La Polonia non vuole abolire il sistema europeo di scambio delle quote di emissione (ETS), ma chiede di rallentare sensibilmente il ritmo di riduzione delle quote e di aumentare il sostegno all’industria, chiarisce l’eurodeputato Adam Jarubas. Varsavia chiede inoltre di rafforzare il Fondo per la Modernizzazione e di rinviare ulteriormente l’ETS2, e lo fa partecipando a Bruxelles allo scontro sulla forma che assumerà la riforma dell’EU ETS dopo il 2030.

Dopo anni di progressivo inasprimento della politica climatica dell’Unione europea, la Commissione propone di allentare le regole del sistema di scambio delle emissioni. Il 17 luglio 2026 l’esecutivo europeo ha presentato una proposta di revisione dell’EU ETS per il periodo successivo al 2030 che, sotto diversi aspetti, riduce gli oneri a breve termine per l’industria, ma non comporta né l’abbandono dell’obiettivo climatico dell’Unione né l’abolizione del sistema.

La revisione dell’ETS, portata avanti a ritmo serrato dal Parlamento europeo, dovrebbe dare respiro a un’industria alle prese con la concorrenza cinese, ma il confronto sul ritmo di riduzione delle quote, sulla struttura del mercato e sul futuro dei fondi per la modernizzazione continua a dividere Bruxelles.

La Polonia sta conducendo una campagna decisa per chiedere un significativo allentamento delle regole del sistema di scambio delle quote di emissione. Insieme a un gruppo di dieci Paesi dell’Europa centro-orientale, Varsavia chiede deroghe più ampie e maggiore solidarietà tra gli Stati membri. La posizione del governo di Donald Tusk si basa sulla convinzione che costi troppo elevati delle quote di emissione di CO2 mettano a rischio i bilanci delle famiglie, la competitività dell’industria e la sicurezza energetica del Paese.

La Commissione allenta la rotta, la Polonia vuole di più

La Commissione stima che la Banca per la decarbonizzazione dell’industria (IDB) potrebbe mobilitare 100 miliardi di euro per la decarbonizzazione industriale. Il suo strumento iniziale, l’Investment Booster, dovrebbe essere finanziato attraverso 400 milioni di quote e garantire sostegno già prima del 2030. Secondo le norme proposte, gli Stati membri sarebbero obbligati a destinare almeno il 50% dei ricavi nazionali derivanti dall’ETS a investimenti a sostegno della transizione, con l’obiettivo di favorire gli investimenti a favore del clima.

Il principale meccanismo di alleggerimento dovrebbe essere una modifica delle modalità di assegnazione delle quote gratuite. Anziché eliminare gradualmente le assegnazioni gratuite, le imprese potrebbero riceverle a condizione di presentare e realizzare un piano di investimenti per la decarbonizzazione. Secondo la proposta, le aziende potrebbero ricevere anticipatamente l’80% delle quote spettanti, mentre il restante 20% verrebbe assegnato dopo la verifica della realizzazione degli investimenti e della riduzione delle emissioni.

È importante anche ciò che la Commissione non propone. Il progetto non prevede l’abolizione dei costi legati alle emissioni, la rinuncia all’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050, il ritiro dell’EU ETS, un aumento permanente del tetto alle emissioni senza meccanismi di salvaguardia né un rinvio automatico dell’ETS2 per gli edifici e il trasporto stradale.

La Commissione continua a presentare l’ETS come uno strumento fondamentale per raggiungere gli obiettivi climatici, sottolineando nella propria valutazione che i settori coperti dal sistema hanno ridotto le emissioni di oltre il 50% entro il 2025. Allo stesso tempo, evidenzia la necessità di tutelare la competitività dell’industria.

Il Parlamento accelera la riforma

I negoziati sulla parte della revisione relativa ai benchmark – gli indicatori di riferimento nei settori del riscaldamento e dei combustibili – si stanno svolgendo a Strasburgo secondo la cosiddetta procedura d’urgenza. Come spiega l’eurodeputato Adam Jarubas, esponente del Partito Popolare Polacco (PLS | PPE), il calendario è molto serrato.

“Entro il 19 ottobre vogliamo aver già votato il mandato del Parlamento. Il Consiglio ha già deciso di adottare il proprio mandato negoziale. Ora vogliamo negoziare a novembre l’intera revisione in un unico trilogo”, spiega Jarubas in un’intervista a Focus Europe Poland.

Un cambiamento significativo nella posizione della Commissione, che potrebbe facilitare un rapido accordo, consiste per l’eurodeputato nell’inversione della tendenza precedente. “Per la prima volta la Commissione non inasprisce i criteri, ma cerca, vedendo i problemi presenti sul mercato, soprattutto nell’industria, di allentare le regole introdotte”, spiega Jarubas.

In pratica, ciò dovrebbe tradursi in circa 121 milioni di quote gratuite aggiuntive per l’industria, per un valore di quasi 8,25 miliardi di euro. A beneficiarne dovrebbero essere i settori chimico, della lavorazione dei metalli, della ceramica e del vetro, mentre l’assegnazione dovrebbe dipendere principalmente dalla produzione di calore e dal consumo di combustibili.

Lo scontro sul ritmo di riduzione delle emissioni

Uno dei principali punti di scontro sulle quote gratuite aggiuntive riguarda la metodologia utilizzata per aggiornare i benchmark, in particolare per il calore e i combustibili. I valori aggiornati ridurrebbero significativamente l’assegnazione gratuita nel periodo 2026-2030; per questo il Consiglio propone di utilizzare le risorse disponibili e le quote precedentemente non assegnate per attenuare la riduzione dei valori dei benchmark. Secondo Jarubas, il problema risiede in un sistema fondato su basi metodologiche inadeguate.

“Per determinare i benchmark vengono attualmente utilizzati dati non rappresentativi, che sottostimano i valori reali”, sostiene l’eurodeputato, sottolineando al contempo che la questione è complicata dal fatto che “la Commissione sta attuando questa parte della riforma attraverso un atto delegato, sul quale il Parlamento formalmente non negozia”.

Il terreno di scontro più concreto riguarda la velocità con cui le quote di emissione vengono ritirate dal mercato: il cosiddetto Linear Reduction Factor (LRF). L’attuale LRF è pari al 4,3% per il periodo 2024-2027 e al 4,4% a partire dal 2028.

“L’attuale parametro comporterebbe l’esaurimento del bacino di quote già intorno al 2038”, calcola Jarubas. La delegazione polacca ha proposto di ridurre il parametro al 2,6%, sostenendo che “una diminuzione troppo rapida delle quote provoca forti impennate dei prezzi”. La Commissione propone invece di abbassarlo dopo il 2030 al 3,7% e successivamente all’1,7%.

“È il primo segnale di cambiamento da parte della Commissione: non è vero che vada così lontano come vorremmo, ma rispetto al 4,4% attualmente in vigore è un passo nella giusta direzione”, osserva Jarubas.

Chi dovrebbe negoziare le quote?

Un altro ambito di confronto per la delegazione polacca riguarda la struttura del mercato delle quote, che secondo Jarubas è “molto instabile e vulnerabile alla speculazione”.

“Si tratta della partecipazione alle aste delle quote da parte di soggetti che non sono obbligati ad acquistare quote”, spiega. “Secondo noi bisogna escludere i soggetti che non sono obbligati ad acquistare, in modo che partecipino soltanto coloro che possono o devono comprare”. L’eurodeputato ricorda che una proposta simile, presentata insieme al collega Jerzy Buzek di Piattaforma Civica (PO | PPE) nella precedente legislatura, era stata allora inserita nel mandato del Parlamento, ma “è caduta durante i triloghi”.

Secondo Jarubas, a favore del mantenimento dell’attuale struttura del mercato agisce l’attività di lobbying del settore finanziario. “Le banche e le istituzioni finanziarie sono interessate, perché si tratta di classiche operazioni di hedging, che permettono di generare profitti reali”, afferma. Secondo l’eurodeputato, tuttavia, tali attività comportano “costi pesanti per l’economia”.

Denaro e solidarietà

La Polonia solleva inoltre la questione del Fondo per la Modernizzazione, che finanzia la modernizzazione dei sistemi energetici nei Paesi con redditi più bassi. La Polonia è il principale beneficiario del fondo e riceve attualmente circa il 43% delle risorse complessive. Entro il 2030, il valore delle risorse destinate alla Polonia potrebbe ammontare a decine di miliardi di zloty, arrivando fino a 60 miliardi di zloty, circa 14 miliardi di euro.

L’attuale struttura del Fondo per la Modernizzazione copre il periodo fino al 2030; senza modifiche, il suo finanziamento dopo il 2030 non sarebbe quindi garantito nella forma attuale. La Commissione propone tuttavia di prorogarne l’operatività fino al 2040 e di ampliare la gamma degli investimenti finanziabili, includendo la decarbonizzazione dell’industria, le infrastrutture per la CO₂2e le tecnologie di cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica. La proroga fa parte della proposta della Commissione e non costituisce ancora una decisione definitiva. La forma finale del fondo dipenderà dai negoziati tra gli Stati membri e il Parlamento.

La Commissione propone inoltre la creazione di una Industrial Decarbonisation Bank, la cui prima fase dovrebbe operare come ETS Investment Booster nel periodo 2028-2030. Il nuovo meccanismo dovrebbe essere finanziato attraverso circa 400 milioni di quote ETS. Ipotizzando un prezzo di circa 75 euro per quota, ciò corrisponderebbe a un valore nominale di circa 30 miliardi di euro.

Qui emerge però una differenza di interessi tra i Paesi europei. Gli Stati e le regioni dotati di un forte apparato tecnologico e di maggiori capacità di finanziare progetti a emissioni zero spingono per programmi competitivi a sostegno della sperimentazione di nuove tecnologie. La Polonia, che sta ancora passando da un sistema energetico basato sul carbone a uno a basse emissioni, ha invece un interesse maggiore a mantenere le risorse destinate alla modernizzazione del sistema esistente, alle infrastrutture e a una trasformazione graduale.

“Fiandre, Francia, Scandinavia, Germania e Paesi Bassi cercano di imporre l’idea di una corsa alle nuove tecnologie, mentre noi in Polonia guardiamo alla questione in modo diverso”, osserva Jarubas, sottolineando la necessità di “raggiungere il resto dell’Europa nei cambiamenti del settore energetico e nell’abbandono del carbone”. Per questo, “serve tempo e un po’ più di denaro”, dice Jarubas.

La Polonia non vuole bloccare l’intera riforma

Oggi il quadro dello scontro si è complicato a causa di diversi processi legislativi indipendenti, seppur collegati tra loro, che vanno oltre il solo pacchetto relativo ai benchmark. La Commissione ha proposto soluzioni che sotto diversi aspetti risultano più favorevoli, rispetto alle norme attuali, ai Paesi con una forte industria ad alta intensità di emissioni: un ritmo più lento di riduzione dopo il 2030, un sostegno più lungo o aggiuntivo all’industria e la proroga di alcuni strumenti finanziari.

Secondo Jarubas, la posizione polacca è sostenuta da un gruppo di dieci Paesi, principalmente dell’Europa centrale e orientale, che hanno inviato una lettera congiunta per chiedere il rafforzamento del Fondo per la Modernizzazione dopo il 2030. Come precisa l’eurodeputato, le posizioni del gruppo sono simili, “ma non significa che abbiano interessi omogenei”.

Il gruppo costituisce una minoranza di blocco rispetto all’adozione della revisione, ma Jarubas sottolinea i limiti di questa strategia. “La revisione, nella sostanza, migliora le condizioni rispetto alle norme attuali. Non possiamo quindi lanciarci all’attacco e bloccare l’intero regolamento, perché mantenere le vecchie norme sarebbe per noi molto più problematico”, spiega. Come aggiunge l’eurodeputato, le soluzioni proposte dalla Commissione “sotto diversi aspetti sono più favorevoli ai Paesi con una forte industria ad alta intensità di emissioni rispetto alle norme attuali”.

La proposta prevede infatti un ritmo più lento di riduzione dopo il 2030, un sostegno più lungo o aggiuntivo all’industria e la proroga di alcuni strumenti finanziari. Ciò non significa, tuttavia, che la proposta della Commissione soddisfi automaticamente le richieste polacche. Il confronto riguarda, tra le altre cose, l’entità del rallentamento delle riduzioni, i benchmark, il Fondo per la Modernizzazione, l’ETS2 e le condizioni per usufruire dei finanziamenti. Su questi punti potrebbe essere difficile raggiungere un compromesso.

L’Irlanda detiene la presidenza del Consiglio dell’Unione europea fino alla fine del 2026 e si è posta l’obiettivo di raggiungere entro dicembre un accordo tra gli Stati membri sulla riforma dell’ETS, affinché i negoziati con il Parlamento possano iniziare all’inizio del 2027. Il ministro irlandese per il Clima Darragh O’Brien ha definito questo obiettivo ambizioso, ma realizzabile.

L’ETS2 continua a suscitare le maggiori preoccupazioni

“L’Irlanda cerca di bilanciare le pressioni del gruppo di Visegrád (V4) e l’influenza della Germania sulle questioni di bilancio. La posizione del Parlamento dovrebbe essere adottata nella sessione plenaria di dicembre, parallelamente a quella del Consiglio. I decisivi negoziati nei triloghi sono previsti per il primo trimestre del prossimo anno; la forma definitiva della normativa dovrebbe quindi delinearsi nel primo trimestre del 2027, già sotto la presidenza lituana”, osserva Jarubas.

Molto meno ottimismo accompagna il dibattito sull’ETS2, che riguarda le emissioni derivanti dalla combustione di carburanti negli edifici, nel trasporto stradale e in altri settori. Sebbene l’obbligo di acquistare e restituire le quote ricada formalmente sui fornitori di carburante, esiste il rischio concreto che i costi vengano trasferiti sui consumatori attraverso i prezzi dei carburanti, del riscaldamento e dell’energia.

“La Polonia vorrebbe posticiparne l’entrata in vigore oltre il 2030, ma l’opposizione a questo meccanismo è diffusa in tutta l’Unione”, sottolinea Jarubas, senza nascondere il proprio scetticismo sulla sua fattibilità politica nell’attuale contesto dei prezzi dell’energia. A suo giudizio, una svolta potrebbe arrivare soltanto da un confronto ai massimi livelli.

L’avvio dell’ETS2 è già stato rinviato dal 2027 al 2028. La modifica è derivata dalla revisione delle norme climatiche dell’Unione europea. La Polonia chiede tuttavia un ulteriore rinvio, almeno fino al 2030.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su Focus Europe Poland disponibile qui.

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