La Russia chiuderà le sedi dell’Istituto Goethe in Russia, ha dichiarato il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. Le autorità tedesche hanno infatti chiuso la Casa Russa a Berlino.

Nella notte tra il 4 e il 5 agosto 2026, sul territorio dell’aeroporto di Lipsia/Halle, uno dei maggiori hub cargo europei, sono stati individuati droni dotati di materiale esplosivo. L’incidente ha paralizzato i voli e ha reso necessaria un’ampia operazione dei servizi di sicurezza.

Quasi un mese dopo, il 1° settembre, il governo tedesco ha annunciato ufficialmente quanto accertato dalle indagini: dietro l’operazione ci sarebbero agenti russi che agivano su incarico di strutture statali russe. Berlino ha definito l’accaduto come un elemento di un più ampio schema di “azioni ibride” russe rivolte contro infrastrutture critiche e obiettivi legati al settore della difesa in tutta Europa.

In risposta all’incidente, le autorità tedesche hanno annunciato la chiusura del Consolato Generale russo a Bonn, nonché della Casa Russa della Scienza e della Cultura a Berlino. La parte russa ha definito le accuse infondate.

Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha annunciato che Mosca non lascerà la mossa di Berlino senza risposta. Ha inoltre anticipato quali passi intraprenderanno le autorità russe.

“La Germania ha qui delle sedi dell’Istituto Goethe, a Mosca, San Pietroburgo ed Ekaterinburg. Ovviamente, dopo che il nostro centro culturale è stato cacciato da lì, queste verranno chiuse. In qualche modo dobbiamo rispettare noi stessi” ha dichiarato il ministro durante il Forum Economico Orientale (WFE).

L’Istituto Goethe è un’organizzazione senza scopo di lucro che si occupa della diffusione della lingua e della cultura tedesca all’estero. Opera in oltre 90 Paesi, inclusa la Polonia.

“La NATO avrebbe dovuto sciogliersi”

Lavrov ha attaccato anche la NATO, affermando che l’Alleanza “cerca febbrilmente nuovi pretesti per prolungare la propria esistenza ormai del tutto artificiale”.

“La NATO avrebbe dovuto sciogliersi, così come il Patto di Varsavia, dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Loro però non lo hanno fatto” ha osservato.

Il capo della diplomazia russa ha ricordato che inizialmente i rappresentanti della NATO “hanno trovato un motivo per mantenere il proprio blocco militare” negli eventi in Afghanistan. In seguito, però, dopo il ritiro da quel Paese, “hanno inventato la minaccia proveniente dalla Russia al posto della minaccia sovietica”.

Ha ricordato che nel 2023 all’allora segretario generale della NATO Jens Stoltenberg fu chiesto, durante una conferenza stampa, perché la NATO stesse cercando di ampliare la propria presenza nel Sud-Est e nel Nord-Est asiatico.

“Nel Trattato di Washington, in base al quale è stata costituita l’Alleanza Nord Atlantica, è pur scritto che l’obiettivo principale del blocco è la protezione dei territori degli Stati membri. Cosa c’entra dunque l’estremità orientale del continente eurasiatico con i vostri territori?” si è chiesto Lavrov.

“Lui, senza battere ciglio, ha risposto che l’obiettivo resta lo stesso, la protezione dei loro territori, ma che attualmente le minacce ai loro territori provengono dallo Stretto di Taiwan, dal Sud-Est asiatico nel suo complesso e così via” ha riferito la risposta del norvegese.

Stoltenberg in effetti allora aveva indicato che gli sviluppi attorno a Taiwan avrebbero potuto avere gravi conseguenze per la sicurezza della NATO. Ha però precisato che le garanzie di difesa collettiva della NATO riguardano soltanto i territori dei suoi membri.

Leggi qui l’articolo originale di Focus Europe Poland.

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