La Commissione europea taglia corto sulla richiesta avanzata dall’Italia per una maggiore flessibilità nel calcolo dei parametri di bilancio europei legata al caro energia, sottolineando che l’esecutivo UE ha già concesso maggiore spazio di manovra agli Stati membri. La posizione, espressa in conferenza stampa dalla portavoce capo della Commissione europea, Paula Pinho, giunge dopo la richiesta formulata dalla premier Giorgia Meloni in una lettera indirizzata alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, in vista della riunione dell’Ecofin della prossima settimana a Lussemburgo e del successivo Consiglio europeo.
“Abbiamo già dato più flessibilità agli Stati membri”, ha affermato la portavoce capo dell’esecutivo comunitario rispondendo giovedì alle domande dei giornalisti. Il portavoce per il Bilancio, Balazs Udjvari, ha però precisato di non aver ancora ricevuto la lettera, ricordando al contempo le caratteristiche della clausola nazionale di salvaguardia, estesa anche all’energia oltre che agli investimenti nella difesa. Parallelamente alla richiesta di una maggiore flessibilità sui conti pubblici, Meloni ha inviato insieme al premier della Repubblica Ceca, Andrej Babiš, una seconda lettera nella quale i due leader chiedono una sospensione temporanea del sistema di scambio delle quote di emissione (ETS) e altre misure a tutela dell’industria e delle raffinerie europee. Come sottolineato dai portavoce europei, Bruxelles sta valutando la lettera congiunta, osservando però che l’UE ha “già dato più flessibilità agli Stati membri”. “È normale, prima del Consiglio europeo, ricevere contributi, idee e suggerimenti”, ha affermato Pinho, “quindi la stiamo esaminando e la discussione sarà portata avanti” nel contesto del prossimo vertice, previsto per il 15 e 16 ottobre a Bruxelles.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato l’invio di una lettera alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per chiedere maggiore flessibilità nel calcolo dei parametri di bilancio europei, a fronte della crescita dell’inflazione legata al caro energia. Lo ha detto martedì 29 settembre in videocollegamento alla seconda edizione di “Oltre le Radici”, evento annuale del quotidiano Il Gazzettino. L’obiettivo della premier è portare il tema sul tavolo della riunione Ecofin della prossima settimana a Lussemburgo e poi del Consiglio europeo del 15 ottobre.
“Abbiamo già posto in sede Ecofin la necessità di tenere conto della maggiore inflazione registrata in questo periodo nel calcolo dei parametri europei da rispettare e del deficit consentito”, ha detto Meloni, aggiungendo che “altri Stati membri stanno andando nella stessa direzione”. L’annuncio arriva nello stesso giorno in cui l’Istat ha reso noto che l’inflazione italiana a settembre è salita al 4,2% su base annua, il livello più alto dal 2023, trainata soprattutto dai rincari energetici e dagli alimentari freschi, il cui costo è legato a quello del trasporto.
Il contenuto della richiesta
Nel testo inviato a Bruxelles il governo chiederebbe di escludere gli investimenti strategici destinati alla transizione energetica dal calcolo del deficit strutturale monitorato dalla Commissione, strumento che Roma ritiene necessario per evitare processi di deindustrializzazione nel mercato unico. Meloni ha precisato di non chiedere un sostegno finanziario europeo diretto per gli aiuti italiani contro il caro energia, ma un margine di manovra maggiore sui conti pubblici alla luce dell’aumento dei prezzi.
La richiesta si inserisce in un percorso già avviato dal governo, dato che l’Italia ha già presentato a Bruxelles una domanda di flessibilità complessiva pari a circa 36 miliardi di euro tra il 2026 e il 2028, di cui 14 miliardi per l’energia e circa 22 miliardi per la difesa. La questione si intreccia con il percorso di rientro dalla procedura per deficit eccessivo, che per l’Italia richiede di mantenere il deficit 2026 sotto il 3% del Pil.
La lettera congiunta con Praga e la precisazione di Bruxelles
Poche ore dopo l’annuncio di Meloni, un portavoce della Commissione europea ha detto all’ANSA che la lettera era stata ricevuta e che si trattava di “un’iniziativa congiunta di Italia e Repubblica Ceca”, frutto dell’incontro bilaterale che la premier aveva avuto il giorno prima a Praga con il primo ministro ceco Andrej Babiš. La notizia ha inizialmente lasciato intendere che la richiesta di flessibilità fosse già stata formalmente recapitata.
Fonti diplomatiche hanno però precisato subito dopo che la lettera effettivamente ricevuta da Roma e Praga non corrispondeva a quella annunciata da Meloni nel pomeriggio: l’iniziativa congiunta con Babiš, nata dal bilaterale di Praga, riguardava non la richiesta di ulteriore flessibilità ma altri dossier, tra cui il sistema europeo di scambio delle quote di emissione (Ets), che secondo Roma e Praga gonfia artificialmente i prezzi energetici. La lettera sulla flessibilità citata da Meloni risulta quindi un atto distinto, la cui ricezione formale da parte della Commissione non è stata confermata dalle fonti consultate.
Scadenze di bilancio e strategia del governo
La richiesta arriva mentre il governo lavora alla stesura della prossima legge di bilancio, in un percorso che segue il Documento programmatico di finanza pubblica, la cui trasmissione al Parlamento era prevista entro il 2 ottobre. “Siamo all’inizio del lavoro che ci porterà a definire le misure che comporranno la legge di bilancio”, ha detto Meloni, aggiungendo che il governo proseguirà “nella direzione che abbiamo intrapreso fino ad ora” lungo una strategia costruita negli anni su salari e potere d’acquisto, sostegno alle imprese, protezione della famiglia, natalità e salute.
Il tema della flessibilità non è nuovo nei rapporti tra Roma e Bruxelles: la Commissione aveva presentato nei mesi scorsi una proposta di riforma del Patto di stabilità che sostituisce i parametri fissi di deficit e debito con percorsi di aggiustamento negoziati Paese per Paese, i cosiddetti piani nazionali strutturali di bilancio. Per l’Italia, tra i Paesi più indebitati dell’Unione, tali piani prevedono comunque un percorso di rientro dal deficit eccessivo, motivo per cui il margine di manovra aggiuntivo chiesto da Meloni resta condizionato alle decisioni che saranno prese a livello europeo.

