Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha destituito il 21 luglio il generale Oleksandr Syrskyi dalla carica di comandante in capo delle Forze armate ucraine, nominando al suo posto il comandante delle forze congiunte Mykhailo Drapatyi. La decisione arriva dopo sei giorni consecutivi di proteste di massa a Kyiv e in altre città ucraine, con i manifestanti che chiedevano da giorni l’allontanamento di Syrskyi dal vertice militare.

Zelensky ha annunciato la scelta in un messaggio su Telegram, spiegando che, dopo una serie di consultazioni con il comando militare, è stata definita la nuova struttura dello Stato maggiore delle Forze armate. Il presidente ha ringraziato Syrskyi per il contributo dato “nella difesa di Kyiv, nell’offensiva su Kharkiv e nell’operazione a Kursk”, pur riconoscendo implicitamente le critiche diffuse al suo stile di comando e alla sua scarsa popolarità tra i militari.

Le proteste erano scoppiate il 16 luglio in seguito alla rimozione del ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, figura riformista molto popolare sia nella società civile sia all’interno delle forze armate. Fedorov aveva dichiarato, nella conferenza stampa successiva alla sua destituzione, di aver ricevuto un ultimatum da Syrskyi legato al tentativo di sostituirlo prima della sua uscita dal ministero. Da quel momento i manifestanti hanno unito due richieste distinte: il reintegro di Fedorov e la rimozione di Syrskyi.

Il profilo di Syrskyi: dal fronte sovietico al comando ucraino

Nato nel 1965 nel villaggio russo di Novinki, nell’oblast di Vladimir, Syrskyi si trasferì in Ucraina da adolescente quando il padre, militare sovietico, fu trasferito a Kharkiv. Formatosi alla prestigiosa Scuola superiore di comando militare di Mosca, entrò nel corpo di artiglieria sovietico e prestò servizio anche in Afghanistan. Dopo la dissoluzione dell’URSS nel 1991, la sua unità di stanza a Chuhuiv passò sotto comando ucraino e Syrskyi giurò fedeltà al nuovo Stato indipendente.

Nel corso della carriera ha guidato le operazioni ucraine nella battaglia di Debaltseve nel 2015, ha avuto un ruolo centrale nella difesa di Kyiv e nella controffensiva di Kharkiv del 2022, per poi assumere la guida delle truppe nella battaglia di Bakhmut del 2023, condotta con una strategia difensiva fortemente attritiva che gli è valsa tra i soldati il soprannome critico di “il macellaio”. Nominato comandante in capo l’8 febbraio 2024 al posto del popolare Valerii Zaluzhnyi, ha mantenuto uno stile di comando accentrato: durante la battaglia di Avdiivka alcune unità si sono ritirate senza attendere il suo assenso, in quello che è stato descritto come un tentativo di evitare un accerchiamento catastrofico, con Syrskyi che ha formalizzato il ritiro solo il giorno successivo.

Tra le riforme più contestate della sua gestione figura la creazione delle “Forze d’assalto”, un ramo delle forze di terra posto sotto il suo controllo diretto e destinatario della quota maggiore di soldati mobilitati rispetto alle brigate meccanizzate regolari. Reparti come il 425° Reggimento d’assalto “Skala” sono stati oggetto di segnalazioni giornalistiche su un trattamento duro dei coscritti e su un tasso elevato di perdite in assalti descritti come poco sofisticati.

Chi è Mykhailo Drapatyi

Il nuovo comandante in capo, 43 anni, era finora a capo delle Joint Forces, il comando che copre il fronte nord-orientale attorno a Kharkiv, dove le truppe ucraine hanno riconquistato territorio nell’area di Kupiansk. In precedenza aveva guidato il gruppo operativo-strategico Dnipro, sciolto da Syrskyi nell’ottobre 2025. Deve parte della sua notorietà a un episodio del 2014, quando da comandante di battaglione della 72ª Brigata meccanizzata guidò un mezzo corazzato che sfondò una barricata russa a Mariupol.

Drapatyi si è schierato pubblicamente a favore di Fedorov il giorno dopo la sua destituzione, definendo necessario un cambiamento nell’esercito e sostenendo che “un comandante non ha il diritto di tacere sui problemi” quando in gioco ci sono vite umane. Ritenuto vicino alle posizioni dei manifestanti e apprezzato sia dalla società civile sia da alti ufficiali, era considerato da settimane il candidato più accreditato alla successione di Syrskyi.

Resta aperta la questione Fedorov

Dopo l’annuncio sulla rimozione di Syrskyi, Zelensky non si è ancora espresso pubblicamente su un eventuale reintegro di Fedorov al ministero della Difesa. Dmytro Koziatynskyi, veterano dell’esercito e tra gli organizzatori delle proteste, aveva presentato al presidente un elenco di richieste lunedì 20 luglio, avvertendo che, in assenza sia della rimozione di Syrskyi sia della ricandidatura di Fedorov entro venerdì 24 luglio, i manifestanti avrebbero avviato una mobilitazione “a oltranza”. Con la prima condizione ora soddisfatta, resta da vedere se Zelensky risponderà anche alla seconda richiesta nei prossimi giorni.

Al momento della pubblicazione non risultano reazioni ufficiali da parte delle istituzioni dell’Unione europea alla ricomposizione del vertice militare ucraino.

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