Nelle prime ore di oggi (30 settembre), un drone proveniente dalla Russia ha violato lo spazio aereo della Moldova, per poi esplodere nei pressi del villaggio di Hîrbovăț, nel distretto di Anenii Noi. In una dinamica a cui sono ormai tristemente abituati anche i Paesi baltici e nell’Europa sud-orientale, l’apparecchio è stato intercettato mentre attraversava il territorio moldavo diretto verso l’Ucraina, nell’ambito di un massiccio attacco russo condotto con droni e missili.

Il ministero della Difesa moldavo ha riferito che il drone è stato rilevato intorno alle 5:43 ora locale dal sistema nazionale integrato di monitoraggio dello spazio aereo, prima di esplodere. Le autorità hanno escluso, sulla base delle informazioni preliminari, la presenza di vittime. Sul posto sono intervenute squadre della polizia e dell’Esercito nazionale per mettere in sicurezza l’area e ricostruire la dinamica dell’incidente.

Le prime verifiche condotte dalla polizia hanno permesso di individuare frammenti del velivolo e tracce dell’esplosione nei pressi di un’antenna per le comunicazioni civili. Secondo gli accertamenti preliminari, l’esplosione sarebbe avvenuta a circa 40 metri dal suolo, interessando una struttura per un’estensione di circa 12 metri. I frammenti sono stati rinvenuti all’interno di un’area con un raggio di circa 265 metri. Secondo le autorità, i servizi di comunicazione non hanno subito interruzioni.

L’incidente si è verificato nel contesto di una delle nuove ondate di attacchi russi contro l’Ucraina. Secondo l’Aeronautica militare ucraina, nella notte la Russia ha impiegato 188 droni, 86 dei quali a propulsione a reazione, oltre a missili di tipo Zircon, Onyx e Iskander. Le forze ucraine hanno dichiarato di aver abbattuto o neutralizzato 155 droni e cinque missili.

Per quanto il collegamento sia piuttosto evidente, le autorità moldave non hanno ancora attribuito ufficialmente il drone precipitato a Hîrbovăț alla Russia. Tale prudenza riflette la crescente complessità della situazione lungo i confini occidentali dell’Ucraina.

Droni russi dal Mediterraneo, l’allarme sui Gerbera contro Italia, Francia e Spagna

Solo giovedì scorso (24 settembre), altri droni di presunta provenienza russa erano precipitati in Romania e Moldova, mentre l’Ucraina era nuovamente bersaglio di una serie di attacchi da parte di Mosca. In territorio moldavo, la polizia aveva poi segnalato il ritrovamento, nel distretto di Florești, di un velivolo con componenti ritenuti caratteristici del modello “Gerbera”, impiegato dalle forze russe.

L’ultimo drone intercettato e abbattuto in zona risale alla notte tra il 15 e il 16 agosto, quando i sistemi di sorveglianza romeni avevano rilevato un bersaglio aereo entrato nello spazio nazionale provenendo dalla direzione della Moldova. Un F-18 dell’Aeronautica spagnola, impegnato nelle attività NATO di Air Policing dalla base di Mihail Kogălniceanu, aveva intercettato e abbattuto il drone, i cui detriti erano stati recuperati in una zona disabitata della contea di Galați.

Per Chișinău, il ripetersi di questi episodi rappresenta una questione di sicurezza particolarmente sensibile. Contrariamente alla vicina Romania, la Moldova non è membro della NATO, ma condivide un lungo confine con l’Ucraina e si trova direttamente esposta agli effetti della guerra.

Le autorità moldave, per fare fronte a questo deficit, hanno intensificato il monitoraggio dello spazio aereo e invitato la popolazione a non avvicinarsi né manipolare droni o loro frammenti, ma a contattare immediatamente i servizi di emergenza. La polizia di frontiera aveva già diffuso ad agosto indicazioni analoghe, avvertendo del possibile rischio rappresentato da esplosivi, batterie e altri componenti presenti nei velivoli.

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