Un nuovo studio del Centro Europa Ricerche, commissionato dal Movimento 5 Stelle, mette nero su bianco l’impatto che un ulteriore allargamento dell’Unione europea avrebbe sulle regioni italiane, in particolare su quelle del Mezzogiorno. Il rapporto, intitolato “Prospettive e limiti del processo di allargamento europeo” e firmato da Stefano Fantacone con Marco Capone, Elena Dell’Endice e Massimiliano Parco, sotto la supervisione scientifica di Lelio Iapadre, arriva in un momento in cui il governo Meloni si mostra tra i più convinti sostenitori dell’allargamento a est.

A commissionare il lavoro è stato Danilo Della Valle, eurodeputato del Movimento 5 Stelle, che ne ha discusso i risultati in un’intervista con Focus Europe Italia dedicata alle politiche di coesione. “L’idea nasce dal fatto che un dibattito sugli allargamenti sia necessario”, spiega Della Valle, sottolineando come negli ultimi anni la discussione europea su questo tema si sia ridotta a slogan, anche su altri dossier.

Il CER ha elaborato due scenari controfattuali, applicando al Quadro finanziario pluriennale 2021-2027 le regole di allocazione che sarebbero scattate se i nuovi Stati candidati fossero già membri dell’Unione. Nel primo scenario, che include l’ingresso di nove paesi tra cui l’Ucraina, dieci regioni italiane subirebbero un ridimensionamento dei fondi comunitari. Le perdite più consistenti riguarderebbero Molise, Basilicata e Sardegna, tutte sopra il 58%, seguite da Abruzzo al 50%, Umbria e Marche intorno al 48%. Sicilia, Calabria, Puglia e Campania si collocherebbero invece in una fascia compresa tra il 28% e il 32%.

Escludendo l’Ucraina dal computo, le perdite si ridimensionano ma restano rilevanti: la Basilicata continuerebbe a perdere circa la metà delle proprie risorse attuali passando alla categoria di regione “in transizione”, mentre per le altre regioni coinvolte le riduzioni oscillerebbero tra il 10,8% della Calabria e il 19,8% dell’Abruzzo.

Il meccanismo alla base di queste stime è la cosiddetta Berlin Formula, che dal 1999 regola l’allocazione dei fondi di coesione in base allo scarto tra il PIL pro capite di una regione e la media europea. Più paesi poveri entrano nell’Unione, più si abbassa la media, e più regioni oggi vicine alla soglia del 75% rischiano di scivolare fuori dalla fascia di finanziamento più generosa, o di perdere l’ammissibilità del tutto.

Problemi e soluzioni

Della Valle, originario della Campania, dice di essere “molto preoccupato” per una regione che, secondo lo studio, rientrerebbe tra quelle con le perdite più contenute ma comunque significative. L’eurodeputato ricorda che il rapporto analizza anche l’impatto dei precedenti allargamenti, in particolare quello del 2004 verso i paesi dell’Europa centro-orientale, sull’economia italiana.

Sul fronte delle possibili soluzioni, lo studio individua nell’aumento del bilancio comunitario l’unica strada per evitare la compressione dei fondi destinati alle regioni più deboli, ma gli stessi autori giudicano questo esito poco probabile alla luce delle proposte attuali sul Quadro finanziario 2028-2034. Della Valle punta il dito contro la ridistribuzione di risorse verso altri capitoli di spesa dell’Unione. “Bruxelles sta spostando enormi risorse dai fondi di coesione su altre politiche, il riarmo e la preparazione di un conflitto”, afferma, sostenendo che gli ultimi report votati sull’allargamento darebbero priorità quasi esclusiva alla dimensione geopolitica e all’allineamento con la politica estera e militare.

L’eurodeputato annuncia l’intenzione di sviluppare un ulteriore studio, insieme a un altro centro di ricerca, per elaborare una proposta di soluzione alternativa, e conferma che all’interno del Movimento 5 Stelle è in corso una riflessione per definire una posizione condivisa sul tema.

Un problema che riguarda tutto il Sud Europa

Della Valle allarga il ragionamento oltre i confini italiani, ricordando che lo stesso tipo di impatto riguarderebbe anche altre regioni del Sud Europa, e paesi entrati nell’Unione in tempi più recenti, come la Bulgaria. “Continuare a dirottare le risorse dei fondi di coesione di sicuro non aiuta in questa direzione”, osserva, definendo la situazione attuale “un passo nella direzione sbagliata”.

Sul fronte del governo italiano, l’eurodeputato osserva che l’esecutivo Meloni si è espresso più volte in termini favorevoli sull’allargamento, senza però confrontarsi pubblicamente con i numeri emersi dallo studio. Della Valle spiega che il rapporto è stato pensato per essere messo a disposizione di istituzioni, partiti e associazioni, e che una copia sarà inviata anche a Palazzo Chigi.

Tra gli aspetti sollevati figura anche quello dei cosiddetti doppi standard nel processo di allargamento: paesi che avrebbero completato le riforme richieste dai Criteri di Copenaghen resterebbero indietro nel percorso di adesione per ragioni legate ai rapporti politici con le istituzioni europee, mentre altri con criticità evidenti su democrazia e Stato di diritto avanzerebbero più rapidamente per ragioni geopolitiche. Della Valle collega questo squilibrio al rischio di alimentare l’euroscetticismo nei territori coinvolti, sia tra i cittadini dei paesi candidati sia tra quelli delle regioni europee che vedrebbero ridursi i finanziamenti.

L’eurodeputato conclude ribadendo che la sua posizione non è di contrarietà ideologica all’allargamento, ma di richiesta di uno studio approfondito degli effetti economici, prima che le decisioni politiche vengano prese.

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