La Commissione europea ha inserito l’Italia nel pacchetto di infrazioni di ottobre con un doppio parere motivato in materia energetica, l’ultimo passaggio della fase precontenziosa prima di un eventuale deferimento alla Corte di giustizia dell’Unione europea. I due avvisi riguardano dossier distinti: la direttiva sulla prestazione energetica degli edifici (Epbd, nota come “case green”) e la direttiva sull’efficienza energetica (Eed). In entrambi i casi il governo ha due mesi di tempo per rispondere.
Il primo parere motivato riguarda il mancato invio della bozza del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici (National Building Renovation Plan, Nbrp), che l’Italia avrebbe dovuto trasmettere a Bruxelles entro il 31 dicembre 2025. Non si tratta della direttiva Epbd nel suo complesso, il cui termine di recepimento era fissato al 29 maggio 2026, ma di una delle prime scadenze intermedie previste dal testo. L’Italia aveva già ricevuto una lettera di costituzione in mora su questo punto a marzo 2026. Oltre all’Italia, lo stesso richiamo riguarda Belgio, Repubblica Ceca, Irlanda, Lussemburgo, Ungheria, Malta, Polonia e Slovacchia, per un totale di nove Paesi.
Se il governo non invierà la bozza entro i due mesi previsti, la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia europea, con il rischio di una doppia sanzione finanziaria: una penale una tantum, calcolata in base alla gravità e alla durata dell’infrazione e alla capacità finanziaria dello Stato, e una multa giornaliera a partire dalla sentenza fino alla regolarizzazione.
La direttiva sull’efficienza energetica
Il secondo parere motivato riguarda invece il mancato recepimento integrale della direttiva rifusa sull’efficienza energetica (Eed), adottata nel 2023 in sostituzione della precedente direttiva 2012/27/Ue. Gli Stati membri avrebbero dovuto notificare le misure di recepimento entro l’11 ottobre 2025. Già a novembre 2025 la Commissione aveva inviato lettere di messa in mora a 26 Stati membri per il mancato recepimento integrale.
Nella nota, l’esecutivo comunitario scrive che, dopo aver esaminato le misure di recepimento e le spiegazioni fornite da Grecia, Spagna, Italia e Malta, questi quattro Paesi risultano ancora inadempienti. Anche in questo caso i governi coinvolti hanno due mesi di tempo per completare il recepimento.
Il contesto e la posizione del governo
L’Italia è uno dei Paesi più esposti su entrambi i fronti. Secondo una stima del Politecnico di Milano, il Paese dovrebbe spendere circa 180 miliardi di euro per rispettare gli obiettivi della direttiva Epbd, che fu approvata dal Consiglio Ue nel 2024 con due soli voti contrari, quello dell’Ungheria e quello italiano. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha più volte ribadito, anche in sede di audizione parlamentare, che “sarà il governo italiano e nessun altro a decidere tempi e modi” per l’adeguamento del patrimonio immobiliare, sostenendo che gli obiettivi temporali della direttiva per gli edifici residenziali esistenti restano “ad oggi non raggiungibili” per il Paese.
Le associazioni ambientaliste, tra cui Legambiente, Wwf e Kyoto Club, hanno criticato più volte l’inerzia dell’esecutivo sul fronte della riqualificazione energetica degli edifici, sostenendo che il ritardo italiano conferma la scelta del governo di “andare contro le ragioni dell’ambiente e dell’innovazione”. Dal 2024 l’esecutivo non ha annunciato nuove iniziative specifiche per gli immobili privati, concentrando invece le risorse del Pnrr sulla ristrutturazione di scuole ed edifici pubblici, anche per evitare nuovi oneri di bilancio dopo l’esperienza del Superbonus.

