A oltre una settimana dalla ripresa delle ostilità tra Stati Uniti e Iran, Washington ha intensificato gli attacchi contro la Repubblica islamica espandendo estendendo le operazioni al nord del Paese e ad aree vicine alla capitale Teheran, minacciando di colpire le infrastrutture civili. L’Iran ha risposto lanciando attacchi contro le basi americane nei Paesi del Golfo in Giordania e avrebbe chiesto ai ribelli sciiti yemeniti noti come Huothi di prepararsi a chiudere il Mar Rosso, dove si trovano i terminal petroliferi usati dall’Arabia Saudita per aggirare il blocco dello Stretto di Hormuz e trasportare il greggio estratto nei giacimenti della Provincia orientale.
Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha dichiarato giovedì mattina di aver colpito diversi siti e infrastrutture militari nel tentativo di “indebolire ulteriormente la capacità dell’Iran di minacciare i marinai innocenti” nello Stretto di Hormuz. L’unità ha anche affermato di aver messo fuori uso una petroliera che stava tentando di forzare il blocco della via d’acqua ripristinato dagli USA.
Dalla prima volta dall’inizio del conflitto scatenato da Stati Uniti e Israele lo scorso 28 febbraio, i raid hanno raggiunto per la prima volta aree del nord del Paese dall’inizio dell’attuale conflitto, un particolare la provincia di Semnan, che ospita strutture legate ai programmi missilistici balistici e spaziali iraniani. I media iraniani hanno anche riportato attacchi nelle province di Hamadan, Lorestan, Markazi, Khuzestan, Hormozgan e Sistan e Baluchistan.
In quest’ultima ondata di violenza, gli attacchi hanno raggiunto per la prima volta dopo quattro mesi anche le aree intorno alla capitale iraniana, Teheran, dimostrando un ampliamento della gamma di obiettivi per gli americani. Secondo quanto riportato dai media statali, gli attacchi statunitensi avvenuti nelle prime ore di giovedì hanno colpito sia la parte orientale che occidentale della capitale iraniana, senza però specificare il nome dei sobborghi. Il sito legato ai movimenti di opposizione iraniana, Iran International, sostiene, citando alcuni residenti che in diversi quartieri e sobborghi periferici sarebbero state registrate esplosioni o l’attivazione dei sistemi anti-aerei, in particolare a Mirdamad, Shahrak-e Gharb, Sa’adatabad, Yusefabad, Kian Shahr, Jamalzadeh e Kan, oltre alle aree di Parchin e Pakdasht.
In un altro sviluppo correlato, l’esercito statunitense ha annunciato di aver bloccato una petroliera battente bandiera di Curaçao diretta all’isola di Kharg, il più grande porto iraniano per l’esportazione di petrolio, dopo averla accusata di aver tentato di rompere il blocco navale che Washington ha reintrodotto contro l’Iran dopo il fallimento dei negoziati volti a trovare un accordo di tregua.
Commentando gli attacchi il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Ismail Baghaei, ha scritto sulla piattaforma “X” che “l’Iran non ha nord, né sud, né est, né ovest”, in un messaggio in cui ha sottolineato l’unità del territorio iraniano, dopo che il raggio d’azione degli attacchi si era esteso a nuove aree all’interno del Paese.
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L’Iran ha risposto con attacchi missilistici e con droni contro Kuwait, Bahrein e Giordania, avvertendo che i suoi attacchi potrebbero intensificarsi. Il portavoce dell’esercito iraniano, Mohammad Akraminia, ha avvertito che gli attacchi “si estenderanno a nuove aree” se gli Stati Uniti continueranno i loro raid contro l’Iran.
In precedenza, il generale di brigata iraniano Ebrahim Zolfaghari aveva minacciato un “colpo devastante” contro le infrastrutture regionali qualora gli Stati Uniti avessero attaccato siti civili iraniani, come suggerito dal presidente Donald Trump.
Teheran ha accusato gli Stati Uniti di aver compiuto un “attacco barbarico” dopo che un ospedale oncologico nel sud-ovest dell’Iran è stato costretto a evacuare oltre 200 pazienti a causa di pesanti raid aerei nelle vicinanze.
L’estensione degli attacchi statunitensi nel nord dell’Iran rappresenta uno degli sviluppi più significativi sul campo dall’inizio della guerra, poiché apre la strada a una nuova fase di escalation che potrebbe includere obiettivi più in profondità nel territorio iraniano, in un momento in cui gli sforzi diplomatici sono ancora in difficoltà e crescono i timori di una diffusione regionale del conflitto.
Giorni di attacchi reciproci tra Stati Uniti e Iran in tutto il Medio Oriente, e le rinnovate minacce allo Stretto di Hormuz, hanno fatto saltare l’accordo provvisorio per porre fine alla guerra con l’Iran e potrebbero far precipitare la regione in un conflitto su vasta scala. Funzionari iraniani affermano già che gli attacchi statunitensi hanno ucciso più di 35 persone e ne hanno ferite oltre 300.
L’acuirsi della guerra tra Stati Uniti e Iran potrebbe nuovamente estendersi anche al Mar Rosso, rimasta l’unica possibilità per i Paesi del Golfo di esportare parte del greggio. Secondo quanto riferisce Reuters, Teheran avrebbe chiesto ai ribelli del movimento Ansar Allah (meglio noti come Houthi) dello Yemen di tenersi pronti a bloccare la rotta petrolifera del Mar Rosso se gli Stati Uniti dovessero colpire le infrastrutture energetiche iraniane. L’idea sarebbe stata discussa all’interno della leadership della Repubblica islamica e il messaggio è stato trasmesso al principale proxy di Teheran nella regione.

