Il governo sloveno ha superato una soglia politicamente significativa nel consenso dell’opinione pubblica alla vigilia dei referendum di ottobre: secondo un nuovo sondaggio, più della metà degli intervistati si dichiara insoddisfatta del suo operato.
L’ultimo sondaggio Mediana, realizzato per l’emittente slovena POP TV, rileva che il 50,2% degli intervistati è contrario all’operato del governo guidato dal primo ministro Janez Janša, mentre il 36,4% lo sostiene. Un ulteriore 13,4% non ha espresso una posizione.
Pubblicato il 27 settembre, il sondaggio mostra inoltre che la percentuale di intervistati contrari al governo ha superato per la prima volta la soglia del 50% da quando l’attuale esecutivo è entrato in carica.
La rilevazione arriva a meno di due settimane dal voto dell’11 ottobre, quando gli sloveni saranno chiamati alle urne per quattro referendum distinti: uno di natura legislativa e vincolante e tre consultivi.
Il quadro politico è stato inoltre influenzato dalle controversie riguardanti l’approccio del governo al settore pubblico e alla politica estera.
Il sondaggio Mediana presenta comunque alcuni dati relativamente positivi per il partito di Janša, il Partito Democratico Sloveno (SDS | PPE). Se le elezioni parlamentari si fossero svolte il giorno della rilevazione, il 23,7% degli intervistati avrebbe dichiarato di voler votare per l’SDS, contro il 20,3% che avrebbe scelto il Movimento della Libertà (GS | Renew) dell’oppositore Robert Golob.
Nel sistema parlamentare frammentato della Slovenia, il consenso ai partiti e il giudizio sull’operato del governo possono seguire dinamiche differenti.
L’ultimo sondaggio evidenzia inoltre una quota consistente di elettori che non si riconosce nelle principali forze politiche. Nella rilevazione Mediana, il 12,9% degli intervistati non aveva ancora deciso quale partito sostenere, mentre il 6,3% ha dichiarato che non avrebbe votato per alcun partito e il 2,3% ha preferito non rispondere.
I primi 100 giorni segnati dalle controversie
I sondaggi arrivano dopo i primi 100 giorni del quarto governo guidato da Janša, entrato in carica il 4 giugno 2026 in seguito alle elezioni parlamentari di marzo.
Tra le questioni che hanno suscitato polemiche politiche figurano i piani del governo per il settore pubblico. Janša ha dichiarato che circa 50.000 dipendenti pubblici potrebbero essere gradualmente trasferiti verso il settore privato, principalmente attraverso il naturale ricambio del personale e i trasferimenti, piuttosto che tramite licenziamenti.
I sindacati del settore pubblico hanno chiesto chiarimenti al governo, anche per sapere se la proposta rappresenti effettivamente una posizione ufficiale dell’esecutivo. Hanno inoltre chiesto che la questione venga affrontata attraverso il dialogo sociale e la contrattazione collettiva.
Anche la politica estera è diventata un elemento importante nei primi mesi del nuovo governo. Janša ha adottato una linea nettamente diversa rispetto all’amministrazione precedente nei confronti di Israele e della guerra a Gaza. Il suo governo si è orientato verso un maggiore coinvolgimento nei rapporti con Israele, mentre Janša ha respinto pubblicamente la definizione delle azioni israeliane a Gaza come genocidio.
Il cambiamento è stato evidente anche nell’attività internazionale di Janša in occasione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. A margine dell’assemblea dell’ONU, il 24 settembre ha incontrato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
Janša ha inoltre invitato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump a visitare la Slovenia. Il premier sloveno ha affermato che Trump gli avrebbe promesso di farlo, anche se si tratta di una dichiarazione del primo ministro sloveno e non di un impegno della Casa Bianca confermato in modo indipendente.
Queste iniziative hanno contribuito a creare un contrasto con il presidente della Repubblica e ad alimentare un più ampio dibattito sull’orientamento della politica estera slovena sotto il nuovo governo.
Un momento delicato per Janša
L’ultimo sondaggio arriva alla vigilia dei referendum dell’11 ottobre, quando gli elettori sloveni saranno chiamati a esprimersi su quattro quesiti distinti. Uno è un referendum legislativo e vincolante, mentre gli altri tre hanno carattere consultivo.
Il primo e unico referendum vincolante riguarda le modifiche alle norme che disciplinano le commissioni parlamentari d’inchiesta, uno strumento costituzionale che consente al Parlamento sloveno di istituire commissioni investigative e di esaminare questioni di interesse pubblico.
La questione si è trasformata in una disputa costituzionale sulle modalità con cui le inchieste parlamentari possono essere contestate. In base alle norme vigenti, alcune istituzioni e persone coinvolte in un’inchiesta possono chiedere alla Corte costituzionale di verificarne la costituzionalità o la legittimità. A settembre, la Corte costituzionale ha annullato una disposizione che sospendeva la nomina di una commissione d’inchiesta fino alla decisione della Corte su un’eventuale impugnazione, ritenendo che tale meccanismo potesse compromettere l’efficacia delle inchieste parlamentari.
Gli altri tre quesiti, di natura consultiva, chiedono agli elettori se l’assistenza sociale destinata ai beneficiari abili al lavoro debba essere collegata allo svolgimento di attività a favore della comunità, se il diritto di voto alle elezioni locali debba essere limitato ai cittadini sloveni e dell’Unione europea e se debba essere abolito il contributo obbligatorio destinato al finanziamento dell’emittente pubblica RTV Slovenija.
Su quest’ultimo, i critici – tra cui associazioni di giornalisti, Reporter senza frontiere (RSF) e organismi accademici – avvertono che, senza un sistema alternativo già definito, l’emittente finirebbe per dipendere dalle decisioni politiche annuali sul bilancio pubblico.
La proposta si inserisce in una dinamica di più lungo periodo: nei precedenti mandati Janša ha accusato ripetutamente RTV di avere un orientamento politico di sinistra e di essere condizionata dal cosiddetto “deep state”; i suoi governi hanno promosso modifiche al sistema di finanziamento e alla governance dell’emittente, in particolare tra il 2020 e il 2022, quando anche l’agenzia di stampa statale STA si trovò ad affrontare la sospensione dei finanziamenti.
Parallelamente, sono nate realtà editoriali legate all’SDS, come Nova24TV, presentate come contrappeso. Per gli oppositori, quindi, il referendum non rappresenta soltanto una questione tecnica relativa al finanziamento dell’emittente, ma un ulteriore tentativo di indebolire un’istituzione che Janša ha trattato come un avversario politico.
Sebbene i tre referendum consultivi non modificherebbero direttamente la legge, offriranno agli elettori sloveni l’opportunità di esprimere la propria posizione su diverse questioni che si trovano al centro dell’agenda interna del governo.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

