Il Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act, disegno di legge che punta a rafforzare la pressione economica su Russia e Iran, ha superato il primo voto procedurale al Senato degli Stati Uniti alla presenza del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, seduto in tribuna. Il provvedimento prevede un rafforzamento del regime sanzionatorio nei confronti di Mosca, ma anche ampi poteri in materia di politica commerciale al presidente statunitense Donald Trump.
Oltre a prevedere misure più severe contro la Russia, tra cui la possibilità di imporre dazi ai Paesi che acquistano petrolio o gas naturale russi, il testo pare infatti conferire al presidente statunitense una grande discrezionalità sia nell’applicazione sia nella sospensione delle sanzioni, oltre a una nuova e significativa autorità tariffaria.
Quest’ultimo aspetto è diventato il principale terreno di scontro all’interno del Partito Democratico. Pur condividendo l’obiettivo di aumentare la pressione economica sul Cremlino e sostenere l’Ucraina, diversi senatori democratici hanno annunciato l’intenzione di modificare il testo durante l’iter parlamentare per limitare i nuovi poteri attribuiti alla Casa Bianca.
Secondo i critici, il disegno di legge consentirebbe al presidente di imporre dazi fino al 100% nei confronti dei Paesi individuati come acquirenti di energia russa, senza prevedere limiti temporali stringenti, meccanismi di controllo del Congresso o procedure istruttorie analoghe a quelle normalmente richieste dalla legislazione commerciale statunitense.
Tra le voci più dure figura Aaron Fritschner, collaboratore del deputato democratico Don Beyer, che, sul social Blue Sky, ha definito la nuova autorità tariffaria il vero fulcro del provvedimento. A suo giudizio, le disposizioni sulle sanzioni occupano gran parte del testo, ma sono i poteri in materia di dazi a rappresentare l’elemento politicamente più rilevante e il motivo principale del sostegno dei repubblicani.
Fritschner ha inoltre sostenuto che l’assenza di vincoli consentirebbe al presidente di decidere unilateralmente quali Paesi colpire con tariffe punitive della durata fino a cinque anni. Una scelta che, secondo i democratici più critici, rischierebbe di trasformare uno strumento pensato per colpire la Russia in un mezzo di pressione commerciale utilizzabile anche nei confronti di partner e alleati degli Stati Uniti.
Il dibattito riflette una tensione ormai consolidata nella politica a stelle e strisce, ossia come conciliare il sostegno all’Ucraina con la crescente centralizzazione della politica commerciale nelle mani dell’esecutivo. In questo contesto viene richiamato l’Ukraine Support Act, già approvato dalla Camera dei Rappresentanti e considerato da diversi esponenti democratici un’alternativa più equilibrata.
Tale provvedimento prevede infatti un rafforzamento dell’assistenza all’Ucraina e un sistema di sanzioni nei confronti della Russia giudicato più rigoroso sotto il profilo giuridico, senza introdurre nuovi poteri presidenziali in materia di dazi.
La votazione al Senato è avvenuta durante la visita di Volodymyr Zelensky a Washington. Il presidente ucraino ha incontrato Donald Trump e ha ottenuto un nuovo impegno statunitense per consentire all’Ucraina di produrre sul proprio territorio gli intercettori del sistema di difesa aerea Patriot attraverso un accordo di licenza con l’industria americana. Zelensky ha inoltre annunciato l’avvio di contatti con i principali gruppi della difesa statunitense per sviluppare una produzione congiunta.
Per l’Europa, il dibattito americano assume una rilevanza strategica. L’eventuale introduzione di dazi secondari nei confronti degli importatori di energia russa potrebbe infatti incidere anche sui rapporti commerciali con Paesi terzi e rafforzare ulteriormente il ricorso agli strumenti economici come leva di politica estera. A ciò si aggiunge la deroga ottenuta dalla Grecia nel corso dell’ultimo Consiglio dell’Unione europea.
Su richiesta di Atene, infatti, Bruxelles ha introdotto un’esenzione che consente alle imprese europee di continuare a trasportare gas naturale liquefatto (GNL) russo verso Paesi terzi nell’ambito di contratti già in essere, accompagnata da un nuovo obbligo di notifica per la vendita di navi metaniere. Se approvato definitivamente, il disegno di legge attualmente all’esame del Senato statunitense potrebbe però svuotare di efficacia questa eccezione, esponendo anche gli operatori greci al rischio di dazi da parte di Washington.

