L’Ungheria ha accettato di revocare il proprio veto sull’apertura di due capitoli dei negoziati di adesione dell’Ucraina all’Unione europea, in cambio di modifiche mirate alla legge ucraina sull’istruzione. L’intesa arriva dopo settimane di tensioni pubbliche ed è stata concepita in modo che le due parti procedano in parallelo, mantenendo la possibilità di interrompere il processo qualora una delle due non rispetti gli impegni presi.

Lo scontro più recente aveva raggiunto il culmine in occasione di un vertice dei Carpazi programmato. Il primo ministro ungherese Péter Magyar aveva accusato Kyiv di agire senza coordinamento e aveva annullato un accordo tra Naftogaz e MOL sullo stoccaggio di petrolio per l’Ucraina. Le autorità ucraine hanno respinto le accuse, definendole infondate. Kyiv non aveva reagito con misure analoghe.

Nel giro di pochi giorni, Budapest ha iniziato a cercare una strada per tornare al tavolo dei negoziati. Un incontro tra i ministri degli Esteri Andrii Sybiha e Anita Orbán a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York ha contribuito a riavviare il dialogo; contatti paralleli tra Anita Orbán e il vice primo ministro Vsevolod Chentsov hanno riguardato il percorso di adesione all’Unione europea.

Il meccanismo centrale dell’intesa è semplice. L’Ucraina approverà modifiche alla legge sull’istruzione che erano già previste dalla tabella di marcia per l’adesione all’Unione e che sono state coordinate con i rappresentanti delle minoranze. L’Ungheria consentirà l’apertura dei Cluster 2 e 3, rispettivamente mercato interno e competitività e crescita inclusiva. L’Ungheria aveva già promesso a giugno di revocare il veto una volta concordata la tabella di marcia; il nuovo accordo introduce una sequenza graduale a causa del basso livello di fiducia ancora esistente tra le due parti.

L’Ucraina ha registrato il disegno di legge. Il 6 ottobre l’Ungheria dovrebbe consentire alla presidenza irlandese dell’Unione di chiedere all’Ucraina le proprie posizioni negoziali sui due Cluster. Il Parlamento dovrebbe approvare la legge in un’unica seduta il 12 ottobre, prima di una decisione del Consiglio dell’Unione europea prevista per il 13 ottobre e di una discussione del Consiglio europeo sull’allargamento fissata per il 15 ottobre. Secondo le autorità, i voti necessari sono disponibili, anche tra i parlamentari che normalmente difendono le norme sull’uso della lingua ucraina.

La principale modifica introduce lo status di “scuola per le minoranze nazionali”. Una scuola potrà ottenere tale status se più della metà dei suoi studenti riceve l’insegnamento nella lingua della minoranza; lo status sarà mantenuto automaticamente fino a una soglia del 20% e potrà successivamente essere riesaminato solo dopo consultazioni. Gli attuali dirigenti scolastici saranno esentati dal nuovo requisito relativo al certificato di lingua ucraina. I bambini potranno utilizzare la propria lingua al di fuori delle lezioni.

Le nuove norme riguarderanno tutte le minoranze, non soltanto quella ungherese, ed escluderanno esplicitamente il russo. Per le lingue indigene, tra cui il tataro di Crimea, sarà prevista una soglia più bassa: sarà sufficiente una sola classe. Sono stati consultati anche i rappresentanti della comunità rumena.

Se il calendario verrà rispettato, i due Cluster saranno aperti e l’immediata crisi bilaterale si attenuerà. I funzionari ungheresi potranno presentare il risultato come un accordo che Orbán non ha ottenuto. Le autorità ucraine prevedono che i restanti cluster possano essere aperti entro la fine dell’anno, anche se potrebbe essere ancora necessario un incontro tra i leader Volodymyr Zelensky e Magyar per superare gli ultimi veti.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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