Il presidente statunitense Donald Trump prova a ridimensionare l’allarme su un possibile attacco russo alla NATO, proprio mentre emergono nuovi dettagli sulla visita riservata del direttore della CIA John Ratcliffe a Mosca. Una missione che, secondo diverse fonti americane, avrebbe avuto un obiettivo molto più delicato di quello descritto dalla Casa Bianca.

“Non sono affatto preoccupato. Non c’è alcun problema”, ha dichiarato Trump ieri (27 agosto), escludendo la possibilità che Vladimir Putin possa decidere di attaccare un Paese dell’Alleanza atlantica. Il presidente ha inoltre definito la missione di Ratcliffe del 25 agosto come un incontro sostanzialmente ordinario con il suo omologo russo: “Hanno un ottimo rapporto. Non c’era alcun messaggio e non c’era nulla di insolito”.

La ricostruzione di diversi media statunitensi racconta però una storia più complessa. Secondo il Wall Street Journal, Ratcliffe si sarebbe recato nella capitale russa anche per avvertire il Cremlino un avvertimento che un eventuale attacco contro un membro della NATO avrebbe conseguenze. Il timore dell’intelligence americana sarebbe legato alla possibilità che Mosca possa tentare di mettere alla prova la coesione dell’Alleanza attraverso un’azione limitata, in particolare nei Paesi baltici.

Non necessariamente, dunque, un’invasione convenzionale su larga scala. Le valutazioni americane citate da CBS indicano piuttosto il rischio di operazioni ibride, cyberattacchi o incursioni limitate, concepite per verificare la disponibilità dell’amministrazione Trump a reagire in difesa di un alleato.

Il direttore della CIA a Mosca avrebbe avvertito la Russia di non attaccare la NATO

La visita avrebbe tuttavia avuto anche un secondo obiettivo: riportare Mosca al tavolo negoziale sulla guerra in Ucraina. Secondo il New York Times, Ratcliffe avrebbe incontrato il direttore dell’FSB – il Servizio federale per la sicurezza russa – Aleksandr Bortnikov e trasmesso una valutazione particolarmente negativa della situazione militare ed economica russa. Il capo della CIA avrebbe sostenuto che il deterioramento della posizione di Mosca rende sempre più conveniente avviare negoziati seri per porre fine al conflitto.

La scelta di utilizzare un canale dell’intelligence non sarebbe casuale. Gli analisti della CIA, secondo il quotidiano americano, nutrono da tempo dubbi sulla qualità delle informazioni che i consiglieri di Putin forniscono al presidente russo. Un messaggio proveniente direttamente dal direttore della CIA potrebbe quindi avere, agli occhi del Cremlino, un peso diverso rispetto alle tradizionali comunicazioni diplomatiche.

Anche Mosca ha cercato di ridurre la portata dell’incontro. Sergei Naryshkin, capo dei servizi segreti esteri russi, ha confermato di aver incontrato Ratcliffe, definendo il colloquio parte di un “formato di lavoro standard”. Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha invece respinto come infondate le ricostruzioni su un possibile piano russo contro la NATO e osservato come al momento non sia nei piani alcun colloquio tra il presidente Vladimir Putin e Donald Trump. Non solo per Peskov non vi sarebbero nemmeno “nuove idee” per una soluzione negoziata al conflitto tra Russia e Ucraina.  l Parlando ai giornalisti, il portavoce del Cremlino ha affermato poi che l’avanzata della Russia sul fronte in Ucraina e’ “evidente”, aggiungendo che “la Russia continua a distruggere le infrastrutture militari ucraine”.

La questione centrale per gli alleati europei non riguarda soltanto le intenzioni di Mosca, ma anche la credibilità della deterrenza americana. Da una parte, Trump assicura che non esiste una minaccia imminente e sembra voler evitare qualsiasi escalation retorica con il Cremlino. Dall’altra, il fatto stesso che il capo della CIA sia stato inviato segretamente a Mosca, secondo le ricostruzioni dei media americani, indica che Washington stia prendendo sul serio la possibilità di nuove iniziative russe contro l’Alleanza.

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