Creare reti stabili tra scuole di diversi Paesi europei per condividere metodi di insegnamento, sostenere gli istituti delle aree più svantaggiate e migliorare le competenze degli studenti, a partire da matematica, lettura, scienze e capacità digitali. È l’obiettivo delle “alleanze tra scuole europee”, il progetto con cui la Commissione UE punta a rafforzare la cooperazione transnazionale nell’istruzione e a preparare i giovani ai cambiamenti legati all’intelligenza artificiale e al mercato del lavoro.

A presentare l’iniziativa al Parlamento europeo è stata la vicepresidente esecutiva della Commissione Roxana Mînzatu, che l’ha definita “un pilastro” del pacchetto sull’istruzione a cui Bruxelles sta lavorando e che sarà presentato nei primi giorni di novembre.

La commissaria ha richiamato l’attenzione sui risultati PISA 2025 dell’OCSE, che confermano il progressivo peggioramento delle competenze di base tra i quindicenni europei. Secondo Mînzatu, un terzo degli studenti non raggiunge il livello minimo in lettura e matematica, mentre uno su quattro non lo raggiunge nelle materie scientifiche. Anche tra gli studenti con i risultati migliori le performance sono in calo. Si tratta, ha sottolineato, di una tendenza ormai decennale che occorre invertire.

Programmi di questo tipo, ha spiegato, servono ad aiutare le scuole a colmare le lacune emerse dal rapporto e a valorizzare ciò che funziona nei diversi sistemi nazionali, anche per preparare i giovani all’era dell’intelligenza artificiale. Servono inoltre dirigenti scolastici capaci di conoscere le sfide dei propri istituti e di collaborare con esperti e insegnanti di tutta Europa.

All’inizio dell’anno è stato avviato il bando per i partenariati tra scuole europee, con uno stanziamento complessivo di circa 20 milioni di euro. Il primo bando Erasmus+ ha finanziato 50 progetti in quasi tutti gli Stati membri, coinvolgendo quasi 400 scuole.

Tra le iniziative citate dalla commissaria figurano Project Dignity, che coinvolge Ungheria ed Estonia e punta a rendere più sicuro l’apprendimento online e a insegnare ai giovani a utilizzare social media e intelligenza artificiale in modo responsabile, con particolare attenzione alla tutela della salute mentale; Mathlinks, sviluppato tra Francia e Germania, che mira a migliorare l’insegnamento della matematica attraverso risorse condivise e un maggiore sostegno agli studenti più vulnerabili; ed EasyIt, che coinvolge Turchia, Grecia e Romania e punta a rendere più inclusivi l’insegnamento della matematica e l’alfabetizzazione attraverso attività di mentoring, formazione interna e monitoraggio.

PISA 2025, la Commissione europea certifica il calo delle competenze di base tra i quindicenni dell’Ue

Secondo Mînzatu, le alleanze dovranno basarsi su quattro principi: coinvolgere anche le zone più svantaggiate, garantire un equilibrio geografico, produrre un cambiamento sistemico e duraturo nell’apprendimento ed essere progetti snelli e di semplice attuazione, senza ulteriori oneri amministrativi per scuole e insegnanti.

Negli interventi che sono seguiti in Aula sono emersi alcuni punti chiave. Il progetto delle alleanze ha raccolto un ampio sostegno, seppur con accenti diversi, ma ha ricevuto anche critiche dai banchi sovranisti, che temono un’intromissione di Bruxelles nelle competenze nazionali in materia di istruzione.

Sul fronte della competitività è stato ricordato che quasi la metà delle piccole e medie imprese europee fatica a trovare personale con le competenze adeguate e che le aziende considerano queste carenze un freno agli investimenti. Le alleanze possono contribuire a colmare questo divario, a patto di non essere considerate soltanto uno strumento di mobilità, ma anche un’occasione per migliorare la qualità dell’istruzione e fornire agli studenti competenze digitali e capacità di pensiero critico.

Sul piano dell’inclusività è stato sottolineato che queste iniziative devono essere accessibili a tutti, senza ostacoli geografici o economici.

Sul fronte della cooperazione è stato invece chiesto di puntare su una maggiore collaborazione e su una minore uniformità, incoraggiando la condivisione e l’adozione dei modelli che funzionano invece di imporre un unico schema a tutti.

Un altro intervento ha spostato il discorso sul piano politico, denunciando come alcune politiche indeboliscano il ruolo della scuola come luogo di integrazione e di educazione alla convivenza. Da qui l’affondo sulle risorse: se per il riarmo sono stati trovati miliardi, è possibile trovare maggiori fondi anche per le scuole.

Sul fronte opposto, infine, è stato chiesto di mettere al primo posto l’istruzione dei figli, difendendo l’identità nazionale e attribuendole priorità rispetto alla costruzione di un’identità europea condivisa.

In risposta, Mînzatu ha sottolineato che le alleanze non devono essere considerate uno strumento di armonizzazione o centralizzazione, dal momento che i contenuti dell’insegnamento restano di competenza degli Stati membri. L’obiettivo del progetto, ha spiegato, è invece condividere esperienze, strumenti e metodi affinché le lacune emerse dal rapporto PISA 2025 possano essere affrontate anche attraverso gli scambi tra partner europei.

La commissaria ha infine ribadito che Bruxelles non intende creare alleanze elitarie e che l’inclusività sarà una condizione fondamentale dell’iniziativa. L’obiettivo finale, ha concluso, è preparare i giovani alla democrazia e al mercato del lavoro in una fase di forte transizione tecnologica e di cambiamento, andando quindi oltre la logica di un semplice progetto di scambio.

[articolo a cura di Giacomo Cellupica]

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