L’Unione europea ha espresso forte preoccupazione per le recenti decisioni delle istituzioni del Kosovo che, secondo Bruxelles, rischiano di impedire il ritorno in servizio di giudici, procuratori e personale amministrativo appartenenti alla comunità serbo-kosovara, in contrasto con i principi dello Stato di diritto.
In una nota diffusa oggi (22 luglio), il Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) ha accolto con favore il ritiro delle dimissioni presentato il 15 luglio dal personale giudiziario serbo-kosovaro, criticando però le decisioni adottate nei giorni successivi dal Consiglio della procura del Kosovo (KPC) e dalla presidente ad interim. Il KPC ha infatti deciso di accettare dimissioni che erano già state ritirate, mentre la presidente ad interim ne ha successivamente confermato la validità con un decreto.
“Risultano preoccupanti la decisione del Consiglio della procura del Kosovo di accettare dimissioni già ritirate e quella della presidente ad interim di confermarle. Si tratta di decisioni che appaiono incompatibili con la legge, con il giusto procedimento e, più in generale, con i principi dello Stato di diritto in Kosovo”, si legge nella dichiarazione del SEAE.
Bruxelles ha quindi invitato tutte le autorità kosovare a evitare qualsiasi iniziativa che ostacoli il reintegro del personale giudiziario serbo-kosovaro. L’Unione ricorda inoltre che la Costituzione del Kosovo definisce il Paese come una società multietnica e che anche il sistema giudiziario deve rispecchiare questa composizione. Da tempo Bruxelles chiede a Pristina di favorire il rientro di giudici e procuratori nel rispetto della legislazione kosovara e degli accordi raggiunti nel dialogo tra Serbia e Kosovo mediato dall’Unione europea.
Lo status del Kosovo e le tensioni etniche
Il Kosovo, ex provincia autonoma della Serbia all’interno della Jugoslavia, è da decenni uno dei principali focolai di instabilità nei Balcani occidentali. Dopo il conflitto del 1998-1999 e l’intervento della NATO, il territorio è stato posto sotto amministrazione delle Nazioni Unite. Nel febbraio 2008 il Kosovo ha dichiarato unilateralmente l’indipendenza dalla Serbia.
Sebbene oltre cento Paesi, tra cui gli Stati Uniti e la maggior parte degli Stati membri dell’Unione, abbiano riconosciuto il Kosovo come Stato indipendente, la Serbia, insieme a Russia, Cina e altri Paesi, continua a non riconoscerlo. All’interno dell’Unione europea, Spagna, Slovacchia, Romania, Grecia e Cipro non riconoscono l’indipendenza del Kosovo.
Le tensioni tra la maggioranza albanese e la minoranza serba continuano a essere particolarmente forti nel nord del Kosovo. Gran parte della comunità serbo-kosovara non riconosce infatti l’autorità delle istituzioni di Pristina e, negli anni, ha mantenuto strutture parallele sostenute da Belgrado.
Nel 2022 centinaia di funzionari serbo-kosovari, tra cui giudici, procuratori e agenti di polizia, si dimisero in blocco dalle istituzioni del Kosovo per protestare contro una serie di provvedimenti del governo kosovaro, tra cui quelli sulle targhe automobilistiche e sull’integrazione delle strutture giudiziarie.
Queste tensioni rappresentano ancora oggi uno dei principali ostacoli al percorso di adesione all’Unione europea sia del Kosovo sia della Serbia. Bruxelles considera infatti la normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi una condizione essenziale per proseguire i rispettivi negoziati di adesione. In particolare, l’Unione chiede la piena attuazione degli accordi raggiunti nel dialogo di Belgrado-Pristina, che riguardano, tra l’altro, il funzionamento della giustizia, il settore energetico e la tutela delle minoranze.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

