Il governatore della Banca di Francia, Emmanuel Moulin, ha avvertito in un’intervista al Financial Times che la Francia rischia di essere gradualmente strangolata dall’aumento dei tassi di interesse se non interviene sui conti pubblici.

Moulin ha escluso un parallelo con la Grecia durante la crisi dell’euro e ha sostenuto che l’approvazione entro quest’anno di una manovra in grado di ridurre spesa e disavanzo, come quella proposta dal governo, contribuirebbe a rassicurare i mercati dando un segnale concreto di risanamento. Ha definito “gravi e preoccupanti” le dinamiche registrate nelle ultime settimane sul mercato del debito sovrano, sottolineando però che la fiducia degli investitori può essere recuperata.

La scorsa settimana il governo ha presentato un progetto di bilancio che prevede 43 miliardi di euro tra riduzioni della spesa e aumenti delle imposte, con l’obiettivo di contenere un disavanzo stimato al 5,4% a fine anno. L’esecutivo non dispone di una maggioranza parlamentare e deve affrontare l’opposizione a misure come l’abolizione dell’indicizzazione automatica delle pensioni all’inflazione e il congelamento parziale degli stipendi dei dipendenti pubblici.

Rendimenti e spread in aumento

I rendimenti dei titoli di Stato francesi a dieci anni si sono avvicinati al 5% durante la scorsa settimana, per poi scendere lunedì 5 ottobre al 4,86%, mentre il differenziale rispetto al Bund tedesco si è attestato a 137 punti base in chiusura, dopo aver raggiunto i 150 punti base. Dall’inizio della guerra in Iran i rendimenti francesi sono aumentati più di quelli di qualsiasi altro mercato obbligazionario del G7, in un contesto di tassi in rialzo anche sui Treasury statunitensi e nell’area euro, a causa del rincaro dell’energia e delle emissioni record di debito pubblico e societario.

Già il 25 settembre Moulin aveva dichiarato in un’intervista a Public Sénat che Parigi non incontra difficoltà nel collocare titoli sui mercati, ma che l’aumento degli oneri sul debito rischia di esercitare una stretta progressiva sui conti pubblici. In quell’occasione il costo di finanziamento decennale era al 4,7%, il livello più elevato dal 2008, e il governatore aveva indicato nella legge di bilancio, con risparmi e disavanzo in diminuzione, lo strumento per scongiurare una crisi del debito sovrano prima delle presidenziali di aprile e maggio 2027. Il 15 settembre, durante una conferenza stampa con il ministro dell’Economia Roland Lescure, aveva dichiarato che non ci sono timori sul finanziamento dello Stato.

Il ruolo della BCE

Sul mercato si è diffusa l’ipotesi che la Banca centrale europea possa intervenire per contenere l’allargamento degli spread, alla luce dei timori di una frammentazione dei mercati finanziari dell’area euro. Moulin, secondo quanto riferito dal Financial Times, ha respinto questa possibilità e ha indicato nella capacità dei francesi e dei loro rappresentanti eletti di risanare le finanze pubbliche la vera rete di sicurezza. Il 25 settembre aveva definito sbagliato puntare sulla Bce e aveva precisato che i meccanismi di crisi dell’istituto possono essere attivati soltanto dopo che un Paese ha adottato misure proprie.

La Bce ha aumentato i tassi due volte di recente per contrastare l’inflazione provocata dalla guerra in Iran, mentre la Federal Reserve ha innalzato il proprio tasso a settembre; entrambe annunceranno nuove decisioni alla fine di ottobre. Moulin ha osservato che condizioni finanziarie più restrittive, insieme al secondo shock energetico, possono ridurre la necessità di ulteriori interventi da parte delle banche centrali. La riunione di politica monetaria della Bce è fissata per il 29 ottobre.

 

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