Mercoledì 29 luglio la responsabile del Centro di coordinamento della risposta alle emergenze (Ercc) dell’Ue, Maria Zuber, ha avvertito che il rischio incendi si sta spostando verso est, verso la Grecia, l’Italia e l’Europa centrale, mentre Francia e Spagna restano ancora alle prese con i roghi in corso. Poche ore dopo, in Grecia, tre vigili del fuoco sono morti nelle aree di Creta e del Peloponneso.

La dichiarazione di Zuber conferma che il 2026 rischia di eguagliare o superare il 2025, l’anno peggiore mai registrato per gli incendi in Europa, con oltre un milione di ettari andati in fumo. Rende inoltre evidente quanto sia difficile, per l’Unione, restare al passo con una crisi che si muove più in fretta di quanto i suoi stessi sistemi di previsione riescano a preventivare.

In Francia e Spagna la situazione rimane complicata, seppur con dei primi segnali di miglioramento: circa 24.000 delle quasi 63.000 persone evacuate nell’area di Madrid hanno potuto fare ritorno a casa, e l’evacuazione nella provincia di Ávila è stata revocata, secondo quanto riportato dalla CNN. Il primo ministro belga Bart De Wever ha intanto annunciato l’invio di risorse per sostenere i soccorsi in Francia.

La mappa del rischio si amplia

Zuber ha spiegato che l’ondata di caldo in corso renderà particolarmente complesse le prossime giornate in Francia, ma anche che gli altri Paesi devono prepararsi a possibili disastri imminenti. La Grecia, finora risparmiata, sarà la prossima a essere colpita; l’Italia affronterà il rischio a partire dai primi di agosto, mentre resta da vedere cosa succederà sulla Penisola iberica: se gli incendi ancora attivi in Spagna e Portogallo non saranno spenti entro l’inizio di agosto, ha avvertito, ‘avremo tutta l’Europa in fiamme’.

Le proiezioni del sistema satellitare Copernicus, elaborate dall’Effis, rendono già più precisa questa previsione. Per l’Italia il rischio riguarda oggi Puglia, Basilicata, Campania, Calabria, Sardegna e parte della Sicilia; dai primi di agosto si estenderà anche a Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo e Molise. In Europa, le zone a rischio più alto comprendono l’interno della Spagna, l’Ungheria, la Slovacchia e le regioni tedesche della Renania Settentrionale-Vestfalia e della Renania-Palatinato, oltre naturalmente alla Grecia.

Sul fronte operativo, l’Ercc ha reso noto di aver inviato finora sette aerei e quattro elicotteri in Francia, e sei aerei più tre squadre di terra specializzate in Spagna. Non tutti i velivoli della flotta europea sono attualmente impegnati: alcuni restano pre-posizionati nell’Europa orientale e centrale, proprio in vista dell’aumento del rischio in quelle aree.

La Grecia brucia mentre l’UE lancia l’allarme

Mentre Zuber parlava ai giornalisti, la Grecia era già nel vivo della sua giornata più critica. A Creta, nella zona di Krya Vrysi, due vigili del fuoco sono rimasti intrappolati nel loro veicolo e sono morti tra le fiamme; un terzo pompiere ha perso la vita nel Peloponneso, a Gythio, in un’area colpita dagli incendi. Le autorità hanno disposto evacuazioni a Creta, Paros e Lesbo, mentre la protezione civile greca ha dichiarato lo stato di massima allerta per Attica, Peloponneso orientale e gran parte delle isole dell’Egeo — allerta che resta alta anche oggi.

Sul piano politico, la pressione per una risposta più strutturale arriva anche dall’interno della maggioranza che sostiene la Commissione. La presidente della commissione Pesca del Parlamento europeo Carmen Crespo e la segretaria generale del Partito popolare europeo (Ppe) Dolors Montserrat hanno chiesto a Bruxelles un piano europeo di prevenzione dei grandi incendi, insieme a un rafforzamento della flotta rescEU. Sui social, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha scritto che “la solidarietà europea non conosce limiti”, annunciando che Romania e Grecia prolungheranno le loro missioni di soccorso e che la Polonia si unirà agli interventi da sabato.

Resta però un divario difficile da colmare in tempi brevi. La Commissione sta già lavorando per l’acquisto di una nuova flotta rescEU — dodici aerei e cinque elicotteri, da distribuire a sei Paesi del Mediterraneo per quanto riguarda gli aerei e a tre dell’Europa centro-orientale per gli elicotteri — anche se i primi velivoli non saranno operativi prima del 2027 o del 2028. Fino ad allora, l’Unione può contare solo sulla redistribuzione di mezzi già esistenti tra i vari fronti.

La richiesta del Ppe arriva dalla stessa famiglia politica della presidente von der Leyen, il che la rende una pressione difficile da ignorare per la Commissione. E il fatto che l’allarme sulla Grecia si sia avverato nel giro di poche ore dalla dichiarazione di Zuber ne conferma l’urgenza: prevedere il rischio non è bastato a intervenire in tempo, quindi la vera sfida — anche dopo la fine della stagione degli incendi — sarà la prevenzione strutturale, più che la velocità della risposta.

Nei prossimi giorni si vedrà se i rinforzi polacchi in arrivo da sabato faranno davvero la differenza, come si comporterà l’Italia entrando nella finestra di rischio indicata da Zuber per i primi di agosto, e se la crisi si affievolirà del tutto nella Penisola iberica, evitando così l’espansione dell’emergenza a livello continentale. Resta inoltre da vedere se la Commissione risponderà alla richiesta del Ppe con un’iniziativa legislativa dedicata alla prevenzione, o se si limiterà — come finora — a messaggi di solidarietà.

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