L’Unione europea loda il percorso portato avanti da Moldova e Ucraina nel quadro del processo di adesione all’UE, in un momento in cui l’allargamento rappresenta una priorità “geostrategica” per il futuro dell’Unione. È quanto emerge dalla riunione del Consiglio di associazione UE-Moldova che si è tenuta lunedì 5 ottobre a Bruxelles, alla vigilia della presentazione delle “pre-enlargement policy reviews”, con cui la Commissione intende preparare le politiche e il funzionamento dell’Unione europea alla prossima fase di allargamento, dai Paesi dei Balcani occidentali all’Ucraina e alla Moldova.

La Moldova e l’Ucraina “stanno entrambe mantenendo gli impegni presi” con l’UE in circostanze “molto difficili”, ha affermato in conferenza stampa la commissaria europea per l’Allargamento, Marta Kos, parlando al fianco dell’Alta rappresentante per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza dell’Unione, Kaja Kallas, e del premier moldavo Vasile Tofan. Kos ha annunciato che l’UE potrebbe aprire già la prossima settimana altri due cluster per l’Ucraina e la Moldova, in occasione delle riunioni della Conferenza intergovernativa a Lussemburgo. La Moldova ha “compiuto passi da gigante verso l’adesione”, ha dichiarato Kallas, secondo cui il Paese “sta procedendo a un ritmo molto sostenuto”.

In conferenza stampa, il premier moldavo Tofan ha ribadito l’obiettivo di Chișinău: portare a termine il lavoro tecnico necessario per concludere i negoziati entro l’inizio del 2028 e preparare la Moldova all’adesione entro il 2030. Per il premier si tratta di “una tempistica ambiziosa”, ma che il Paese è in grado di sostenere. “Non chiediamo standard inferiori né scorciatoie. Crediamo in un processo prevedibile e basato sul merito, in cui i progressi nelle riforme siano seguiti da progressi nei negoziati”, ha affermato Tofan.

Ungheria e Ucraina raggiungono un accordo graduale per riaprire i negoziati di adesione di Kyiv all’Unione europea

Minoranze, corruzione e Transnistria pesano sul percorso di adesione

L’apertura dei cluster per la Moldova e l’Ucraina è stata coordinata politicamente dai Paesi dell’UE. Tra giugno e luglio scorso, Chișinău e Kyiv hanno inaugurato i primi due dei sei cluster negoziali: quello sulle Questioni fondamentali (Cluster 1) e quello sulle Relazioni esterne (Cluster 6). Ad oggi restano ancora da aprire i quattro cluster relativi a mercato interno, competitività e crescita inclusiva, agenda verde e connettività sostenibile, risorse, agricoltura e coesione. Il passaggio alla fase successiva dei negoziati dipende però non soltanto dal rispetto dei criteri tecnici, ma anche dal superamento di alcuni nodi politici e settoriali particolarmente sensibili.

Per l’Ucraina, una disputa con Budapest sui diritti della minoranza ungherese ha rappresentato uno dei principali ostacoli al progresso dei negoziati. Kyiv punta a rispondere alle preoccupazioni dell’Ungheria attraverso una nuova legge, il cui voto in Parlamento è atteso il 12 ottobre. Restano inoltre sensibili, in vista dell’integrazione nel mercato unico, dossier come l’agricoltura e i trasporti ucraini.

Per quanto riguarda la Moldova, le preoccupazioni riguardano soprattutto il consolidamento dello Stato di diritto, l’indipendenza della magistratura e la lotta alla corruzione: nei primi sei mesi del 2026 sono stati aperti 59 procedimenti per corruzione ad alto livello, ma soltanto 25 sono arrivati in tribunale. A queste difficoltà si aggiungono una capacità amministrativa ancora limitata, la necessità di ridurre il divario economico con l’UE e le persistenti vulnerabilità energetiche.

Bruxelles sta sostenendo queste trasformazioni con un Growth Plan da 1,9 miliardi di euro per il periodo 2025-2027 come dimostrato dallo sblocco annunciato lunedì di altri 157 milioni che portano a 661 milioni le risorse finora rese disponibili per la Moldova. La terza tranche del Piano di crescita per la Repubblica di Moldova fa seguito alla valutazione positiva della Commissione, secondo cui la Moldova ha portato a termine con successo 18 riforme legate al Piano di crescita, che coprono tutti e sette i settori del Piano: sviluppo del settore privato, resilienza economica, governance economica, coesione sociale e mercato del lavoro, energia, transizione verde e buon governo. Commentando l’erogazione dei fondi, l’Alta rappresentante Kallas ha sottolineato che le relazioni tra l’Unione europea e la Moldova “non sono mai state così vicine”, ricordando che “i legami economici si stanno rafforzando”. Come sottolineato da Kos, si tratta del pacchetto più ampio erogato finora al Paese e Chișinău ha realizzato “riforme importanti per sbloccare questi fondi”.

Sullo sfondo rimangono la questione irrisolta della Transnistria e una pressione russa che Bruxelles considera ormai una minaccia diretta anche alla sicurezza delle frontiere esterne dell’UE. Lo scorso giugno, il Consiglio europeo ha denunciato ripetute violazioni dello spazio aereo moldavo, cyberattacchi, campagne di manipolazione dell’informazione, interferenze politiche e la strumentalizzazione dell’energia da parte di Mosca. L’UE ha finora imposto sanzioni a 29 persone e cinque entità per attività volte a destabilizzare il Paese, mentre tra il 2021 e il 2026 ha stanziato 317 milioni di euro attraverso lo Strumento europeo per la pace per rafforzare le capacità delle forze armate moldave.

A rendere ancora più delicato il quadro resta la Transnistria: tra il 18 e il 20 settembre Mosca ha organizzato nella regione separatista le elezioni per la Duma russa senza il consenso di Chișinău, che ha denunciato una violazione della propria sovranità e integrità territoriale. L’adesione moldava assume così una dimensione che va ben oltre la convergenza normativa, diventando per Bruxelles anche una questione di resilienza democratica e sicurezza europea.

Nonostante la situazione nella regione separatista filorussa situata tra la Moldova e l’Ucraina rimanga fragile, secondo l’Alta rappresentante Kallas non rappresenterà un ostacolo per l’ingresso del Paese nell’UE. “Come abbiamo sentito oggi, la situazione nella regione moldava della Transnistria rimane fragile”, ha affermato l’ex premier estone in conferenza stampa. Kallas ha riconosciuto che l’attuale modello economico della Transnistria “non è sostenibile”, il che “rende ancora più importanti gli sforzi di Chișinău per la reintegrazione socio-economica”. Tuttavia, tali ostacoli non dovrebbero pregiudicare l’adesione di Chișinău all’UE. “La Transnistria non diventerà un ostacolo nel percorso europeo della Moldova”, ha affermato Kallas.

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