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In risposta alla dichiarazione di guerra globale pronunciata da Trump nel discorso d’insediamento, che ha preannunciato liste di proscrizione a dividere i paesi del mondo fra amici (ossia quelli che subiranno senza fiatare le scelte commerciali e monetarie USA), neutrali e nemici, Ursula von der Leyen ha svolto a Davos un discorso altrettanto duro, rilanciando la necessità e l’urgenza di procedere verso il rafforzamento della sovranità europea in aree cruciali per la capacità competitiva internazionale del sistema Europa. E lo ha fatto seguire da An EU Compass to regain competitiveness and secure sustainable prosperity. Un bell’esercizio retorico, che rischia però di rimanere lettera morta.
Il Compass, la ‘bussola’, presenta molti elementi largamente condivisibili, individuando le aree di ritardo del sistema industriale europeo rispetto ai principali concorrenti ed indicando anche alcune strade da perseguire per sanarli. Un’analisi accurata e indicazioni plausibili. Con alcune importanti lacune, tuttavia.
La prima: le gigafactories su cui si basa il primo dei tre pilastri della strategia dipendono in maniera cruciale da materie prime di cui la UE non dispone. Siamo sicuri di avere la possibilità di avere un flusso costante di accesso a materie prime critiche a costi ragionevoli senza una politica estera unica e senza doversi piegare alla volontà degli USA
Il secondo punto, la decarbonizzazione, presuppone una comune visione strategica, senza la quale gli interventi dei vari paesi membri rischiano di essere frammentari e persino in contraddizione l’uno con l’altro e con le indicazioni della Commissione. La sostenibilità e la transizione energetica sono oggi apertamente ostacolate da diversi governi europei, senza i quali non è pensabile mettere a sistema un’industria europea di scala sufficiente a competere sul mercato globale. Si dirà che chi vuole frenare lo fa a suo rischio, penalizzando le proprie imprese nella capacità innovativa che il salto di qualità di UvdL implicherebbe. Ma non vanno sottovalutate le abilità di Trump di agire per via diplomatica (ma non troppo) per dividere gli europei e gl’interessi delle imprese, che in assenza di una bussola precisa non si azzarderanno a mettere sul piatto le (ingenti) risorse necessarie ad affrontare la transizione, anzi: le numerose transizioni (non dimentichiamoci quella digitale).
Il terzo punto mira a garantirci le partnership necessarie per sostenere gli altri due. Ma ciò implica ancora una volta una politica estera e di sicurezza unica ed autonoma. Chi dovrebbe dettare la linea? L’Alto Rappresentante che rappresenta unicamente i punti di convergenza fra 27 posizioni diverse? Servirebbe una profonda riforma dei Trattati. Che, tuttavia, neanche viene nominata. E sembra essere scomparsa dai radar delle discussioni del Consiglio.
E poi c’è il nodo delle risorse finanziarie. Rilanciare l’industria europea implica uno sforzo da parte del settore privato, ma anche del bilancio UE. UvdL, probabilmente per evitare malumori in casa propria (in Germania, in un momento politicamente delicato), ha evitato di parlare della possibilità di reperire risorse sul mercato, limitandosi a suggerire partite di giro, ossia spostamenti di voci di spesa da forme di redistribuzione del reddito verso la politica industriale. Il che rischia però di non essere sufficiente e di causare una crisi di consenso che non ci pare proprio il momento di alimentare.
L’unico elemento davvero innovativo, ma ancora vago, è la European Savings and Investments Union, che avrebbe potuto essere più utilmente chiamata mercato unico dei capitali, a meno che non si ratti di un’ennesima astrusa costruzione di quelle che saltuariamente la UE partorisce, senza riuscire a darle i contenuti che sarebbero necessari.
Trump ha iniziato una guerra. Cina e Russia stanno facendo altrettanto, ognuna con il suo stile. L’Europa deve capire se intende farsi attore globale serio e capace di decisioni rapide. Altrimenti può evitare di produrre bussole che non riescono a tenere l’ago fermo verso una direzione precisa; o, peggio, senza alcun ago.

