Gli ambasciatori dell’Unione europea hanno raggiunto un compromesso nella tarda serata di mercoledì (22 luglio), sbloccando il tanto atteso 21° pacchetto di sanzioni contro la Russia, dopo intense negoziazioni incentrate sulle obiezioni della Grecia riguardo al trasporto di gas naturale liquefatto (GNL).

Secondo quanto riportato da Reuters e dal Financial Times, l’accordo consente a Dynagas, compagnia di trasporto di GNL con sede in Grecia, di continuare a trasportare GNL russo verso Paesi terzi per un periodo di dodici mesi, rinnovabile, con volumi limitati ai livelli del 2025. Questa esenzione risponde alle preoccupazioni di Atene, secondo cui un divieto totale per le aziende europee di fornire servizi di trasbordo del GNL russo avrebbe semplicemente trasferito quote di mercato a concorrenti di Giappone, Cina e Stati Uniti, senza ridurre in modo significativo le entrate della Russia.

Dynagas, di proprietà dell’armatore greco George Prokopiou, è specializzata in navi metaniere rompighiaccio impiegate nel progetto artico russo Yamal LNG. L’azienda sostiene che l’abbandono dei contratti di lungo termine comporterebbe il trasferimento di asset strategici e competenze tecniche a operatori non occidentali, piuttosto che interrompere il commercio. La Grecia aveva bloccato per giorni l’accordo, avvertendo che le restrizioni proposte avrebbero rischiato di compromettere un segmento fondamentale della sua posizione dominante nel mercato europeo del trasporto di GNL.

I principali elementi del pacchetto

Il 21° pacchetto di sanzioni, concepito per aumentare ulteriormente la pressione sull’economia russa in tempo di guerra, si concentra in particolare sui settori finanziario ed energetico.

Il pacchetto prevede l’inserimento nelle liste sanzionatorie di circa 215 persone fisiche e giuridiche, tra cui quasi 90 banche e altre istituzioni finanziarie. Il numero complessivo delle banche russe sanzionate supererebbe così quota 100, vale a dire oltre la metà degli istituti russi con collegamenti finanziari internazionali. L’obiettivo è scoraggiare le transazioni con Paesi terzi e sfruttare quelle che i funzionari europei considerano vulnerabilità del sistema bancario russo.

Sul fronte energetico, il pacchetto proroga il tetto al prezzo del petrolio russo a 44,10 dollari al barile per un anno (oppure almeno sei mesi, secondo alcune formulazioni del compromesso), congelando il meccanismo di adeguamento automatico che avrebbe altrimenti innalzato il limite in seguito all’aumento dei prezzi mondiali causato dalle tensioni nello Stretto di Hormuz. Il congelamento temporaneo era già stato concordato la settimana precedente per evitare che Mosca beneficiasse dell’aumento dei ricavi durante il protrarsi dei negoziati.

Le altre misure previste comprendono il contrasto alle reti di criptovalute utilizzate per eludere le sanzioni, l’ampliamento della lista nera delle navi della cosiddetta shadow fleet russa e il blocco delle esportazioni di sostanze e componenti destinati all’industria della difesa. Alcune proposte iniziali – tra cui un divieto più ampio nel settore della pesca e ulteriori designazioni individuali – sono state eliminate o attenuate nel corso dei negoziati per favorire il raggiungimento dell’unanimità.

Il contesto dei negoziati

Gli ambasciatori dell’Unione si sono riuniti a Bruxelles il 22 luglio con l’obiettivo specifico di superare il veto greco, dopo il fallimento dei colloqui del giorno precedente. Lo stallo aveva ritardato l’adozione del pacchetto oltre le scadenze inizialmente previste e costretto a rinviare brevemente la revisione del tetto al prezzo del petrolio.

Secondo i diplomatici, il clima dei negoziati era particolarmente urgente, poiché gli si percepiva l’urgenza di concludere l’accordo prima della pausa estiva.

Il compromesso riflette una dinamica ormai ricorrente nella diplomazia sanzionatoria dell’Unione europea: le proposte più ambiziose avanzate dalla Commissione europea vengono progressivamente adattate per tenere conto degli interessi economici nazionali, pur cercando di preservare l’obiettivo generale di ridurre le entrate della Russia.

I sostenitori di una linea più dura ritengono che le esenzioni riducano l’efficacia delle sanzioni, mentre la Grecia e altri Stati membri sostengono che le misure restrittive non debbano penalizzare principalmente gli operatori economici europei.

Una volta approvato formalmente – passaggio atteso a breve – il pacchetto dovrà ricevere il definitivo via libera politico. Esso rappresenta l’ultimo tentativo dell’Unione di mantenere la pressione su Mosca a oltre quattro anni dall’inizio dell’invasione russa su vasta scala dell’Ucraina, intervenendo sulle residue falle nei settori del trasporto energetico, della finanza e del commercio.

L’accordo evidenzia sia il costante impegno dell’Unione europea nel rafforzare progressivamente le misure restrittive nei confronti della Russia, sia le persistenti difficoltà nel raggiungere l’unanimità tra i 27 Stati membri, portatori di interessi economici e commerciali spesso divergenti.

Con la guerra su vasta scala della Russia contro l’Ucraina entrata nel suo quinto anno, ogni nuovo pacchetto di sanzioni si rivela sempre più controverso: misure che un tempo godevano di un ampio consenso si scontrano oggi con gli interessi economici dei singoli Stati membri, mettendo alla prova la coesione e l’unità dell’Unione europea.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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