La Commissione europea ha approvato, in data 3 agosto 2026, un regime di aiuti di Stato da 20 milioni di euro a favore delle imprese agricole, della pesca e dell’acquacoltura del Friuli Venezia Giulia, colpite dall’aumento dei prezzi di carburanti e fertilizzanti legato alla crisi in Medio Oriente. Il regime, che resterà in vigore fino al 31 dicembre 2026, è stato approvato nell’ambito del Quadro temporaneo per gli aiuti di Stato in risposta alla crisi in Medio Oriente (Metsaf), lo strumento adottato dalla Commissione il 29 aprile scorso per consentire agli Stati membri di sostenere i settori più esposti alle conseguenze economiche del conflitto.

Il provvedimento, di per sé una misura regionale di entità contenuta, aiuta a comprendere quanto le conseguenze economiche di una guerra a migliaia di chilometri di distanza possano riflettersi rapidamente su una decisione di sostegno alle piccole imprese agricole e ittiche del Nord-Est italiano. Dal 28 febbraio, il conflitto in corso tra Stati Uniti e Israele nei confronti dell’Iran ha portato a una drastica riduzione del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz — canale che convoglia normalmente circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto trasportati via nave nel mondo — facendo impennare i prezzi globali di carburanti e fertilizzanti, con ricadute dirette sui costi di produzione di agricoltori e pescatori europei.

Non è la prima volta che il Friuli Venezia Giulia beneficia di uno strumento di questo tipo: nel 2022, in seguito all’invasione russa dell’Ucraina, la regione aveva già ricevuto due regimi analoghi per un totale di 310 milioni di euro a sostegno delle imprese colpite dall’impennata dei prezzi energetici. Il Metsaf, erede diretto dei quadri temporanei introdotti per la pandemia di Covid-19 e per la guerra in Ucraina, riproduce lo stesso meccanismo — ovvero l’allentamento temporaneo di regole sugli aiuti di Stato per rispondere a uno shock esterno — applicandolo questa volta ai settori più esposti al caro energia innescato dalla crisi mediorientale: agricoltura, pesca e acquacoltura, trasporto terrestre e marittimo a corto raggio, industrie ad alta intensità energetica.

Le implicazioni per il Friuli Venezia Giulia

Gli aiuti alle imprese agricole, ittiche e dell’acquacoltura friulane assumeranno la forma di sovvenzioni dirette e prestiti agevolati. L’importo sarà calcolato sulla base delle dimensioni dei terreni utilizzati per la produzione agricola primaria e su stime del consumo di carburante nella pesca e nell’acquacoltura, con un tetto di 50.000 euro per beneficiario — il massimale previsto dal Metsaf per la modalità di accesso semplificata, pensata apposta per ridurre l’onere documentale a carico delle piccole imprese. Il finanziamento sarà erogato direttamente dalla Regione autonoma Friuli Venezia Giulia.

La Commissione ha valutato la misura alla luce dell’articolo 107, paragrafo 3, lettera c), del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea — la base giuridica che consente agli Stati membri di sostenere lo sviluppo di determinate attività economiche a certe condizioni — oltre che delle sezioni 1 e 2.1 del Metsaf, concludendo che il regime è “necessario, adeguato e proporzionato” e non altera le condizioni di scambio in misura contraria all’interesse comune. La decisione sarà consultabile, nella sua versione non riservata, con il numero di caso SA.123315 nel registro degli aiuti di Stato sul sito della Commissione dedicato alla concorrenza.

Presentando il Metsaf lo scorso aprile, la vicepresidente esecutiva Teresa Ribera aveva spiegato che il nuovo strumento faceva tesoro dell’esperienza maturata con i precedenti quadri di gestione delle crisi, individuando in “il sostegno mirato ai costi energetici e l’attuazione rapida e flessibile” da parte degli Stati membri i tratti che si erano rivelati più efficaci in passato, secondo quanto riportato da Rinnovabili.it.

Un mosaico di aiuti agli Stati membri

La regione del Friuli finisce così per ritrovarsi nel mezzo di un mosaico di misure in supporto degli Stati membri, le quali sono state approvate dalla Commissione nelle ultime settimane, tutte con importi molto diversi tra loro: la Francia ha ottenuto il via libera per 212 milioni di euro a favore di agricoltura e acquacoltura, la Spagna per 402 milioni destinati al trasporto stradale, l’Irlanda per 85 milioni all’agricoltura, il Lussemburgo per 54 milioni al trasporto su gomma e rotaia. Si tratta di misure di scala diversa rispetto al regime regionale approvato per il Friuli Venezia Giulia, ma che restituiscono comunque l’idea di una risposta alla crisi molto disomogenea tra Stati membri.

Proprio questa disomogeneità è al centro delle riserve sollevate dal think tank Bruegel, secondo cui Francia e Germania rappresentano da sole oltre la metà del bilancio finora approvato a livello europeo sotto il Metsaf, mentre l’importo autorizzato per l’Ungheria equivale a quasi il 2% del suo Pil — un divario che, secondo gli analisti del think tank, rischia di alimentare una corsa ai sussidi tra Stati membri e di amplificare una frammentazione del mercato unico, uno scenario che le regole europee sugli aiuti di Stato dovrebbero in teoria prevenire.

Il quadro temporaneo resterà in vigore fino al 31 dicembre 2026, salvo revisioni che la Commissione ha indicato di voler valutare in base agli sviluppi della crisi mediorientale e del quadro economico generale. Nelle prossime settimane è probabile che altri Stati membri, Italia compresa, notifichino a Bruxelles nuovi regimi settoriali analoghi a quello friulano; resta da vedere se la Commissione riuscirà a mantenere l’impegno, sollecitato dagli stessi analisti di Bruegel, a non prorogare lo strumento oltre la scadenza indicata senza una giustificazione legata alla persistenza della crisi.

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