Il riavvicinamento tra Bielorussia e Stati Uniti d’America sta aprendo un nuovo fronte di discussione all’interno dell’Occidente. L’amministrazione di Donald Trump ha annunciato un possibile “massiccio accordo” per l’acquisto di potassio bielorusso, dopo aver rimosso numerose sanzioni al regime di Aljaksandr Lukašėnka. Approfittando di ciò, Minsk ha intensificato i contatti con alcuni Paesi europei.
L’annuncio di Trump, arrivato il 21 settembre, riguarda uno dei principali prodotti d’esportazione della Bielorussia che gli Stati Uniti potrebbero acquistare a un prezzo inferiore rispetto alle forniture canadesi, in un momento di forte tensione commerciale tra Washington e Ottawa.
Il dossier commerciale è però strettamente legato a quello diplomatico. Negli ultimi mesi, i negoziati guidati dall’inviato speciale statunitense John Coale hanno portato alla liberazione di centinaia di prigionieri politici bielorussi e, in cambio, all’allentamento di alcune sanzioni statunitensi. Il processo ha trasformato il potassio in uno degli strumenti attraverso cui Washington tenta di ottenere concessioni da Minsk.
Il problema è che la strategia americana si scontra con la posizione europea. Le sanzioni dell’Unione europea contro la Bielorussia, rinnovate nel febbraio 2026 fino al 28 febbraio 2027, comprendono il divieto di importazione di potassio bielorusso e altre misure commerciali.
La questione è particolarmente rilevante per la logistica. Prima delle sanzioni, una parte significativa delle esportazioni bielorusse passava attraverso i porti baltici. Oggi la rotta più conveniente sarebbe nuovamente quella attraverso la Lituania e il porto di Klaipėda, ma Vilnius ha già escluso un cambiamento della propria posizione.
“Non vediamo alcun motivo per cui la nostra posizione sulla Bielorussia debba ammorbidirsi”, ha dichiarato il ministro degli Esteri lituano Kęstutis Budrys, sottolineando che Minsk continua, secondo Vilnius, a reprimere gli oppositori, sostenere la guerra russa contro l’Ucraina e condurre attività ibride contro gli Stati membri dell’Unione. La stessa Lituania sarebbe prima vittima di queste operazioni, vedendo il proprio spazio aereo sempre più frequentemente violato da droni spesso provenienti proprio dalla Bielorussia.
I ministri degli Esteri di Polonia e Bielorussia si incontrano a New York dopo un decennio di gelo
Non tutta l’Europa resta però rigida sui rapporti con la Bielorussia. Esemplare in ciò è la Polonia che, pur mantenendo una posizione particolarmente dura nei confronti di Minsk, ha recentemente riaperto alcuni canali diplomatici. Approfittando dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York di settimana scorsa, il ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski ha incontrato il suo omologo bielorusso Maxim Ryzhenkov, nel primo incontro ministeriale tra i due Paesi da un decennio.
Il confronto si è concentrato soprattutto sulla sicurezza dei confini e sulla situazione regionale. Varsavia ha registrato nel 2026 una forte diminuzione dei tentativi di attraversamento irregolare della frontiera con la Bielorussia, mentre Minsk ha liberato il giornalista polacco-bielorusso Andrzej Poczobut. Questi sviluppi hanno contribuito alla riapertura di un dialogo, senza però tradursi in una normalizzazione dei rapporti.
Il nodo resta dunque legato essenzialmente a Bruxelles. Anche qualora Washington raggiungesse un accordo commerciale con Minsk, le attuali regole dell’Unione europea impedirebbero alle principali rotte terrestri verso i porti baltici di funzionare normalmente. La scadenza del regime sanzionatorio nel febbraio del prossimo anno potrebbe quindi diventare il primo momento decisivo per discutere se e come modificare la politica europea verso la Bielorussia.
“La questione verrà esaminata più nel dettaglio”, si è limitata a dichiarare Siobhan McGarry, portavoce della Commissione europea durante il briefing del 22 settembre, giorno successivo alle affermazioni di Trump sull’accordo tra Stati Uniti e Bielorussia. Pare quindi che il disgelo di Washington ancora non abbia prodotto alcun cambio di rotta per l’Unione europea, ma il tema è destinato a emergere nel prossimo futuro.
Per Minsk, la posta in gioco va oltre il commercio del potassio. Il regime cerca di recuperare margini di manovra economici e diplomatici senza rompere l’alleanza con Mosca. Secondo analisi recenti, il riavvicinamento all’Occidente risponde anche alla volontà bielorussa di ridurre la dipendenza dalla Russia e recuperare il proprio ruolo di Paese di transito tra Est e Ovest.

