Alphabet ha chiuso il secondo trimestre del 2026 con un flusso di cassa libero negativo per 5,9 miliardi di dollari, il primo dato in rosso su questo indicatore da quando la società è quotata in borsa. Il risultato è legato all’aumento degli investimenti in infrastrutture per l’intelligenza artificiale, che nel trimestre hanno raggiunto 44,9 miliardi di dollari, più del doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il titolo ha perso circa il 3,5% nelle contrattazioni after-hours dopo la pubblicazione dei conti, mercoledì 22 luglio.
La direzione finanziaria del gruppo ha inoltre rivisto al rialzo le stime di spesa in conto capitale per l’intero 2026, portandole a un intervallo compreso tra 195 e 205 miliardi di dollari, rispetto alla precedente indicazione di 180-190 miliardi. Si tratta della seconda revisione al rialzo dell’anno. La direttrice finanziaria Anat Ashkenazi ha indicato che la spesa proseguirà ad aumentare in modo significativo anche nel 2027.
I conti del trimestre
Il fatturato complessivo si è attestato a circa 120 miliardi di dollari, in crescita da 96,4 miliardi dell’anno precedente e sopra le attese degli analisti, che si aggiravano intorno ai 117 miliardi. A trainare la crescita è stata soprattutto la divisione cloud, salita dell’82% su base annua a 24,8 miliardi di dollari, mentre la pubblicità legata al motore di ricerca è cresciuta del 17%, a 63,3 miliardi, leggermente sotto le previsioni. L’utile netto è quadruplicato a 112 miliardi di dollari, sostenuto anche da plusvalenze sugli investimenti finanziari del gruppo, tra cui una partecipazione in SpaceX; l’utile operativo, che esclude questi effetti, è salito del 30% a 40,8 miliardi, con un margine operativo del 34%.
Il portafoglio ordini della divisione cloud ha raggiunto 514 miliardi di dollari a fine trimestre, in aumento rispetto ai circa 460 miliardi del trimestre precedente. Secondo quanto riferito dalla dirigenza, la spesa in infrastrutture è finalizzata proprio a soddisfare questo arretrato crescente di contratti.
Debito, aumento di capitale e strategia
Per finanziare gli investimenti, Alphabet ha contratto debito per circa 100 miliardi di dollari e a giugno ha condotto la sua prima emissione azionaria in oltre vent’anni, raccogliendo circa 85 miliardi di dollari, un’inversione di rotta rispetto agli anni recenti di riacquisto di azioni proprie. Ashkenazi ha precisato che il gruppo non prevede ulteriori emissioni oltre a quella già annunciata e che la spesa continuerà a essere sostenuta da una combinazione di flussi di cassa operativi, debito e capitale proprio.
L’amministratore delegato Sundar Pichai ha descritto la fase attuale come le prime battute di un cambiamento strutturale che coinvolge più settori, affermando che nell’ultimo anno l’azienda ha maturato una visione più ottimistica sulle opportunità legate all’intelligenza artificiale. Pichai ha inoltre indicato che gli sforzi e la capacità di calcolo del gruppo sono ora concentrati sull’addestramento di Gemini 4, il prossimo modello di punta, e che il ritmo di rilascio dei nuovi modelli accelererà, in un contesto di crescente pressione competitiva da parte di OpenAI, Anthropic e di laboratori cinesi.
I risultati si inseriscono in una fase di spesa record da parte dei quattro principali fornitori di infrastrutture cloud, Alphabet, Microsoft, Amazon e Meta, il cui investimento complessivo nel 2026 è stimato oltre i 725 miliardi di dollari. Prima della pubblicazione dei conti, Alphabet era considerata tra i gruppi meglio posizionati per assorbire i costi della corsa agli investimenti sull’intelligenza artificiale, grazie ai flussi di cassa generati dal business pubblicitario. Il combinato tra il flusso di cassa negativo e il nuovo rialzo della spesa in conto capitale ha comunque alimentato le preoccupazioni degli investitori sulla sostenibilità di questi piani.

