Ieri (24 settembre), l’Unione europea ha inserito Xenia Fedorova, ex presidente di Russia Today (RT) in Francia, nella propria lista di sanzioni contro la manipolazione e l’interferenza informativa straniera.

Il Consiglio ha dichiarato che la dirigente dei media russi ha “partecipato all’attuazione e alla diffusione della linea editoriale di RT France, compresa la diffusione di narrazioni filorusse nel contesto della guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina”, e che continua a essere attiva nella diffusione di tali narrazioni in Francia e nel resto dell’Unione.

Alla designazione fanno seguito il congelamento dei beni e il divieto di ingresso. Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha presentato l’inserimento nella lista come il seguito del provvedimento di espulsione e del congelamento dei beni disposti da Parigi in estate.

La decisione chiude una lacuna che le autorità europee e francesi avevano lasciato aperta per anni. Fedorova, 45 anni, nata a Kazan, ha trascorso quasi tutta la sua carriera all’interno del sistema RT.

È entrata nella rete finanziata dal Cremlino poco dopo il suo lancio, ha lavorato a Mosca e Berlino e nel 2017 è stata inviata a Parigi dalla allo direttrice Margarita Simonyan, per creare il canale francese. È diventata presidente e direttrice editoriale, occupandosi della formazione della redazione e della definizione della strategia.

Durante la campagna per le elezioni presidenziali francesi del 2017, Emmanuel Macron definì pubblicamente RT e Sputnik “organi di influenza”, e non giornalismo, dopo che i due media avevano diffuso false affermazioni su di lui. RT France iniziò comunque le trasmissioni nel dicembre dello stesso anno.

Fedorova rimase in Francia dopo che l’Unione europea aveva vietato il canale nel 2022 e dopo la sua chiusura nel 2023. Nel 2024 le autorità rinnovarono il suo permesso di soggiorno per dieci anni.

Successivamente iniziò a collaborare con le piattaforme di proprietà di Vincent Bolloré – CNews, Europe 1 e Le Journal du Dimanche – come commentatrice abituale. I suoi critici, tra cui il Quai d’Orsay, sostennero che riproponesse le posizioni del Cremlino sull’Ucraina, sulla NATO e sulle istituzioni europee senza un adeguato contraddittorio.

Nel 2025 pubblicò un libro, Bannie, nel quale descriveva il trattamento ricevuto come una questione di libertà di espressione sottoposta a condizioni. A giugno 2026, gli eurodeputati di Renew Europe fecero pressione affinché fosse inserita nella lista nera dell’Unione. Il pacchetto di sanzioni di luglio omise il suo nome; la Francia non aveva presentato formalmente la richiesta di inserimento.

Solo il 29 luglio il ministero dell’Interno emise un provvedimento di espulsione nei suoi confronti, definendola un canale di trasmissione delle campagne di disinformazione russe volte a destabilizzare l’ordine pubblico e a minare la fiducia nelle istituzioni. Un tribunale di Parigi respinse il suo ricorso all’inizio di agosto.

Fedorova si trovava all’estero quando il provvedimento entrò in vigore e continuò a scrivere dall’esterno della Francia. A settembre, il ministro dell’Interno avvertì CNews che avrebbe potuto incorrere in sanzioni penali qualora l’avesse nuovamente ospitata in trasmissione.

È questa sequenza a costituire il cuore dell’accusa di “lassismo”. Una dirigente di RT sostenuta dallo Stato russo, già indicata nel 2017 come figura coinvolta in attività di influenza, ha potuto rimanere in Francia, ottenere un permesso di soggiorno di lunga durata dopo il divieto imposto al canale e occupare fasce di rilievo in un importante gruppo mediatico privato, fino a quando un anno elettorale ha riportato la questione al centro dell’attenzione.

La Francia è intervenuta per prima con l’espulsione; Bruxelles ha seguito due mesi dopo. Fedorova e i suoi avvocati definiscono i provvedimenti una forma di censura. Le autorità europee e francesi la considerano ora parte dello strumento di guerra ibrida della Russia, e non una normale opinionista che semplicemente esprime posizioni in contrasto con la politica ufficiale. L’inserimento nella lista non cancella gli anni durante i quali questa distinzione è rimasta sfumata.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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