Una difesa comune europea non rappresenterebbe una minaccia né preparerebbe il continente alla guerra, ma costituirebbe uno strumento per tutelare la pace in uno scenario internazionale segnato da conflitti sempre più estesi e interconnessi. È il messaggio lanciato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante la tradizionale cerimonia di consegna del Ventaglio da parte dell’Associazione Stampa Parlamentare, svoltasi giovedì 30 luglio al Quirinale.
Nel suo intervento, il capo dello Stato ha collocato il tema della difesa europea all’interno di una riflessione più ampia sulla crisi del multilateralismo, sulle responsabilità dell’Unione europea e sulla necessità di dotare Bruxelles di strumenti decisionali e operativi più efficaci.
“L’esigenza di un’efficace difesa comune europea”, ha affermato Mattarella, deve essere letta alla luce del modello costruito dall’Europa nel dopoguerra. “L’attitudine e la strategia che ho appena ricordato rendono evidente che la sua realizzazione non rappresenta una minaccia per nessuno, non mira alla guerra: al contrario è strumento per garantire la pace”.
Una necessità resa ancora più urgente dalla moltiplicazione delle crisi internazionali. “Siamo di fronte a uno scenario crescente di conflitti che infiamma un arco di crisi che dal Mediterraneo coinvolge il Golfo, si affaccia sull’Oceano Indiano, vede la guerra nel cuore d’Europa: per numero di Paesi coinvolti, di popoli sofferenti, difficile non coglierne la dimensione globale e le responsabilità che ne derivano”, ha sottolineato il presidente.
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L’Europa come alternativa alla legge del più forte
Mattarella ha difeso il ruolo dell’Unione europea in un sistema internazionale attraversato da “incertezze imprevedibili fino a pochi anni addietro”, che provocano disorientamento e mettono in discussione punti di riferimento a lungo considerati stabili.
Di fronte a questa situazione, il presidente ha indicato come priorità la salvaguardia del sistema multilaterale, accompagnata però da una sua profonda riforma, affinché sia dotato di “forme e strumenti adeguati al mondo così com’è oggi e non com’era tra la fine degli anni quaranta e gli anni cinquanta del secolo scorso”.
Da più parti, ha ricordato Mattarella, ci si attende che l’Europa assuma un ruolo da protagonista in questo processo. Un’aspettativa giustificata dal percorso compiuto dal continente, capace di trasformarsi “da continente lacerato per secoli da contrasti e guerre sanguinose, nella più vasta area di pace e di sviluppo comune”.
Il capo dello Stato ha respinto la rappresentazione di un’Unione passiva di fronte ai cambiamenti globali. “L’Unione Europea non è inerte né silenziosa di fronte a quella invocazione di responsabilità, pur tra difficoltà di ogni genere, interne e, soprattutto, di origine esterna”, ha sostenuto.
A dimostrarlo, secondo Mattarella, è anche la rete di accordi commerciali conclusi o negoziati dall’UE con partner che vanno dal Canada al Giappone, dall’America meridionale all’India. Queste intese presentano alla comunità internazionale “un messaggio, un modello di relazioni internazionali alternativo alla pratica degli scontri commerciali o purtroppo militari, talvolta di guerra”.
“Dall’Europa viene presentata una strada per la pace, contrapposta al tentativo di ritornare alla barbarie nella vita internazionale ripristinando la legge del più forte, peraltro, come si vede in questo periodo, di dubbia efficacia”, ha aggiunto.
“Grave errore” rinunciare alla riforma dei Trattati
Il presidente non ha tuttavia nascosto i limiti dell’azione europea. Ha riconosciuto che in diversi settori l’Unione deve mostrare “ben maggiore dinamismo”, ma ha anche criticato la contraddizione di quanti denunciano la scarsa incisività di Bruxelles e contemporaneamente ne ostacolano il rafforzamento.
“Conosco bene l’esercizio di critiche rivolte all’Unione per insufficiente incisività della sua azione”, ha osservato, ricordando però che queste critiche vengono avanzate “con accanimento soprattutto da chi ne ostacola, in ogni modo e circostanza, la possibilità di strumenti decisionali e operativi più efficaci”.
Particolarmente netto il giudizio sulla mancata prosecuzione della Conferenza sul futuro dell’Europa, avviata sotto la presidenza del Parlamento europeo di David Sassoli e conclusa nel 2022. “Non è stato saggio lasciar cadere, nel 2022, il poderoso sforzo promosso dal Parlamento Europeo, sotto la presidenza di David Sassoli, con la Conferenza sul futuro dell’Europa; esercizio che aveva coinvolto milioni di cittadini europei”, ha dichiarato Mattarella. “L’abbandono dell’ipotesi di una nuova Convenzione Europea per porre mano alla riforma dei Trattati è stato un grave errore. Va ripresa una seria e coraggiosa riflessione”, ha affermato Mattarella.
In attesa di una revisione complessiva dei Trattati, il presidente ha invitato a utilizzare le possibilità già offerte dall’attuale quadro giuridico. Euro e Schengen, ha ricordato, sono nati come forme di cooperazione rafforzata alle quali hanno progressivamente aderito altri Stati membri. Lo stesso metodo potrebbe dunque essere impiegato per far avanzare l’integrazione europea, anche nel campo della difesa.
Il richiamo alla politica: basta aggressività e campagne elettorali premature
Passando alla situazione italiana, Mattarella ha ribadito i limiti imposti al proprio ruolo dall’esigenza di garantire l’imparzialità del Quirinale e la sua estraneità alla dialettica tra le forze politiche. Ha però rivolto un richiamo esplicito al clima del confronto pubblico.
“Mi auguro costantemente che questa si svolga nel reciproco rispetto; senza inopportuna aggressività verbale, spesso immotivata, e, a mio avviso, anche controproducente”, ha detto.
Il capo dello Stato ha quindi messo in guardia dall’avvio anticipato della campagna elettorale. “Mi auguro che le tensioni elettorali – ancora, per la verità, piuttosto intempestive – non sottraggano attenzione ai problemi che riguardano la vita quotidiana dei nostri concittadini e non inducano ad alterare la realtà delle questioni”.
Mattarella ha ricordato di non voler intervenire sui progetti legislativi ancora all’esame del Parlamento, ma ha espresso nuovamente preoccupazione per il calo della partecipazione elettorale. La crescente astensione, ha affermato, dovrebbe rappresentare “il punto di attenzione principale per tutte le parti politiche, al di sopra di qualsiasi altro aspetto”.
La legge non può adattarsi ai comportamenti individuali
Senza citare direttamente il caso del gioielliere Mario Roggero, al centro del dibattito politico dopo la condanna per l’uccisione di due rapinatori, il presidente ha pronunciato un passaggio interpretato dalla stampa italiana come un richiamo alle richieste di modificare le norme o concedere la grazia sulla base del singolo caso.
“In una società civilmente ordinata, rassicurante per i cittadini, i comportamenti individuali devono rispettare le regole comuni, quelle della legge”, ha affermato Mattarella. “Se invece si capovolgesse questo principio e si pensasse che le regole della legge debbano adattarsi ai comportamenti individuali, occasionali, cambiando il proprio contenuto di volta in volta, di caso in caso, non si rafforza la sicurezza ma si decide l’abdicazione dello Stato”.
Il principio espresso dal capo dello Stato va oltre il singolo episodio: la sicurezza, nella sua lettura, non può essere garantita indebolendo la generalità della legge o subordinandola alle reazioni suscitate da vicende individuali.
Val di Susa, “la violenza è un virus letale per la democrazia”
Un altro passaggio particolarmente severo ha riguardato gli scontri avvenuti in Val di Susa. Mattarella ha condannato senza esitazioni il ricorso alla violenza da parte di chi considera le proprie posizioni minoritarie una giustificazione per aggredire le decisioni assunte attraverso le istituzioni democratiche.
“Non è accettabile che si faccia strada la convinzione che, se le proprie posizioni risultano minoritarie all’interno della società, sia giustificabile il ricorso a forme di violenza, che aggrediscono le libere volontà democratiche del popolo italiano espresse attraverso le istituzioni previste dalla Costituzione”, ha dichiarato.
“Quanto avvenuto – da ultimo – sabato in Val di Susa è inammissibile: sono chiamate in causa le basi stesse della convivenza democratica e non è accettabile alcuna esitazione né circospezione nel condannare e contrastare simili comportamenti aggressivi”.
Il presidente ha quindi formulato uno dei passaggi più netti dell’intero intervento: “La violenza è un virus letale per la democrazia e per la vita sociale. Aggredisce la Costituzione chi la pratica, chi la predica, chi la giustifica”.
A questo fenomeno si affianca, secondo Mattarella, il crescente rifiuto non soltanto di condividere, ma persino di ascoltare le opinioni altrui. Un atteggiamento che alimenta “un clima di reciproca intolleranza, di avversione fanatica” e contribuisce a diffondere nuovi germi di violenza.
Migrazioni, superare la logica dell’emergenza
Nel suo intervento il presidente ha ripreso anche l’appello di Papa Leone XIV sul fenomeno migratorio, condividendo la necessità di abbandonare definitivamente una gestione fondata sull’emergenza.
“Personalmente ritengo indiscutibile – e condivido appieno – la considerazione del Pontefice della insuperabile necessità di accantonare la logica dell’emergenza – del tutto improduttiva, come risulta ormai senza ombra di dubbio – e di impegnarsi in interventi di strategia di governo del fenomeno”, ha dichiarato.
Una strategia strutturale, ha proseguito, è “possibile e sostenibile” ed è l’unica soluzione capace di evitare “l’altrimenti inevitabile destino alternativo: quello di subirne conseguenze disordinate e di cercare – vanamente – di tacitare le coscienze di fronte a quanto avviene”.
Mattarella ha poi invitato ad allargare lo sguardo dalle persone che arrivano in Italia a quelle che lasciano il Paese. “È comprensibile e opportuno dedicare attenzione alle modalità e ai problemi connessi a chi arriva nel nostro Paese. Mi auguro che almeno una parte di questa attenzione sia riversata anche a chi parte: ai numerosi nostri giovani che si trasferiscono all’estero non per scelta ma per necessità”.
Libertà di stampa e paralisi della Rai
Nella parte conclusiva del discorso, Mattarella ha affrontato direttamente i problemi dell’informazione, richiamando il Regolamento europeo sulla libertà dei media e criticando i ritardi nell’attuazione delle garanzie europee sull’indipendenza editoriale e sul servizio pubblico.
“Il ritardo, anche in Italia, del pieno recepimento di indicazioni cui hanno contribuito gli stessi governi dell’Unione e i deputati al Parlamento Europeo, espressi dai diversi Paesi membri, appare difficilmente comprensibile”, ha affermato.
Il presidente ha chiesto inoltre di superare la paralisi della Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai. “Il ruolo essenziale dell’informazione nei sistemi democratici, in particolare dei servizi pubblici, non può incontrare ambiguità”, ha avvertito. “È auspicabile che, nell’attesa, si ponga finalmente riparo alla paralisi del sistema radio tv pubblico determinato dal blocco nel funzionamento della Commissione parlamentare”.
Mattarella ha ribadito che “libertà, informazione, democrazia” sono valori “co-essenziali”. “I giornalisti sono testimoni dei fatti. Quando questo compito viene impedito od ostacolato, non si tratta di aggressioni a singoli professionisti bensì di un vulnus recato a tutti noi perché la libertà è un bene indivisibile”.
L’intelligenza artificiale e i “cloni di notizie”
Infine, il capo dello Stato ha dedicato un passaggio ai rischi legati all’impiego dell’intelligenza artificiale nella produzione delle notizie, mettendo in discussione l’idea che contenuti generati automaticamente e moltiplicati senza verifiche possano sostituire il lavoro giornalistico.
“Cloni di notizie, prodotti artificialmente da macchine. Destinati a riprodursi all’infinito sul web, senza alcuna verifica, ancor più moltiplicati dagli strumenti di traduzione automatica dei testi: si può pensare che arricchiscano il panorama culturale e informativo?”, si è chiesto Mattarella.
“Di quali fatti sono testimonianza? Esiste forse informazione senza i giornalisti? L’informazione non è clone di sé stessa. Non è la caricatura della pecora Dolly”.
Il presidente ha ricordato che nell’esperienza quotidiana “iniziano ad accumularsi gli errori di risposte e di analisi fornite dagli strumenti di intelligenza artificiale”. Da un’informazione “libera, indipendente, approfondita”, ha concluso, dipendono le convinzioni delle persone e lo stesso svolgimento della vita democratica: “Ne dipende un valore prezioso che si chiama libertà. È un compito e una responsabilità per gli operatori dell’informazione”.
[a cura di Simone Cantarini]

