L’Unione europea è pronta per dare il via definitivo all’istituzione di una nuova missione in Libano. Ad annunciarlo è stata l’Alta rappresentante per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza dell’UE, Kaja Kallas, che durante una conferenza stampa a Beirut con il ministro degli Esteri libanese Youssef Rajji, ha confermato che il prossimo 12 ottobre i ministri degli Esteri europei dovrebbero dare il via libera formale all’iniziativa.
“La pianificazione della nostra nuova missione di sostegno dell’Unione europea per addestrare e fornire consulenza alle forze armate libanesi è stata completata”, ha dichiarato Kallas, ringraziando le autorità di Beirut per la collaborazione e confermando che Bruxelles ha ricevuto l’invito ufficiale del governo libanese, necessario per procedere all’istituzione della missione.
“Mi aspetto che lunedì 12 ottobre i ministri degli Esteri dell’UE istituiscano formalmente la missione, che darà un contributo cruciale alla sicurezza del Libano”, ha aggiunto l’Alta rappresentante. Il passaggio è atteso durante il Consiglio Affari esteri in programma a Lussemburgo.
La nuova missione europea avrà il compito di fornire consulenza e assistenza alle Forze armate libanesi e alle Forze di sicurezza interna, contribuendo a rafforzarne le capacità di controllo del territorio, di gestione delle frontiere e di mantenimento della sicurezza interna. Le attività saranno condotte nel quadro della risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, adottata nel 2006 per porre fine alle ostilità tra Israele e Hezbollah e ristabilire condizioni di sicurezza lungo il confine israelo-libanese.
L’iniziativa si inserisce nella strategia europea per rafforzare le istituzioni statali libanesi e consentire al governo di Beirut di esercitare pienamente la propria sovranità sull’intero territorio nazionale. Un obiettivo che, secondo Kallas, assume particolare importanza alla luce delle conseguenze della guerra con l’Iran, che nel corso dell’anno si è estesa anche al Libano, aggravandone ulteriormente la situazione di sicurezza.
Il futuro di UNIFIL e il disarmo di Hezbollah
Parlando ai giornalisti, Kallas ha affermato con chiarezza che la nuova missione europea non sostituirà in alcun modo UNIFIL, la Forza di Interposizione in Libano delle Nazioni Unite di stanza nel Libano meridionale il cui mandato ufficiale scadrà nel dicembre 2026 e che vedrà nel corso del 2027 il progressivo ritiro.
“Voglio essere chiara su ciò che questa missione non è. Non sostituirà UNIFIL e non si concentrerà esclusivamente sul Libano meridionale”, ha precisato Kallas, ricordando il ruolo svolto per quasi cinquant’anni dalla forza di interposizione delle Nazioni Unite.
L’Alta rappresentante ha spiegato che sono ancora in corso discussioni sulla possibilità di mantenere una presenza internazionale nel Sud del Libano, sottolineando la disponibilità dell’Unione europea a collaborare con Beirut, con le Nazioni Unite e con i membri del Consiglio di sicurezza per definire gli sviluppi successivi.
“Non può esserci un vuoto di sicurezza quando UNIFIL lascerà il Paese. Il Libano deve avere il pieno controllo dell’intero territorio. Questo significa anche procedere verso il disarmo di Hezbollah”, ha affermato.
Rispondendo alle domande dei giornalisti sulla possibilità che la forza delle Nazioni Unite venga sostituita da una nuova presenza internazionale, Kallas ha insistito sulla necessità di preservare un quadro multilaterale.
“La nostra posizione è che debba esserci una presenza internazionale per mantenere la stabilità e la sicurezza”, ha spiegato, osservando che diversi Stati membri dell’UE già impegnati in UNIFIL potrebbero contribuire a un’eventuale nuova forza internazionale.
Una simile operazione dovrebbe tuttavia rispettare condizioni precise. “Questa forza internazionale deve avere un mandato delle Nazioni Unite, perché tutti i nostri Stati membri sono democrazie e hanno bisogno delle decisioni dei rispettivi parlamenti per inviare truppe in queste missioni”, ha sottolineato Kallas.
Secondo l’Alta rappresentante, dovrebbero inoltre essere definiti chiaramente il mandato e i compiti operativi dell’eventuale contingente. La soluzione preferibile per Bruxelles rimane comunque una proroga del mandato di UNIFIL: “Sarebbe meglio, innanzitutto, che il mandato di UNIFIL fosse esteso, perché un vuoto di sicurezza è qualcosa che non vogliamo vedere”.
In base a indiscrezioni riportate da Rapporteur, di prevede che la nuova missione militare dell’UE in Libano avrà una componente militare permanente di circa 100 persone. Italia, Francia e Spagna forniranno la maggior parte del contingente, per il quale Parigi e Roma sono già in competizione.
Durante la visita, Kallas e il presidente della Commissione militare dell’UE, il generale Sean Clancy, hanno ricevuto un invito formale dai leader libanesi che autorizzava l’UE a istituire la missione. La lettera, datata 5 ottobre, è stata confermata a Rapporteur da una fonte militare.
I dettagli sulla struttura della missione saranno definiti in una conferenza sulla composizione delle forze, dopo che i ministri degli esteri dell’UE dovrebbero dare il via libera al Consiglio Affari Esteri di lunedì.
La nuova missione rappresenta un ulteriore sviluppo della cooperazione tra Bruxelles e Beirut nel settore della sicurezza, già sostenuta attraverso lo Strumento europeo per la pace, l’European Peace Facility.
Secondo i dati forniti da Kallas, dal 2022 il sostegno destinato al Libano attraverso questo strumento ha raggiunto complessivamente 182 milioni di euro, facendo del Paese il terzo maggiore beneficiario degli aiuti concessi nell’ambito del meccanismo europeo. Ulteriori finanziamenti sono previsti per il 2027. L’Unione europea sostiene inoltre l’accordo mediato dagli Stati Uniti per il Sud del Libano e gli sforzi diplomatici diretti a costruire condizioni di sicurezza durature nei rapporti tra Beirut e Israele.
“La sicurezza del Libano deve rimanere una prerogativa del governo e del popolo libanese”, ha ribadito l’Alta rappresentante, collegando il rafforzamento delle forze armate nazionali alla necessità di consolidare l’autorità delle istituzioni statali.
Al sostegno militare si accompagna quello economico. Kallas ha ricordato che a settembre Bruxelles ha annunciato un nuovo stanziamento di 505 milioni di euro fino al 2027, completando il pacchetto complessivo da un miliardo di euro presentato nel 2024. Le risorse saranno destinate alla ripresa economica, al rafforzamento della sicurezza, alla gestione delle frontiere e ai servizi essenziali.
L’Alta rappresentante ha tuttavia ribadito che il sostegno europeo dovrà accompagnarsi all’attuazione delle riforme promesse dalle autorità libanesi, in particolare nei settori economico e bancario, considerate indispensabili per mobilitare ulteriori finanziamenti internazionali e attrarre investimenti.

