L’Europa non deve in alcun modo indebolire il proprio sistema di emergenza con deroghe nazionali perché, in caso contrario, vi è il rischio di mettere a repentaglio la deterrenza europea. E’ questo il monito lanciato dal commissario europeo alla Difesa, Andrius Kubilius, a Consiglio e Parlamento UE, nel suo intervento alla conferenza Military Schengen 2026 ad Amburgo, mentre si alza in Europa il timore di attacchi provenienti dalla Russia.
L’ex premier lituano ha messo in guardia contro il rischio di un ridimensionamento del sistema europeo di emergenza per la mobilità militare, uno dei principali strumenti previsti dalla Commissione per consentire il rapido trasferimento di truppe e mezzi militari attraverso il territorio dell’Unione europea in caso di crisi, chiedendo di mantenere intatta l’ambizione della proposta legislativa presentata nel novembre 2025 attualmente oggetto di negoziato tra i due colegislatori.
“Ci troviamo in un momento decisivo. Esiste la possibilità che le nostre proposte vengano annacquate, che la loro ambizione venga ridimensionata e che il loro impatto venga diluito”, ha dichiarato Kubilius, avvertendo che “un regolamento indebolito significa anche una deterrenza indebolita”.
Al centro delle preoccupazioni del commissario vi è soprattutto il futuro dell’European Military Mobility Enhanced Response System (EMERS), il nuovo meccanismo europeo di risposta rafforzata che dovrebbe permettere, in circostanze eccezionali, di superare le normali procedure amministrative e garantire ai trasporti militari un accesso prioritario alle infrastrutture europee.
“Affinché il sistema di emergenza funzioni, deve essere applicato ovunque, in tutta l’Unione, allo stesso modo. Nessuna frammentazione, nessuna possibilità di sottrarsi alle regole. Questo non farebbe altro che complicare le cose e rallentarci”, ha sottolineato Kubilius.
Lo scontro sull’estensione del sistema di emergenza
Le dichiarazioni del commissario arrivano mentre proseguono i negoziati sulla proposta di regolamento per la mobilità militare, presentata dalla Commissione europea ormai quasi un anno fa nell’ambito del progetto per la creazione di uno spazio europeo di mobilità militare entro il 2027.
Lo scorso giugno, il Consiglio UE ha adottato la propria posizione negoziale, introducendo però alcune modifiche alla proposta originaria con l’obiettivo dichiarato di garantire maggiore flessibilità agli Stati membri. Tra le novità figura anche la possibilità per il Consiglio di attivare il meccanismo EMERS, su richiesta di uno o più Paesi, entro 72 ore, anche senza una proposta preventiva della Commissione.
Tuttavia, uno dei principali punti di frizione riguarda tuttavia l’estensione geografica del sistema di emergenza. Secondo quanto riferito il 7 ottobre da Rapporteur, che cita fonti diplomatiche e parlamentari, alcuni governi europei vorrebbero limitare l’applicazione delle misure straordinarie ai soli Stati direttamente interessati dalle operazioni militari, anziché all’intero territorio dell’Unione.
Alla base delle riserve vi sarebbero soprattutto le possibili conseguenze economiche dell’attivazione del meccanismo, che consentirebbe ai trasporti militari di avere la precedenza su quelli civili presso infrastrutture strategiche come porti, aeroporti e reti ferroviarie. Alcune capitali sarebbero quindi contrarie a sostenere tali costi qualora il proprio territorio non fosse direttamente coinvolto nel trasferimento delle forze armate.
I sostenitori di un’applicazione estesa a tutti i Ventisette ritengono, invece, che un sistema uniforme rafforzerebbe il coordinamento europeo e preserverebbe una maggiore ambiguità strategica, evitando di rendere immediatamente riconoscibili i territori interessati dai movimenti militari.
Il confronto dovrebbe entrare in una fase decisiva il prossimo 20 ottobre, quando è previsto un nuovo incontro politico tra i negoziatori del Parlamento europeo, la presidenza irlandese del Consiglio e la Commissione. Secondo Rapporteur, il campo di applicazione dell’EMERS potrebbe rimanere uno dei nodi più difficili da sciogliere, fino all’ultimo trilogo attualmente previsto per il 9 dicembre.
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Cosa prevede il nuovo sistema
Nel suo intervento, Kubilius ha illustrato le principali misure contenute nel pacchetto europeo per la mobilità militare, ribadendo la necessità di superare la frammentazione normativa che ancora caratterizza il trasferimento di personale e materiale militare tra gli Stati membri.
“Oggi abbiamo la libertà di circolazione, ma non se sei un soldato”, ha osservato il commissario, ricordando che in alcuni Paesi è ancora necessario comunicare gli spostamenti militari con 45 giorni di anticipo. Secondo Kubilius, le procedure nazionali possono arrivare a richiedere settimane o addirittura mesi per trasferire le forze armate dalla Spagna ai Paesi baltici.
In questo contesto, la proposta della Commissione prevede di sostituire l’attuale sistema di regole nazionali con procedure comuni, introducendo un’autorizzazione valida su tutto il territorio europeo, da rilasciare entro un massimo di tre giorni lavorativi, oltre a una semplificazione delle formalità doganali e alla digitalizzazione delle richieste.
Il meccanismo EMERS dovrebbe intervenire proprio nelle situazioni di emergenza, quando anche tre giorni potrebbero risultare eccessivi. In questi casi, secondo la proposta originaria, le autorizzazioni preventive verrebbero sostituite da una semplice notifica allo Stato di transito, da effettuare almeno sei ore prima dell’arrivo alla frontiera.
Sarebbero inoltre previste deroghe temporanee ad alcune limitazioni del traffico, ai tempi di guida e riposo dei conducenti e alle procedure ordinarie, garantendo ai trasporti militari un accesso prioritario alle infrastrutture.
“Se si verifica una vera situazione di emergenza, aspettare tre giorni per ottenere i permessi è ancora troppo”, ha affermato Kubilius, spiegando che l’obiettivo della Commissione è ridurre i tempi di trasferimento delle forze armate da settimane o mesi a pochi giorni.
Il nodo degli ostacoli logistici
Per il commissario, tuttavia, la mobilità militare non rappresenta soltanto una questione amministrativa. La vera sfida riguarda la capacità materiale dell’Europa di trasferire rapidamente enormi quantità di personale, armamenti e attrezzature attraverso le proprie infrastrutture.
Richiamando il modello di prontezza operativa della NATO, Kubilius ha ricordato che l’Alleanza deve essere in grado di dispiegare 100mila soldati entro dieci giorni, ulteriori 200mila entro trenta giorni e almeno 500mila nell’arco di sei mesi.
Numeri che pongono enormi difficoltà sul piano dei trasporti. Secondo le stime illustrative riportate dal commissario, lo spostamento su strada di una singola brigata di circa 4.500 uomini potrebbe richiedere centinaia di veicoli e un convoglio lungo fino a dodici chilometri. Per il trasferimento delle prime venti brigate previste dal modello NATO, la lunghezza complessiva teorica dei convogli potrebbe raggiungere i 240 chilometri.
Sul fronte ferroviario, il trasferimento di una divisione alleata di 15mila soldati potrebbe richiedere fino a 200 treni e 8.400 vagoni carichi, mentre il trasporto marittimo delle forze di rinforzo potrebbe necessitare di circa 200 navi.
“Non possiamo permetterci di ridurre l’ambizione del pacchetto o di ritardarne l’attuazione”, ha poi ribadito Kubilius, sottolineando come la capacità di deterrenza europea dipenda anche dalla velocità con cui gli eserciti possono attraversare il continente.
A questo proposito, il commissario ha richiamato l’esercitazione NATO Steadfast Defender, che ha coinvolto circa 90mila militari nell’arco di cinque mesi. “Spostare 500mila soldati in 180 giorni attraverso l’Europa è qualcosa che non abbiamo mai fatto prima. E potremmo aver bisogno di farlo prima di quanto immaginiamo, prima di quanto vorremmo”, ha avvertito.
Quanti fondi a disposizione per modernizzare le infrastrutture?
Un altro elemento fondamentale del progetto europeo per velocizzare la mobilità di truppe e mezzi riguarda l’ammodernamento delle infrastrutture di trasporto a duplice uso, civile e militare.
La Commissione ha proposto di destinare circa 17,65 miliardi di euro alla mobilità militare nel prossimo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034, attraverso il Meccanismo per collegare l’Europa, con l’obiettivo di intervenire su circa 500 punti critici distribuiti lungo i quattro principali corridoi europei individuati per i trasporti militari.
Kubilius ha richiamato in particolare l’importanza del porto di Amburgo, luogo della conferenza, uno degli snodi fondamentali per la logistica europea, ricordando che gli investimenti necessari per adeguare le infrastrutture locali, soprattutto i ponti, sono stati quantificati dalle autorità cittadine in circa otto miliardi di euro.
Accanto agli investimenti infrastrutturali, il pacchetto della Commissione prevede la creazione di una Solidarity Pool, una riserva comune attraverso la quale gli Stati membri potrebbero condividere mezzi di trasporto militari e civili, inclusi camion, vagoni ferroviari specializzati, navi cargo e aerei da trasporto.
Il meccanismo dovrebbe consentire di censire preventivamente le capacità disponibili, comprese quelle degli operatori privati, e coordinarne l’utilizzo in caso di crisi.
“Se arriva una crisi, ci sarà un’enorme domanda di mezzi di trasporto”, ha spiegato Kubilius, sostenendo che la riserva comune sarà indispensabile per gestire le risorse disponibili, evitare duplicazioni e garantire una risposta coordinata.
Intanto la Russia si prepara a un confronto di lunga durata”
L’urgenza di approvare le nuove regole è stata collegata dal commissario anche all’evoluzione della minaccia russa e alla crescente capacità industriale e tecnologica di Mosca.
Secondo le stime citate da Kubilius, il bilancio militare russo per il 2027 potrebbe raggiungere i 180 miliardi di euro, con un aumento del 33% rispetto al 2026 in termini di parità di potere d’acquisto. Il commissario ha inoltre sostenuto che, sulla base di questo criterio, la spesa militare russa potrebbe eguagliare o superare quella complessiva degli Stati membri dell’Unione europea.
Kubilius ha richiamato anche la capacità della Russia di sviluppare nuove tecnologie militari e di produrre droni in grandi quantità. In un eventuale scenario di aggressione contro un Paese europeo, ha avvertito, l’Unione e la NATO potrebbero trovarsi ad affrontare un esercito russo con una significativa esperienza operativa e capacità produttive superiori a quelle del 2022.
“La Russia si sta preparando a una guerra e a un confronto di lunga durata”, ha affermato il commissario, chiedendo ai governi europei di accelerare la preparazione militare.
Il messaggio finale di Kubilius è stato rivolto direttamente ai negoziatori europei. La difesa del continente rimane una responsabilità degli Stati membri e della NATO, ma senza un sistema logistico capace di assicurare il rapido trasferimento di uomini e mezzi, anche i piani militari dell’Alleanza rischiano di perdere efficacia.
“La NATO da sola non può farcela. Gli Stati membri da soli non possono farcela. Militari e civili da soli non possono farcela. Ma come Unione, insieme, possiamo riuscirci”, ha concluso il commissario.

