Il voto con cui il Parlamento europeo ha condannato gli ingressi irregolari di massa a Ceuta e criticato la politica di regolarizzazione del governo spagnolo ha aperto un fronte politico che va oltre l’aula di Strasburgo. Nelle ore successive all’approvazione del testo avvenuta il 17 settembre, sono arrivate le reazioni dei gruppi che si sono divisi sul voto, mentre emergono nuovi dettagli sui tentativi del Marocco di influenzare gli eurodeputati prima della votazione.

La delegazione del Partito socialista spagnolo al Parlamento europeo ha giustificato il proprio voto contrario definendo il testo un uso di “linguaggio offensivo” che “non risponde al vero”. L’eurodeputato socialista Juan Fernando López Aguilar ha dichiarato che il PPE “ha imposto con i tre gruppi della sua destra una maggioranza con un linguaggio offensivo che non porta alcuna soluzione per Ceuta, ma cerca di indicare colpevoli e quindi criticare il governo spagnolo con un linguaggio che non risponde al vero”. Anche l’eurodeputata di Sumar Estrella Galán, che aveva seguito i negoziati per un testo condiviso mai raggiunto, ha detto che la mozione approvata “non cerca soluzioni per Ceuta” e ha accusato il PPE di voler “continuare a strumentalizzare la crisi per fini elettorali”.

Di segno opposto le reazioni dell’area popolare e delle destre. La segretaria generale del PPE ed eurodeputata Dolors Montserrat ha sottolineato che il Parlamento europeo “ha detto chiaramente che Ceuta non si vende” ma “si difende”, aggiungendo che il testo lancia “un messaggio nitido al Marocco” sul fatto che la sovranità spagnola “non si negozia” ma “si rispetta” in modo incondizionato. Il leader di Vox Santiago Abascal ha definito la risoluzione “storica”, mentre il presidente della città autonoma di Ceuta, Juan Jesús Vivas, ha accolto con favore la condanna dell’assalto migratorio da parte dell’Eurocamera.

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I tentativi di pressione del Marocco sugli eurodeputati

Prima del voto sono emersi i tentativi delle autorità marocchine di condizionare l’esito della votazione. Rabat ha inviato una email agli eurodeputati di PSOE, PNV ed ERC nella quale cercava di scagionarsi e giustificare la propria condotta, sostenendo che le autorità marocchine “stanno lavorando per individuare le cause e i responsabili” di quanto accaduto il 30 luglio. La stessa impostazione, secondo diverse ricostruzioni, è stata ripresa dal gruppo Socialisti e Democratici nella proposta di risoluzione alternativa presentata dai socialisti europei, che dedicava poco spazio al Marocco e concentrava invece le critiche sull’Italia, in particolare sulla decisione di Roma di introdurre controlli alle frontiere interne con la Spagna dal 1° agosto.

Circa dodici ore prima del voto sulla risoluzione principale, l’Eurocamera aveva già approvato un emendamento del PPE, inserito in una relazione sulla guerra ibrida e la sicurezza territoriale europea, che definisce quanto accaduto a Ceuta come “invasione”, “attacco” e “atto di guerra ibrida”, contro la linea del governo di Pedro Sánchez, che considera la vicenda una questione migratoria e umanitaria. Anche questo testo è passato con il sostegno di Patrioti per l’Europa e dei Conservatori e riformisti europei, mentre i socialisti hanno votato contro.

La Commissione europea, dal canto suo, ha già chiesto un rimpatrio rapido delle persone entrate irregolarmente a Ceuta, in linea con le richieste contenute nella risoluzione approvata dal Parlamento.

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