La relazione annuale della Commissione europea sullo Stato di diritto fatica a trasformare le proprie raccomandazioni in riforme concrete: il 96% delle raccomandazioni formulate nel 2026 non è stato pienamente attuato e il 54% ha registrato progressi nulli o solo limitati, secondo una nuova analisi della Civil Liberties Union for Europe, organizzazione per i diritti umani con sede a Berlino.

L’organizzazione avverte che la principale valutazione annuale dell’Unione sull’indipendenza della magistratura, sulle garanzie anticorruzione, sulla libertà dei media e sui sistemi istituzionali di controllo e bilanciamento dei poteri rischia di perdere la propria efficacia come meccanismo di allerta precoce. Quasi tutte le raccomandazioni formulate quest’anno erano già state riproposte dagli anni precedenti, mentre ne sono state introdotte soltanto sette nuove.

Nella sua 2026 Gap Analysis of the European Commission’s Rule of Law Report, Liberties sostiene che la Commissione debba stabilire parametri di riferimento più chiari, scadenze precise e criteri per l’adozione di misure più incisive, così da garantire che i governi realizzino riforme significative. L’organizzazione chiede inoltre un migliore coordinamento tra i diversi strumenti dell’UE in materia di Stato di diritto, avvertendo che monitorare le carenze a livello nazionale senza offrire un percorso credibile per correggerle lascia irrisolti problemi persistenti.

Nove Stati membri sono indicati come Paesi nei quali almeno la metà delle raccomandazioni valutate dalla Commissione ha evidenziato carenze persistenti nel periodo 2025-2026. Il gruppo comprende Austria, Bulgaria, Danimarca, Finlandia, Germania, Italia, Malta, Slovacchia e Svezia.

“La Relazione sullo Stato di diritto ha il potenziale per fornire una panoramica completa, ma rischia invece di diventare uno strumento residuale, che affronta le questioni soltanto quando queste non vengono trattate dagli altri meccanismi dell’Unione. Allo stato attuale, non riesce a offrire né un quadro complessivo dei problemi esistenti né un percorso chiaro per porvi rimedio, come dimostra il nostro caso di studio sull’Ungheria”, si legge nel rapporto.

Quattro anni di raccomandazioni, pochi progressi

Secondo Liberties, il divario nell’attuazione rimane la principale debolezza dell’approccio della Commissione. Nel 2026, la quota di raccomandazioni che hanno registrato progressi nulli o soltanto limitati ha raggiunto il 54%. Al contempo, la percentuale complessiva di raccomandazioni che hanno mostrato progressi significativi o sono state pienamente attuate è scesa dal 24% del 2023 al 13% di quest’anno. La quota di raccomandazioni pienamente attuate è diminuita dall’11% ad appena il 4% nello stesso periodo.

La percentuale di raccomandazioni per le quali non sono stati registrati ulteriori progressi è rimasta tra il 29% e il 34% per quattro anni consecutivi.

La Commissione ha presentato un quadro più positivo nella propria valutazione, affermando che il 47% delle raccomandazioni formulate nel 2025 è stato affrontato, in modo totale o parziale. Secondo Liberties, questa formulazione nasconde però la differenza tra misure limitate e riforme effettivamente completate, senza spiegare perché alcuni problemi continuino a essere radicati.

L’organizzazione individua due possibili spiegazioni per la persistente mancanza di progressi: i governi potrebbero non avere la volontà politica necessaria per realizzare le riforme, oppure i problemi potrebbero essere così profondamente radicati da rendere insufficienti le raccomandazioni esistenti.

Uno dei cambiamenti più significativi nella relazione della Commissione del 2026 è la forte riduzione delle raccomandazioni relative alla libertà e al pluralismo dei media. La loro quota è scesa al 6% del totale, rispetto al 16-22% degli anni precedenti.

Scarsa attenzione ai media

Liberties cita inoltre la decisione di eliminare le raccomandazioni relative all’European Media Freedom Act (EMFA), dal momento che la maggior parte delle sue disposizioni è diventata giuridicamente vincolante per gli Stati membri nell’agosto 2025, imponendo a tutti i Paesi di attuarne efficacemente le disposizioni.

“Di conseguenza, la quota di raccomandazioni sulla libertà e il pluralismo dei media è diminuita significativamente, rappresentando ora soltanto il 6% di tutte le raccomandazioni, rispetto al 16-22% degli anni precedenti”, osserva l’organizzazione, aggiungendo che non è chiaro “se l’eliminazione di queste raccomandazioni rappresenti la scelta migliore per difendere la libertà e il pluralismo dei media”.

I partner di Liberties in Bulgaria, Croazia e Spagna hanno segnalato il perdurare delle interferenze politiche nei media del servizio pubblico, mentre in Croazia, Italia, Malta e Romania hanno evidenziato la persistenza di strutture proprietarie dei media poco trasparenti, spesso senza che siano previste iniziative legislative per affrontare il problema.

La Commissione ha attribuito il calo alla rimozione delle raccomandazioni coperte dall’EMFA, la maggior parte delle cui disposizioni è diventata applicabile l’8 agosto 2025. La motivazione è che l’EMFA crea obblighi giuridici vincolanti e offre alla Commissione la possibilità di avviare procedure di infrazione contro gli Stati membri che non rispettano tali obblighi.

In linea di principio, ciò garantisce un meccanismo di applicazione più forte rispetto alle raccomandazioni contenute in una relazione annuale. Al momento della sua analisi, tuttavia, la Commissione aveva avviato una sola procedura di infrazione ai sensi dell’EMFA, contro l’Ungheria nel dicembre 2025, nonostante le organizzazioni della società civile avessero individuato molteplici minacce alla libertà dei media.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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