La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato lunedì 12 ottobre, durante l’assemblea generale di Assolombarda a Milano, che giovedì e venerdì tornerà a chiedere personalmente al Consiglio europeo maggiore flessibilità nelle regole di bilancio, alla luce dell’aumento dell’inflazione. La premier ha nuovamente criticato il sistema europeo di scambio delle quote di emissione (Ets), accusandolo di contribuire artificialmente all’aumento dei prezzi, e ha escluso che le nuove priorità del bilancio Ue possano essere finanziate riducendo le risorse destinate alla coesione e alla politica agricola comune.
Sul fronte europeo, Meloni insieme al cancelliere tedesco Friedrich Merz e al primo ministro belga Bart De Wever hanno inviato una lettera indirizzata al presidente del Consiglio europeo António Costa. Il documento punta a introdurre procedure accelerate per gli investimenti nei settori strategici, a partire da energia e digitalizzazione, limitare l’introduzione di nuovi oneri burocratici e alleggerire gli obblighi di rendicontazione, soprattutto per le piccole e medie imprese.
Sul caro energia, Meloni ha rivendicato interventi per oltre 60 miliardi di euro a sostegno di famiglie e imprese. Tra le misure citate figurano la riduzione degli oneri in bolletta, i meccanismi di gas release ed energy release, il taglio delle accise e l’abolizione del bollo auto per le vetture più diffuse. La premier ha riconosciuto che gli interventi emergenziali non sono sufficienti e che occorrono soluzioni strutturali di lungo periodo per evitare che l’Italia continui a rincorrere le emergenze. Tra le priorità ha indicato il potenziamento della produzione nazionale di petrolio e gas e lo sviluppo del nucleare, con l’obiettivo di avviare la produzione da nuovi impianti entro il prossimo decennio.
Per quanto riguarda l’Ets, Meloni ha sostenuto che il sistema genera disparità tra gli Stati membri e penalizza le imprese manifatturiere europee. Il rischio, secondo la premier, è che la produzione venga trasferita fuori dall’Europa senza ottenere una riduzione effettiva delle emissioni globali. A titolo di esempio, ha evocato la chiusura di un’acciaieria in Lombardia e il successivo acquisto di acciaio prodotto altrove, dove gli standard ambientali sono meno rigorosi. Meloni ha inoltre riferito che è in corso un confronto avanzato con la Commissione europea per individuare un meccanismo capace di contenere il prezzo del gas utilizzato per la produzione di elettricità.
Sul tema della flessibilità di bilancio, la presidente del Consiglio ha ricordato che i piani erano stati elaborati ipotizzando un’inflazione all’1,8%, mentre il dato attuale risente anche delle tensioni internazionali, dalla crisi in Iran alla chiusura dello Stretto di Hormuz e all’instabilità nel Mar Rosso. Una parte della spesa pubblica, ha spiegato, aumenta automaticamente per effetto dell’inflazione e assorbe così i margini consentiti dalle regole europee, riducendo le risorse disponibili per sostenere imprese, investimenti e crescita.
Bilancio Ue e rapporti con Bruxelles
Intervenendo sul prossimo bilancio pluriennale dell’Unione europea, Meloni ha ribadito che anche l’Italia intende finanziare nuove priorità, a cominciare dalla competitività, ma ha respinto l’ipotesi di reperire le risorse attraverso tagli alla coesione e alla politica agricola comune. Entrambe, ha sostenuto, rappresentano condizioni essenziali per rafforzare la competitività europea. Sul fronte agricolo, ha aggiunto che non è possibile perseguire l’autonomia strategica riducendo gli investimenti nell’unico ambito in cui l’autonomia è già disponibile: “quello che mangiamo”.
La premier ha poi difeso l’approccio del governo nei confronti delle istituzioni europee, affermando che l’Italia “non siede al tavolo europeo per dire sempre sì”, ma per esprimere le proprie posizioni anche quando risultano scomode o comportano dei costi. Una linea che Meloni ha giustificato richiamando il ruolo dell’Italia come Stato fondatore dell’Unione, con il diritto e il dovere di evidenziare le criticità per contribuire a rendere l’Ue più forte, anziché indebolirla.
Crescita, intelligenza artificiale e misure in manovra
Sul fronte economico, Meloni ha definito la crescita italiana ancora insufficiente, pur sottolineando la capacità del sistema produttivo di resistere in un contesto particolarmente difficile. Sulla base dei dati relativi ai primi sei mesi dell’anno, ha indicato la possibilità che nel 2026 il Pil cresca dell’1%, in linea con le principali economie europee. In un passaggio interpretato dalle agenzie come un riferimento all’Istat, la premier ha inoltre espresso dispiacere per il fatto che l’Italia venga sistematicamente sottovalutata dai propri organismi.
Parlando di intelligenza artificiale, Meloni ha richiamato i dati di Assolombarda, secondo cui la quota di imprese con progetti attivi nel settore è salita dal 21% al 49% in meno di due anni. Ha avvertito che questa tecnologia potrebbe accentuare la concentrazione della ricchezza e ha sottolineato la necessità di governarne gli effetti.
La presidente del Consiglio ha infine annunciato che il governo introdurrà nella legge di bilancio, in collaborazione con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, una misura fiscale per favorire gli investimenti in software utilizzati attraverso contratti cloud. Rivolgendosi agli imprenditori presenti, ha ribadito che le imprese hanno bisogno di uno Stato capace di accompagnarle nella crescita, anziché considerarle soltanto soggetti da tassare o sottoporre a controlli.


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