La Spagna ha formalmente chiesto alla Commissione europea di attivare fondi di emergenza per affrontare la crisi migratoria a Ceuta. Bruxelles promette una valutazione rapida della richiesta, mentre migliaia di migranti restano nell’enclave spagnola dopo gli ingressi di massa dalla vicina frontiera marocchina.
La richiesta di Madrid, ricevuta ieri (24 agosto) dalla Commissione, segna il passaggio dalla fase esplorativa a quella formale. Finora Bruxelles aveva esaminato una prima valutazione delle necessità trasmessa dalle autorità spagnole, in attesa però di una domanda ufficiale di finanziamento. Ora l’esecutivo europeo dovrà determinare quali risorse possano essere mobilitate e in quale misura.
Secondo quanto riferito dalla Commissione, la richiesta spagnola riguarda sia il rafforzamento della protezione delle frontiere e delle infrastrutture di sicurezza, sia l’aumento della capacità di accoglienza e assistenza, con particolare attenzione ai minori non accompagnati. L’importo richiesto da Madrid non è stato ancora reso pubblico.
La crisi è esplosa alla fine di luglio, quando decine di migliaia di persone hanno attraversato il confine tra il Marocco e Ceuta. Sebbene la maggior parte abbia successivamente lasciato l’enclave, migliaia di persone sono ancora presenti sul territorio, tra cui un numero significativo di minori. La pressione sulle strutture di accoglienza e sui servizi locali resta quindi elevata.
La situazione ha assunto anche una dimensione umanitaria. Le autorità locali e le organizzazioni impegnate nell’assistenza hanno segnalato condizioni particolarmente difficili per donne e minori, mentre il sovraffollamento delle strutture ha alimentato ulteriori problemi di sicurezza e protezione.
Bruxelles dispone di diversi strumenti per sostenere gli Stati membri sottoposti a una pressione migratoria eccezionale. Tra questi figura il Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (AMIF), che dispone di 10,94 miliardi di euro per il periodo 2021-2027.
La Spagna aveva già ricevuto circa 28 milioni di euro attraverso precedenti misure di assistenza di emergenza destinate alla gestione della situazione migratoria a Ceuta. Risorse che, alla luce della nuova crisi, si sono però rivelate insufficienti a sostenere l’aumento della pressione sulle strutture di accoglienza, sui servizi locali e sulle autorità impegnate nella gestione degli arrivi.
Il sostegno di Bruxelles, tuttavia, non si limiterà alla dimensione finanziaria. La Commissione europea ha infatti ribadito la propria disponibilità a rafforzare la cooperazione operativa con le autorità spagnole, anche attraverso le agenzie dell’Unione.
In particolare, il supporto potrà coinvolgere Frontex, per le attività legate alla gestione e alla sicurezza delle frontiere esterne, Europol, per il contrasto alle reti criminali coinvolte nel traffico di migranti, e l’Agenzia dell’Unione europea per l’asilo (EUAA), soprattutto sul fronte della gestione delle procedure di asilo e dell’accoglienza.
A seguito dell’ultimo esodo migratorio a Ceuta, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen era intervenuta in sostegno del primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, in particolare da quelli che adottano una linea più restrittiva in materia migratoria, come Italia e Danimarca..
Von der Leyen aveva indicato la necessità di intervenire su più fronti, tra i quali assumeva particolare rilevanza il rafforzamento delle frontiere esterne dell’Unione europea. Considerato che l’ondata migratoria aveva sfruttato l’assenza di barriere fisiche nel tratto di Mar Mediterraneo che separa il Marocco da Ceuta, a differenza di quanto avviene lungo il confine terrestre, e alla luce del dibattito politico che ne è scaturito in Spagna, è plausibile ipotizzare che parte dei nuovi fondi europei possa essere destinata anche alla realizzazione di sistemi di controllo e di contenimento delle frontiere marittime.
Una simile prospettiva, tuttavia, rischierebbe di alimentare ulteriormente l’idea di una “Europa fortezza”, proprio quel modello che la Commissione guidata da von der Leyen aveva dichiarato di voler superare già nel corso del suo primo mandato.

