La Francia ha sfruttato ieri (29 settembre) una riunione del Consiglio dell’Unione europea sull’energia a Dublino per spingere a favore di un rinvio di un anno delle norme europee sul metano relative alle importazioni di petrolio e gas, sostenendo che l’Europa non può inasprire gli obblighi burocratici sul clima per i fornitori mentre i mercati dei combustibili restano sotto pressione a causa del conflitto con l’Iran.

“Di fronte alla crisi, l’Europa deve agire rapidamente”, ha dichiarato la ministra francese dell’Energia Maud Bregeon. “Su iniziativa del presidente della Repubblica, ho difeso a Dublino un rinvio di un anno del regolamento sul metano. Nel breve termine dobbiamo garantire le nostre forniture. Nel medio termine dobbiamo accelerare l’elettrificazione”.

La norma in questione non riguarda l’intera legge europea sul metano del 2024. Si tratta del primo obbligo vincolante sulle importazioni: dal 1° gennaio 2027, gli importatori europei dovranno dimostrare che il petrolio greggio, il gas e il carbone oggetto di contratti firmati o rinnovati dopo il 4 agosto 2024 siano stati prodotti secondo standard di monitoraggio, rendicontazione e verifica equivalenti a quelli applicati all’interno dell’Unione europea, oppure conformi al livello 5 dell’OGMP 2.0, con controlli indipendenti.

Il mancato rispetto delle norme può comportare multe fino al 20% del fatturato annuo. Gli obblighi di rendicontazione sull’intensità delle emissioni seguirebbero nel 2028, mentre un tetto alle emissioni di metano entrerebbe in vigore nel 2030.

È proprio la scadenza del 2027 a essere diventata il principale punto di scontro politico. Il presidente Emmanuel Macron ha chiesto la scorsa settimana un rinvio di un anno, sostenendo che le nuove norme potrebbero creare rischi giuridici per gli importatori mentre le forniture si fanno più limitate. Germania, Italia, Polonia, Paesi Bassi e altri Paesi avevano già chiesto a giugno una sospensione o una revisione delle norme. Gli Stati Uniti, il principale fornitore di GNL dell’Europa, hanno avvertito che le proprie forniture potrebbero essere destinate ad altri acquirenti.

Anche la Commissione ha cambiato posizione. A luglio aveva soltanto raccomandato agli Stati membri di rinunciare all’applicazione della maggior parte delle sanzioni a carico degli importatori fino al 2029. Questa settimana, invece, un portavoce ha dichiarato che Bruxelles intende proporre un rinvio. Il commissario europeo per l’Energia Dan Jørgensen, intervenendo a Dublino, ha affermato di aver incaricato i propri servizi di “esaminare le possibilità di rinviare la parte relativa alle importazioni” e che l’ipotesi di uno slittamento di un anno è attualmente allo studio.

“Sto valutando un rinvio, non un allentamento dell’ambizione delle norme”, ha precisato Jørgensen. Qualsiasi rinvio, ha aggiunto, “deve essere subordinato alla condizione che tutti gli Stati membri utilizzino quell’anno per assicurarsi di essere in grado di applicarle”. Il commissario ha parlato di una “grande” maggioranza dei governi favorevole e ha dichiarato che una proposta dovrebbe arrivare prima della riunione dei leader europei del 15 ottobre. Consiglio e Parlamento dovrebbero comunque approvare la modifica entro la fine dell’anno.

A spingere per il rinvio è soprattutto la situazione delle forniture. Dopo le interruzioni legate alla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran e la riduzione dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz, le riserve di gas dell’Unione europea sono inferiori alla media stagionale e i prezzi sono elevati. I governi temono che i produttori, di fronte ai nuovi obblighi di verifica, possano semplicemente scegliere di vendere il gas ad altri acquirenti. Spostare la scadenza per le importazioni al 1° gennaio 2028 consentirebbe alle aziende di firmare i contratti per l’inverno senza trovarsi immediatamente di fronte a un brusco passaggio ai nuovi requisiti di conformità e darebbe più tempo agli organismi di verifica.

L’opposizione, tuttavia, rimane. La ministra spagnola per la Transizione ecologica Sara Aagesen ha dichiarato che Madrid non vuole che il regolamento venga rinviato. “Non vogliamo rinviare il regolamento sul metano”, ha detto, sostenendo che l’azione per il clima non può essere rimandata. Riaprire la normativa comporta inoltre un rischio procedurale: una volta che il testo torna sul tavolo, i governi e il Parlamento potrebbero tentare di modificare più della sola scadenza. Italia e Repubblica Ceca hanno già chiesto un rinvio di tre anni, anziché di uno.

Per il momento, la scadenza del 2027 resta in vigore. Ciò che è cambiato questa settimana è la posizione di Bruxelles. La Francia ha portato formalmente sul tavolo dei ministri la proposta di un rinvio di un anno. La Commissione non difende più il calendario originario come intoccabile.

Il punto, dunque, non è che l’Europa abbia abbandonato le norme sul metano. È che uno degli strumenti più importanti della politica climatica europea è stato riaperto perché, almeno in vista di questo inverno, la sicurezza delle forniture ha finito per prevalere sul calendario originario.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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