I risultati preliminari delle elezioni generali in Bosnia-Erzegovina di ieri (4 ottobre) indicano una netta vittoria dell’Alleanza dei Socialdemocratici Indipendenti (SNSD) di Milorad Dodik nella Republika Srpska e, più in generale, confermano la forza dei partiti etnici a livello statale, con un’affluenza alle urne che, secondo la Commissione elettorale centrale (CIK), si è attestata intorno al 42%.
Con quasi l’87% delle schede scrutinate per l’Assemblea nazionale della Republika Srpska, il SNSD ha ottenuto il 38,93%, secondo i dati riportati dall’agenzia Beta. Al secondo posto si è piazzato il Movimento per una Republika Srpska sicura (Pokret Sigurna Srpska) di Draško Stanivuković, con il 14,19%, seguito dal Partito Democratico Serbo (SDS) con il 12,27%.
Hanno inoltre superato la soglia del 3% l’Alleanza Democratica Popolare – Partito Popolare della Srpska (5,51%), il Partito Socialista di Petar Đokić–Demos–NDP (5,45%), la Srpska Unita (5,26%), il Partito Socialista della Srpska (4,62%) e la lista Giustizia e Ordine di Nebojša Vukanović, insieme al PDP di Igor Crnadak (4,59%).
La filobosgnacca Coalizione per lo Stato si è fermata al 2,76%, rimanendo quindi al di sotto della soglia, anche se Beta ha osservato che i voti della diaspora, non ancora completamente conteggiati, potrebbero modificare il risultato. Percentuali analoghe sono state riportate da N1 e da altre testate sulla base degli stessi dati della CIK. Esponenti del SNSD, tra cui Igor Dodik, hanno affermato che il partito ha raggiunto i propri obiettivi e sta recuperando terreno a Banja Luka e Bijeljina.
Il voto si è svolto nell’ambito del quadro costituzionale di Dayton, che pose fine alla guerra del 1992-1995 e divide il Paese in due entità: la Republika Srpska e la Federazione di Bosnia-Erzegovina. Il sistema prevede inoltre una presidenza statale tripartita e a rotazione, composta da un bosgnacco, un croato e un serbo, oltre a parlamenti paralleli a livello statale e delle singole entità.
Dodik, figura dominante da lungo tempo nella Republika Srpska e apertamente vicino a Mosca, è stato rimosso dalla presidenza dell’entità lo scorso anno dopo non aver rispettato alcune decisioni dell’Alto rappresentante internazionale. Il suo partito ha tuttavia partecipato alle elezioni e rivendicato la vittoria in ogni competizione a cui ha preso parte.
Secondo quanto riportato dal Financial Times e da RFE/RL, il risultato rappresenta una prosecuzione dell’influenza di Dodik nonostante la sua precedente esclusione dalla carica. Dodik ha dichiarato ai sostenitori che il SNSD ha conquistato sia il seggio serbo nella presidenza statale sia la presidenza della Republika Srpska.
La presidenza tripartita
Per quanto riguarda la presidenza statale, i primi dati della CIK hanno mostrato Željka Cvijanović del SNSD nettamente in testa nella corsa per il seggio riservato al membro serbo.
Denis Bećirović ha dichiarato la vittoria per il seggio bosgnacco, precedendo Bakir Izetbegović del Partito d’Azione Democratica (SDA). Gli scrutini parziali successivi lo davano a circa 207.000 voti contro i 184.000 di Izetbegović.
Darijana Filipović dell’Unione Democratica Croata di Bosnia-Erzegovina (HDZ BiH) era invece in testa nella competizione per il seggio croato.
A livello parlamentare statale, nei risultati parziali la SDA risultava il principale partito nel complesso, con il SNSD al secondo posto a livello nazionale e dominante tra gli elettori serbi.
Željko Komšić, presidente del Fronte Democratico e membro croato della presidenza per due mandati, eletto in larga parte grazie ai voti bosgnacchi, non è riuscito a conquistare un seggio nel Parlamento statale.
Komšić ha dichiarato che i risultati mostrano una “omogeneizzazione etnica» e che «la prospettiva di uno Stato civico non è qualcosa che il popolo della Bosnia-Erzegovina accetta”. Ha definito l’esito “un po’ scoraggiante”, ma ha affermato che le elezioni sono state corrette e che la società deve essere accettata così com’è. Sul proprio futuro politico ha detto soltanto che “il mattino è più saggio della notte”.
Bećirović: “Nessun cambiamento nella direzione strategica”
Nel suo discorso dopo la vittoria, Bećirović ha esortato Belgrado e Zagabria a trattare la Bosnia-Erzegovina con lo stesso rispetto che Parigi, Berlino e Roma riservano alla Svizzera. “Una Bosnia-Erzegovina pacifica significa un’Europa sud-orientale pacifica, e un’Europa sud-orientale pacifica significa un’Europa pacifica”, ha dichiarato.
Bećirović ha insistito sulla necessità di non modificare la direzione strategica esterna del Paese: proseguire il percorso verso l’Unione europea e la NATO, rafforzare la cooperazione regionale e, secondo le sue parole, guardare al modello europeo anziché a quello russo.
Ha descritto la Bosnia-Erzegovina come la principale vittima della regione ma anche come il suo più forte sostenitore della cooperazione. Ha ringraziato gli elettori per aver mantenuto in vita una “Bosnia-Erzegovina libera, antifascista e civica” e ha osservato che la campagna elettorale è stata “più lunga, più difficile e più sporca” di qualsiasi altra precedente.
Bećirović ha indicato Izetbegović come un avversario serio e ha affermato che le generazioni più giovani possono vincere le competizioni politiche senza ricorrere ai peggiori attacchi contro gli avversari.
Una Bosnia ancora profondamente divisa lungo linee etniche
Il quadro preliminare rafforza quindi la segmentazione etnica incorporata nel sistema di Dayton: il SNSD mantiene una posizione dominante all’interno della Republika Srpska, i principali partiti bosgnacchi e croati prevalgono nei rispettivi bacini elettorali, mentre le liste esplicitamente civiche o trasversali alle due entità rimangono marginali.
L’assegnazione definitiva dei seggi, compresi gli eventuali effetti dei voti della diaspora sul superamento della soglia nella Republika Srpska, resta in attesa del completamento dello scrutinio da parte della Commissione elettorale centrale.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

