Il Parlamento europeo ha approvato ieri (8 ottobre) tre risoluzioni che denunciano le violazioni dei diritti umani in Iran, Georgia e Azerbaigian, chiedendo alla Commissione e al Consiglio europeo di rafforzare la propria risposta, attraverso sanzioni mirate, sostegno alla società civile e iniziative giudiziarie internazionali.
I testi affrontano contesti diversi, ma convergono sulla necessità di contrastare la repressione politica e subordinare i rapporti con i governi interessati al rispetto dei diritti fondamentali. La risoluzione sull’Iran è quella che ha ottenuto maggiore consenso, venendo approvata con 541 voti favorevoli, 11 contrari e 25 astensioni.
Gli eurodeputati hanno denunciato l’intensificarsi della repressione contro la popolazione civile dal gennaio di quest’anno, richiamando in particolare le intimidazioni contro attivisti per i diritti umani e giornalisti e i procedimenti giudiziari contro i manifestanti, basati, secondo il testo, su confessioni estorte mediante tortura.
Tra i manifestanti, tre donne sono state citate esplicitamente: Leila Abolhasani e Taraneh Rahimi, entrambe condannate a morte dopo le proteste, e Romina Rahimi, sorella di Taraneh condannata a una lunga pena detentiva. Il Parlamento chiede l’abolizione della pena capitale, denunciando inoltre la persecuzione delle minoranze religiose ed etniche e la repressione transnazionale esercitata dalle autorità iraniane
Sul piano internazionale, il testo invita ad ampliare le sanzioni, rafforzare la missione indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite e perseguire i responsabili attraverso la Corte penale internazionale.
La risoluzione sull’Iran non è altro che la formalizzazione di una posizione che da mesi trova spazio nel dibattito politico europeo e che ha recentemente scatenato tensioni tra il Paese mediorientale e la Francia. Martedì (6 ottobre),il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha denunciato quelli che considera doppi standard europei, contestando la differenza tra le richieste francesi di garantire il diritto di protesta in Iran e l’approccio adottato dalle forze dell’ordine francesi durante le manifestazioni studentesche.
Il giorno successivo (7 ottobre), la Francia ha convocato l’ambasciatore iraniano a Parigi. Il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot ha definito “assolutamente inaccettabili” le informazioni diffuse online da account ufficiali della diplomazia iraniana, accusando Teheran di una campagna di disinformazione e la convocazione del proprio ambasciatore in Iran una “provocazione indegna”.
Riguardo la Georgia, il Parlamento europeo ha approvato con 445 voti a favore, 37 contrari e 97 astensioni, una risoluzione che condanna i tentativi del partito al governo Sogno Georgiano di mettere al bando le forze di opposizione. Gli eurodeputati hanno chiesto la liberazione immediata e incondizionata dei prigionieri politici e dei manifestanti pacifici, tra i quali figurano Mzia Amaglobeli, insignita del Premio Sacharov nel 2025, e l’ex presidente georgiano Mikheil Saakashvili.
La risoluzione esprime inoltre preoccupazione per la risposta ritenuta insufficiente della Commissione e degli Stati membri dell’Unione europea al deterioramento della situazione. Da qui la richiesta di sanzioni mirate contro i responsabili della repressione e dell’arretramento democratico, tra cui il primo ministro Irakli Kobakhidze, Bidzina Ivanishvili, Shalva Papuashvili e Kakhaber Kaladze, già calciatore di Milan e Genoa e oggi sindaco di Tbilisi.
Seppur il processo di adesione all’Unione europea sia stato sospeso, su volere proprio dell’attuale governo georgiano guidato da Kobakhidze, la Georgia resta un Paese candidato. Il Parlamento europeo si è nuovamente schierato con i manifestanti antigovernativi, che fanno dell’adesione all’Unione un punto fermo, dichiarando come l’esclusione dei partiti politici consolidati dalla competizione democratica è incompatibile con i valori europei stabiliti nei Trattati.
Con 492 voti favorevoli, 23 contrari e 60 astensioni, la Camera di Strasburgo ha anche condannato la detenzione di oppositori politici, attivisti e giornalisti in Azerbaigian. Dal trattato di pace con l’Armenia, avvenuto al termine del conflitto nel Nagorno-Karabakh, Baku è stata sempre più aperta al dialogo con l’Unione europea. Il Parlamento europeo ritiene quindi questa terza risoluzione quella più capace di ottenere risultati tangibili.
Gli eurodeputati hanno chiesto il rilascio di Ali Karimli, presidente del Fronte popolare dell’Azerbaigian, di Anar Mammadli e del giornalista Anar Abdullayev, denunciando le condizioni di detenzione e le accuse di maltrattamenti. Hanno accolto inoltre con favore l’arrivo in Europa di Gubad Ibadoghlu per ricevere cure mediche urgenti e chiedono l’archiviazione dei procedimenti a suo carico.
Il messaggio politico rivolto a Baku è esplicito: qualsiasi futuro accordo di partenariato con l’Unione europea dovrà essere subordinato a miglioramenti concreti nella tutela dei diritti umani, compresa la liberazione dei prigionieri politici.

