizione di una dichiarazione congiunta tra istituzioni europee e Stati membri entro la fine del 2026.
Trasparenza sugli obblighi aggiuntivi introdotti dai governi
Il principale obiettivo del patto è limitare il ricorso al gold-plating, un fenomeno che può manifestarsi attraverso l’introduzione di requisiti più severi, ulteriori procedure amministrative oppure l’estensione delle disposizioni europee ad attività che originariamente non rientravano nel loro campo di applicazione.
Secondo la Commissione, queste differenze nazionali possono aumentare i costi per le imprese, soprattutto per quelle che operano contemporaneamente in più Paesi, creando nuovi ostacoli al funzionamento del mercato unico.
Von der Leyen propone quindi che gli Stati membri siano tenuti a individuare e giustificare pubblicamente ogni obbligo aggiuntivo introdotto nell’attuazione della legislazione europea, spiegandone anche le conseguenze economiche e amministrative.
“Quando uno Stato membro decide di andare oltre quanto previsto dal diritto dell’Unione, tale scelta dovrebbe essere chiara ed evidente a tutti”, ha affermato la presidente della Commissione.
L’iniziativa prevede inoltre che ciascun governo sviluppi politiche nazionali per contrastare la sovraregolamentazione, comprendenti valutazioni preventive dei possibili effetti sulle imprese e forme di approvazione politica esplicita per l’introduzione di nuovi requisiti.
La Commissione intende contribuire a questo processo fornendo orientamenti più chiari sul recepimento delle direttive, strumenti per individuare tempestivamente gli obblighi supplementari e tabelle di marcia per accompagnare l’attuazione delle norme europee.
Bruxelles propone inoltre di privilegiare, ove opportuno, l’utilizzo dei regolamenti rispetto alle direttive e di limitare le opzioni nazionali che potrebbero accentuare la frammentazione del mercato unico.
Un meccanismo di controllo attraverso il Semestre europeo
La proposta non riguarda soltanto l’introduzione di nuove norme, ma anche la revisione degli obblighi amministrativi già esistenti.
Nella lettera, la presidente dell’esecutivo comunitario suggerisce di istituire un meccanismo di Review and Remove, ovvero riesame ed eliminazione, attraverso il quale la Commissione e gli Stati membri siano in grado di individuare gli ambiti nei quali la legislazione nazionale impone oneri eccessivi alle imprese o limita l’attività economica transfrontaliera.
“Misureremo il successo in base alla burocrazia che elimineremo e al tempo e al denaro che le aziende risparmieranno”, ha scritto la presidente della Commissione nella lettera ai leader europei.
L’elemento più significativo riguarda il collegamento con il Semestre europeo, il ciclo annuale di coordinamento delle politiche economiche e di bilancio dell’Unione. I risultati delle verifiche sulle normative nazionali confluirebbero nelle relazioni per Paese elaborate dalla Commissione e, quando opportuno, nelle raccomandazioni specifiche rivolte ai singoli governi. Il monitoraggio dei progressi diventerebbe così parte della valutazione periodica delle politiche economiche nazionali.
La Commissione ha inoltre ribadito la propria intenzione di intervenire attraverso le procedure di infrazione quando gli obblighi introdotti a livello nazionale risultino incompatibili con il diritto europeo.
Vienna accoglie la proposta di von der Leyen
Tra i primi Paesi a esprimere un parere positivo all’iniziativa figura l’Austria, con il sottosegretario austriaco per la Semplificazione e la Deregolamentazione, Sepp Schellhorn, che ha rivendicato il contributo di Vienna all’elaborazione di una strategia europea contro gli eccessi normativi. “Avremmo potuto limitarci ad aspettare che Bruxelles riducesse la burocrazia per noi. Invece abbiamo riunito gli Stati membri, fondato un’alleanza e discusso proposte concrete con la Commissione”, ha dichiarato Schellhorn in un comunicato diffuso martedì 13 ottobre.
Il rappresentante del governo austriaco ha ricordato che il 21 settembre Vienna aveva promosso, insieme all’Italia, la creazione di un’alleanza europea per la semplificazione burocratica.
L’iniziativa era stata lanciata a Bruxelles da Schellhorn e dalla ministra italiana per le Riforme istituzionali e la Semplificazione normativa, Maria Elisabetta Alberti Casellati, con il coinvolgimento del commissario europeo all’Economia e alla Produttività, Valdis Dombrovskis.
I rappresentanti dei Paesi partecipanti avevano concordato una serie di principi comuni per semplificare la legislazione, evitare l’introduzione di obblighi nazionali non necessari, migliorare le valutazioni d’impatto e ridurre gli oneri amministrativi esistenti.
Secondo Schellhorn, il patto proposto da von der Leyen recepisce diversi elementi di questa iniziativa, in particolare l’obbligo di trasparenza sui requisiti nazionali supplementari e il monitoraggio delle semplificazioni attraverso il Semestre europeo.
“Abbiamo sempre sostenuto che la riduzione della burocrazia non possa essere una strada a senso unico da Bruxelles verso gli Stati membri. Anche i governi nazionali devono fare la propria parte”, ha dichiarato.
Il sottosegretario ha tuttavia avvertito che il successo dell’iniziativa dovrà essere misurato sulla base dei risultati effettivi e non delle dichiarazioni politiche.
“Alla fine non conta quanti patti firmiamo, ma quante norme inutili eliminiamo”, ha sottolineato.
Un primo sostegno al patto era già arrivato dal gruppo dei datori di lavoro del Comitato economico e sociale europeo (CESE), che aveva accolto positivamente la proposta annunciata da von der Leyen durante il discorso sullo Stato dell’Unione del 16 settembre.
“La proposta di un patto contro il gold-plating è particolarmente gradita”, aveva dichiarato Sandra Parthie, presidente del gruppo, osservando che la riduzione della burocrazia europea rischia di produrre risultati limitati se gli Stati membri continuano ad aggiungere nuovi obblighi nell’applicazione delle direttive.
Il gruppo aveva tuttavia invitato la Commissione a concentrarsi sull’attuazione concreta degli impegni già annunciati, evitando di moltiplicare strategie e iniziative senza risultati tangibili.
Secondo i rappresentanti delle imprese, le priorità devono rimanere il completamento del mercato unico, la semplificazione delle procedure autorizzative, la riduzione dei costi energetici e il miglioramento delle condizioni per gli investimenti.
“La sfida non è continuare a elencare ciò che deve essere fatto, ma realizzarlo”, aveva sottolineato Parthie.
[a cura di Simone Cantarini]

