I partner europei si uniranno alla squadra negoziale ucraina per i colloqui negli Stati Uniti che si svolgeranno oggi (9 ottobre) e domani (10 ottobre), ha dichiarato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
Zelensky ha riferito ai giornalisti che venerdì la delegazione ucraina incontrerà gli inviati speciali del presidente Trump, Jared Kushner e Steve Witkoff. L’Ucraina sarà rappresentata da Kyrylo Budanov, Serhiy Kyslytsia, David Arakhamia e Rustem Umerov. Gli incontri dovrebbero durare due giorni e Zelensky ha dichiarato di aspettarsi che una delegazione europea si unisca sia al gruppo ucraino sia a quello statunitense.
Il presidente ha affermato che i negoziatori dovrebbero rientrare a Kyiv entro lunedì mattina (11 ottobre) con una relazione completa. I colloqui riguardano diverse opzioni per un cessate il fuoco settoriale, comprese possibili intese relative al Mar Nero e alle infrastrutture energetiche.
Zelensky ha dichiarato di non essere ancora pronto a valutare quali opzioni siano più realistiche, aggiungendo di non voler rendere note posizioni che la Russia potrebbe poi deliberatamente ribaltare.
Ha inoltre affermato che le questioni relative alla difesa aerea saranno discusse con la controparte statunitense, mentre i finanziamenti saranno affrontati con gli europei.
La dichiarazione è arrivata dopo le parole del segretario di Stato statunitense Marco Rubio, secondo cui una conclusione diplomatica della guerra rimane, al momento, fuori portata. Funzionari statunitensi hanno confermato che i colloqui di due giorni si terranno a Miami e che sono stati invitati i consiglieri per la sicurezza nazionale di Regno Unito, Francia e Germania, insieme a rappresentanti della NATO e dell’Unione europea.
Gli incontri si svolgono in un contesto caratterizzato dall’intensificazione degli attacchi russi a lungo raggio. Nella notte tra il 6 e il 7 ottobre, la Russia ha lanciato un massiccio attacco combinato con droni e missili contro diverse aree dell’Ucraina settentrionale, orientale e occidentale, uccidendo e ferendo complessivamente ben oltre 100 civili e colpendo obiettivi energetici, logistici e civili.
Secondo le autorità ucraine e le valutazioni occidentali, gli attacchi fanno parte di una campagna volta a indebolire il sistema elettrico e l’economia dell’Ucraina in vista dell’inverno 2026-2027, dopo i precedenti attacchi su larga scala di fine settembre, che avevano preso di mira anche le infrastrutture energetiche dentro e intorno a Kyiv.
I governi europei hanno insistito per partecipare direttamente al formato negoziale, temendo che un canale esclusivamente bilaterale tra Stati Uniti e Ucraina, gestito da inviati che hanno intrattenuto contatti diretti con il Cremlino, possa esporre Kyiv a pressioni affinché accetti concessioni.
Witkoff ha parlato in termini molto positivi dei suoi incontri con Vladimir Putin e ha avanzato proposte territoriali, comprese possibili intese riguardanti la regione di Donetsk, che rispecchiano le richieste russe più di quelle ucraine. La presenza di diplomatici europei offre all’Ucraina una protezione da tali pressioni e impedisce che le garanzie di sicurezza e un eventuale pacchetto economico vengano definiti alle spalle di Kyiv.
Gli Stati Uniti preferirebbero che il coinvolgimento europeo fosse limitato alla questione dei finanziamenti. I governi europei hanno cercato di mantenere costanti le forniture di armi di produzione statunitense all’Ucraina, nonostante i cambiamenti nella politica di Washington e il mutamento delle priorità statunitensi.
Attraverso il meccanismo NATO denominato Prioritized Ukraine Requirements List (PURL), gli alleati finanziano l’acquisto di sistemi d’arma americani. Secondo quanto dichiarato da funzionari della NATO, armi statunitensi per un valore di circa 10 miliardi di dollari sono già arrivate in Ucraina attraverso questo canale, concepito per accelerare le consegne combinando i finanziamenti europei con la produzione e le scorte statunitensi.
L’Europa è diventata il principale donatore complessivo di aiuti all’Ucraina, ma una parte considerevole del suo sostegno militare continua a dipendere da equipaggiamenti di produzione statunitense, compresi gli intercettori per i sistemi Patriot. A settembre, diversi Paesi europei si sono impegnati ad acquistare ulteriori sistemi Patriot dagli Stati Uniti e a prelevare equipaggiamenti dalle proprie scorte per aiutare l’Ucraina ad affrontare gli attacchi previsti durante l’inverno, mentre l’Unione ha approvato un pacchetto di prestiti pluriennale con una significativa componente destinata alla difesa.
Le scorte di missili intercettori rimangono limitate a causa di altri conflitti e i funzionari europei hanno sollecitato gli Stati membri a effettuare trasferimenti nel breve periodo, mentre vengono finanziati ordini statunitensi destinati ad aumentare la produzione nel lungo termine. La presenza europea ai colloqui di Washington è coerente con questo tentativo di collegare la prosecuzione dei finanziamenti e il sostegno alla difesa aerea al percorso diplomatico.
Sul piano diplomatico, un accordo sostanziale rimane improbabile. Il Cremlino ha dichiarato di concordare sul fatto che il conflitto si trovi in una situazione di stallo, ma respinge le misure parziali o temporanee e insiste per una soluzione complessiva alle proprie condizioni, che includono il controllo di territori che l’Ucraina non è disposta a cedere. Rubio ha descritto per questo motivo una conclusione negoziata del conflitto come attualmente irraggiungibile. Putin non ha mostrato alcun segnale di essere disposto a fare concessioni e gli attacchi russi sono proseguiti mentre gli inviati si preparano a presentare nuove proposte.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

