Il portogallo vuole “un’Europa audace e dinamica, leader in campo economico, di sicurezza e culturale, ha affermato il primo ministro portoghese al Parlamento europeo”. È quanto affermato dal premier socialdemocratico portoghese, Luís Montenegro, nel suo intervento alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo. L’intervento, pronunciato il 6 ottobre, faceva parte della serie “This is Europe”, in cui i leader europei presentano ai deputati europei la loro visione per il futuro dell’Europa.
Montenegro ha ricordato che il Portogallo è entrato a far parte delle Comunità europee 40 anni fa. “Questa adesione ha segnato il nostro destino e la nostra vocazione. E lo è ancora”, ha affermato. Il premier ha inoltre affrontato il tema della crisi del debito portoghese del 2010-2014, culminata nel 2011, dove, a suo avviso, la solidarietà europea ha svolto un ruolo cruciale nella ricostruzione del Paese.
“Quindici anni fa, il Portogallo ha attraversato un periodo difficile, direi persino traumatico, ma grazie all’Europa, grazie alla solidarietà europea, ci siamo rialzati e ci siamo reinventati”, ha affermato.
La terza via del Portogallo
Secondo il Primo Ministro portoghese, le attuali tensioni geopolitiche richiedono un approccio pragmatico da parte dell’Europa. Egli ritiene che sia un eccessivo interventismo sia l’inazione non portino a nulla. “Per alcuni, la risposta a questi sconvolgimenti sarebbe un volontarismo caotico, per altri un’immobilità anacronistica. Entrambi gli approcci sono ugualmente demagogici e insostenibili a lungo termine”, ha affermato.
Il Portogallo, ha aggiunto Montenegro, vuole scegliere una terza via: coniugare la politica sociale con la responsabilità finanziaria. “Il Portogallo sta scegliendo una strategia personalistica e trasformativa che unisce la sensibilità sociale alla responsabilità finanziaria”, ha sottolineato.
L’economia portoghese è cresciuta del 2,5% nel secondo trimestre di quest’anno, più del doppio rispetto alla crescita delle economie dell’Unione Europea e dell’eurozona. Secondo Montenegro, questo risultato è stato raggiunto senza aumentare le tasse.
L’Europa non può essere un think tank normativo
Riferendosi alla politica dell’UE, il Primo Ministro portoghese ha auspicato un’ulteriore riduzione della burocrazia europea e dell’eccessiva regolamentazione, mettendo in guardia contro un meccanismo in cui ogni regolamento o modifica successiva sembra singolarmente necessaria, ma il loro effetto complessivo porta a un sistema sempre più complesso.
“Non possiamo sempre pensare che un determinato emendamento, questa nostra aggiunta, sia il più importante, e che la somma di questi emendamenti e aggiunte causi una ‘eccessiva regolamentazione’, per non dire un’eccessiva confusione”, ha affermato. La sua visione, invece, è quella di un’UE “audace e dinamica”, capace di competere in termini economici, di sicurezza e culturali.
Il premier socialdemocratico ha tuttavia sottolineato che l’Europa deve incrementare significativamente gli investimenti in scienza e tecnologia, osservando che un’eccessiva attenzione alla regolamentazione delle nuove tecnologie potrebbe far perdere al continente la sua posizione nell’economia globale.
A suo avviso, l’UE dovrebbe aspirare a svolgere un ruolo chiave nelle future rivoluzioni tecnologiche, soprattutto nel campo dell’intelligenza artificiale. Tuttavia, non si tratta solo di competitività economica. Il Primo Ministro ha sottolineato che il potenziale delle nuove tecnologie dovrebbe essere al servizio delle persone.
“Dobbiamo sfruttare il potenziale rivoluzionario delle nuove tecnologie a beneficio dell’umanità, evitando al contempo di snaturare ciò che costituisce la nostra essenza”, ha affermato.
Ha inoltre sottolineato la necessità di aumentare la produttività e reindustrializzare l’Europa. “Dobbiamo essere più produttivi. Dobbiamo reindustrializzare. Dobbiamo creare più posti di lavoro, meglio retribuiti, per i lavoratori qualificati”, ha affermato.
A suo avviso, ciò richiede un maggiore accesso ai capitali. Pertanto, Montenegro si è fatto promotore del completamento dell’unione bancaria e della creazione di una vera e propria unione di risparmio e investimento.
Al contempo, ha esortato l’Europa a rimanere aperta al mondo e a diversificare i propri partner commerciali. In questo contesto, ha menzionato il Mercosur e la necessità di rafforzare le catene di approvvigionamento europee.
Per Montenegro il confronto sul QFP non può essere trasformato in una gara
Una parte importante del discorso è stata dedicata alla discussione sul futuro bilancio pluriennale dell’UE per il periodo 2028-2034. I negoziati in merito sono tuttora in corso tra la Commissione europea, il Parlamento europeo e gli Stati membri.
Montenegro ha descritto il bilancio come un riflesso finanziario delle ambizioni politiche dell’Europa. “Abbiamo bisogno di un bilancio che finanzi nuove priorità senza compromettere le politiche che rimangono cruciali per la convergenza e la competitività in tutta Europa”, ha affermato.
Allo stesso tempo, si è opposto con fermezza all’idea di trattare i negoziati sul bilancio come una lotta per ottenere la quota maggiore possibile del bilancio dell’UE.
“Il Portogallo non considera il quadro finanziario pluriennale una gara”, ha affermato. A suo avviso, il bilancio dovrebbe servire ad approfondire il progetto economico e sociale europeo, basato sul mercato comune e sulla solidarietà tra Stati e regioni.
Il premier ha inoltre difeso la politica di coesione e la politica agricola comune, precisando: “Non c’è competitività europea senza coesione. E affinché ci sia coesione, dobbiamo avere un’economia competitiva”.
Le porte del Portogallo non sono chiuse, ma nemmeno spalancate
Nel suo intervento il premier portoghese ha affrontato anche il tema dell’immigrazione. Ha riconosciuto che negli ultimi anni il Portogallo ha registrato un aumento significativo del numero di stranieri in arrivo nel Paese. Ritiene che la situazione sia diventata insostenibile, motivo per cui il governo ha attuato riforme in materia di diritti, cittadinanza e rimpatri per gli stranieri.
Allo stesso tempo, ha sottolineato che il Portogallo non ha alcuna intenzione di chiudersi all’immigrazione. “Oggi, la porta del Portogallo, che è anche la porta dell’Europa, non è chiusa. Ripeto: non è chiusa, ma non è nemmeno spalancata”, ha ammesso.
“Noi difendiamo la regolamentazione e l’immigrazione legale, in modo da poter dare una risposta più umana ai cittadini”, ha affermato.
Secondo lui, la politica migratoria europea deve affrontare simultaneamente le esigenze economiche e demografiche, proteggere le frontiere e promuovere l’integrazione. È necessario “combinare un controllo responsabile con un’integrazione umana, rispondere alle esigenze demografiche della nostra economia e preservare la nostra identità”, ha affermato.
Sul fronte della politica estera e di difesa, Montenegro ha anche espresso forte sostegno al continuo aiuto all’Ucraina, ritenendo che ciò rientrasse anche nel processo di costruzione dell’autonomia strategica europea. Il premier ha anche auspicato lo sviluppo di una politica comune di sicurezza e difesa e il rafforzamento di un’industria strategica europea.
Come ha affermato, anche il Portogallo guarda alla sicurezza europea attraverso il prisma di un’ampia rete di relazioni internazionali, che vanno dal Brasile, passando per gli Stati Uniti e il Canada, fino all’Africa. “Abbiamo bisogno di una prospettiva globale, e al suo interno di una visione strategica atlantica che colleghi l’Europa con il Brasile, con gli Stati Uniti e con il Canada”, ha precisato.
Un progetto comune per la pace e la prosperità
Secondo il premier portoghese, l’Unione europea deve essere più competitiva, coesa, sicura, sostenibile, più vicina ai cittadini e meno appesantita dalla burocrazia. “Questo è ciò che gli europei si aspettano da noi”, ha affermato Montenegro.
Infine, il premier portoghese ha dichiarato che il suo Paese desidera partecipare attivamente alla costruzione di tale Unione. “A nome del Portogallo, desidero ribadire: è in questa Europa che continueremo a investire le nostre energie, costruendo un progetto comune di prosperità, pace e giustizia”, ha concluso.
Tradotto da Simone Cantarini. Articolo originale pubblicato su Focus Europe Poland disponibile qui.

