Nel World Economic Outlook presentato martedì 13 ottobre durante le assemblee annuali di Bangkok, il Fondo monetario internazionale ha lanciato un allarme sull’andamento dei conti pubblici delle principali economie mondiali, che si avviano a registrare i maggiori deficit dalla fine dell’emergenza pandemica. Nel 2026 il disavanzo netto delle economie avanzate raggiungerà il 5,2% del Pil, il livello più elevato dal 2021, mentre negli Stati Uniti e in Cina arriverà o supererà l’8%.
La situazione fiscale è peggiorata rispetto alle stime formulate ad aprile, in un contesto caratterizzato da forti tensioni sui mercati del debito sovrano. Il Fondo ha sottolineato la necessità di ricostituire con urgenza margini di bilancio, alla luce dell’elevato indebitamento, dell’aumento dei costi di finanziamento e delle crescenti pressioni sulla spesa pubblica.
Per gli Stati Uniti, il Fmi prevede un disavanzo netto del settore pubblico pari all’8,5% del Pil nel 2026, in aumento rispetto al 7,1% del 2025 e al 5,8% registrato prima della pandemia. La stima comprende un insieme di operazioni più ampio rispetto a quello considerato da alcune misure nazionali. A febbraio il Congressional Budget Office aveva previsto un deficit federale pari al 5,8% del Pil, mentre il Committee for a Responsible Federal Budget lo stima al 6,2%.
I dati relativi all’anno fiscale statunitense, conclusosi il 30 settembre, indicano un disavanzo vicino ai 2.000 miliardi di dollari, il terzo più elevato della storia dopo quelli registrati durante la pandemia. Gli interessi sul debito sono aumentati dell’11%, superando quota 1.100 miliardi di dollari.
Per la Cina, il Fondo stima invece un deficit pari a circa l’8% del Pil, in linea con le previsioni di aprile, quando aveva evidenziato il ruolo dell’espansione fiscale nel sostenere la domanda interna.
Italia ed Europa
Per l’Italia il Fondo ha rivisto al rialzo la crescita del Pil allo 0,8% nel 2026, dallo 0,5% stimato a luglio, e allo 0,6% nel 2027, un decimo di punto in più rispetto alla stima precedente. L’inflazione media dovrebbe salire al 3,3% quest’anno, contro l’1,6% del 2025, sopra il 3,1% dell’area euro, per poi convergere al 2,8% nel 2027. Tra le principali economie dell’euro solo la Spagna, con il 3,7%, avrebbe un impatto inflazionistico dello shock energetico più alto di quello italiano.
Per l’area euro il Fondo prevede una crescita dell’1,1% nel 2026, in rialzo di 0,2 punti rispetto a luglio, e dell’1,2% nel 2027, con la dinamica frenata da costi energetici elevati e fiducia dei consumatori debole. L’inflazione è stimata al 3,1% nel 2026 e al 2,8% nel 2027, e quella di fondo tornerebbe al 2% solo gradualmente, nell’area euro entro la metà del 2028. Nel confronto tra le grandi economie, la Francia risulta ultima.
Sui conti pubblici italiani, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha confermato l’obiettivo di uscire dalla procedura Ue per deficit eccessivo la prossima primavera, con un deficit 2026 al 2,9%. Il Fondo aveva già indicato ad aprile un deficit sceso al 3,1% nel 2025 e un debito intorno al 137% del Pil, e aveva raccomandato di accelerare leggermente il consolidamento.
Mercati del debito e rischi
Il peggioramento dei conti pubblici si accompagna a un aumento dei costi di finanziamento per i governi. Secondo il rapporto, gli investitori guardano con crescente preoccupazione all’espansione del debito pubblico, alle prospettive dell’inflazione e agli ingenti investimenti nell’intelligenza artificiale. A settembre, una vendita di titoli di Stato ha contribuito ad accrescere la pressione sui bilanci pubblici, attraverso l’incremento degli oneri legati al servizio del debito.
Il Financial Times riferisce inoltre che il Fmi mette in guardia dal rischio che una nuova accelerazione dell’inflazione o dubbi sulla sostenibilità dei conti pubblici possano provocare un brusco rialzo dei rendimenti dei titoli sovrani e innescare turbolenze più ampie sui mercati finanziari.
Il debito pubblico globale dovrebbe avvicinarsi al 100% del Pil entro la fine del decennio. Tra i fattori che potrebbero aggravare i rischi per i bilanci statali, il Fondo individua i conflitti prolungati, gli attacchi informatici e gli eventi climatici estremi. Una guerra di lunga durata in Medio Oriente potrebbe inoltre mantenere elevati i prezzi dell’energia e dei prodotti alimentari, peggiorando ulteriormente i saldi di bilancio.
Per quanto riguarda l’economia mondiale, il Fmi prevede una crescita del 3,1% nel 2026 e del 3,4% nel 2027.
Il Fondo monetario internazionale ha sollecitato interventi incisivi e mirati per ricostituire i margini di bilancio, avvertendo che l’elevato livello del debito e il costo crescente dei finanziamenti rendono sempre più urgente un aggiustamento dei conti pubblici.
Già ad aprile, nel Fiscal Monitor, il Fmi aveva segnalato che il debito pubblico mondiale, salito al 94% del Pil nel 2025, avrebbe raggiunto il 100% nel 2029, un anno prima rispetto alle precedenti stime. In quell’occasione, aveva invitato i governi di tutti i gruppi di Paesi ad adottare strategie di risanamento credibili, graduali e adeguatamente pianificate.

