Il presidente russo Vladimir Putin ha deciso di spostare all’ultimo momento da Soči a Mosca l’annuale conferenza del Valdai Discussion Club, uno dei principali appuntamenti della politica estera russa, a causa delle crescenti preoccupazioni per la sicurezza legate agli attacchi con droni ucraini. Lo riferisce il Financial Times, citando persone a conoscenza della decisione.
Il XXIII incontro annuale del Valdai Club è previsto dal 28 settembre al 1° ottobre. Originariamente, i circa 120 partecipanti invitati avrebbero dovuto recarsi a Soči, sulla costa russa del Mar Nero, tradizionale sede del forum e città nella quale Putin dispone di una residenza ufficiale. Secondo quanto riferito dal Financial Times, gli invitati sono stati informati del trasferimento già nel mese di agosto.
La decisione sarebbe stata presa su insistenza del servizio di sicurezza presidenziale russo, preoccupato per la possibilità che la crescente attività militare ucraina nel Mar Nero e nel sud della Russia potesse compromettere la sicurezza dell’evento e degli esponenti politici chiamati a prendervi parte.
Il cambiamento assume un significato particolare proprio per la scelta di Soči come sede originaria. Per anni la città è stata considerata uno dei luoghi relativamente più sicuri per gli appuntamenti del presidente russo, anche grazie alla sua distanza dal fronte. La situazione, tuttavia, è cambiata con l’ampliamento della campagna ucraina di attacchi a lungo raggio. Soltanto pochi giorni fa, il 10 settembre, un attacco condotto con droni marittimi a Soči ha provocato otto feriti e danneggiato alcune infrastrutture sulla costa.
Anche la presenza di Putin a Soči si è progressivamente ridotta dall’inizio dell’invasione su larga scala in Ucraina. Il presidente russo già non era presente fisicamente all’incontro del Valdai Club dell’anno scorso e negli ultimi due anni si è recato nella località marittima soltanto in due occasioni, mentre in passato rappresentava una delle sue destinazioni più frequenti. Il trasferimento completo della conferenza appare quindi come un ulteriore indicatore della crescente attenzione del Cremlino alla sicurezza delle aree tradizionalmente considerate lontane dalle operazioni militari.
La scelta di Mosca non riguarda soltanto la protezione del presidente. Il Valdai Discussion Club costituisce infatti uno dei principali strumenti attraverso cui il Cremlino cerca di proiettare all’estero la propria visione dell’ordine internazionale e di mantenere un canale di dialogo con esponenti politici, accademici, giornalisti e analisti stranieri. Il forum riunisce ogni anno figure di primo piano della politica russa e interlocutori provenienti da diversi Paesi, offrendo alla leadership russa una piattaforma per discutere di sicurezza internazionale, rapporti con l’Occidente e futuro dell’ordine globale.
Tra gli esponenti russi attesi all’edizione di quest’anno figurano il ministro degli Esteri Sergej Lavrov e il ministro dell’Energia Aleksandr Novak. Putin dovrebbe inoltre partecipare alla sessione conclusiva del forum, tradizionalmente caratterizzata da un lungo confronto con i partecipanti e da una serie di domande sulla politica interna ed estera russa.
Nell’ultimo mese, gli attacchi ucraini stanno raggiungendo con maggiore frequenza obiettivi situati nelle regioni meridionali e centrali della Russia. Nella notte del 15 settembre, il ministero della Difesa russo ha dichiarato di aver intercettato e distrutto 222 droni ucraini in diverse regioni del Paese, oltre che sulla Crimea e sul Mar Nero. Si tratta di una delle più vaste ondate di droni rivendicate dalle autorità russe nelle ultime settimane.
Le autorità russe hanno inoltre riferito di danni provocati dagli attacchi in diverse località. Nella regione di Samara, il governatore Vyacheslav Fedorishchev ha riferito che un attacco ha danneggiato un impianto industriale e provocato danni ad alcuni edifici residenziali. Secondo fonti ucraine e canali di monitoraggio, l’obiettivo potrebbe essere stato la raffineria di Syzran, appartenente al gruppo petrolifero Rosneft, anche se le autorità russe non hanno confermato ufficialmente l’identità dell’impianto colpito.
Un altro attacco ha interessato Taganrog, nella regione di Rostov. Il governatore regionale Yuri Slyusar ha riferito di danni a un magazzino di Ozon, una delle principali società russe di commercio elettronico e logistica, oltre che a edifici residenziali, strutture amministrative e altre infrastrutture. Le autorità hanno inoltre segnalato danni a una conduttura del gas e a edifici scolastici.
Gli attacchi confermano la progressiva estensione geografica della guerra. Le forze ucraine non rivendicano ogni singola azione attribuita loro dalle autorità russe, tuttavia è un dato di fatto che Kyiv abbia intensificato negli ultimi mesi la propria campagna contro infrastrutture militari, energetiche e industriali situate in territorio russo. L’obiettivo dichiarato è colpire le capacità con cui Mosca sostiene lo sforzo bellico, in particolare raffinerie, impianti per la produzione di armamenti, depositi logistici e altre infrastrutture strategiche.
La crescente portata degli attacchi sta quindi modificando anche la percezione della sicurezza all’interno della Russia. Località come Soči, lontane dal fronte e tradizionalmente associate al turismo, alla diplomazia e alla vita istituzionale della leadership russa, non possono più essere considerate completamente al riparo dalla guerra. Il trasferimento del Valdai Club a Mosca rappresenta, in questo senso, un segnale soprattutto politico: anche uno degli appuntamenti più importanti della diplomazia russa deve ora essere organizzato tenendo conto della possibilità che il conflitto raggiunga direttamente il territorio considerato più sicuro.

